Il nuovo presidente italiano Monti, tecnocrate puro, e Draghi, nuovo presidente della Banca centrale europea potranno salvare l’Eurozona? No. Ma gli individui possono influenzare il corso degli eventi. I costi economici e politici di un focolaio sarebbero troppo grandi, che non si può non sperare altro che possa essere evitata. Il primo elemento di forza del “duo” è la volontà di Mario Monti di convincere i paesi creditori a fare di più per ridurre il costo del denaro per l’Italia, mettendo in risalto che un eventuale rifiuto, potrebbe far nascere il “gioco del rigetto del potente” da parte degli elettori dei paesi periferici. Inoltre il presidente Monti si trova in una posizione forte per sostenere questo punto di vista. Si tratta di una rispettata opinione decisamente filo-europeo, una viva simpatia per le posizioni dure della Germania sulla concorrenza e sulla stabilità fiscale e monetaria. Dal suo successo dipende probabilmente la sopravvivenza dell’euro, almeno nella sua forma attuale. Il suo fallimento innescherebbe un diluvio di sicuro. Il secondo elemento di forza del “duo” è il presidente della BCE, Draghi. Con il rifinanziamento alle banche europee senza limiti annunciato a dicembre dalla BCE, ha dato fiato ad un settore che stava boccheggiando. Date le pressioni cui erano sottoposte, le banche della zona euro non potevano rifiutare la proposta di prestito in tre anni soggette ad un tasso medio di riferimento della BCE (attualmente 1%). Sottoscritto da 523 banche, il prestito è ammontato a 489 miliardi di €. A parere di molti economisti Draghi ha preso una coraggiosa e intelligente iniziativa, probabilmente la migliore che si poteva effettuare nella situazione attuale. Questo finanziamento a lungo termine e a basso tasso dalla banca centrale dovrebbe contribuire a stabilizzare il sistema finanziario della zona euro. Raggiungere anche la stabilizzazione dei mercati del debito sovrano è molto meno evidente. Data la pressione che l’EBA effettua sulle banche per far aumentare loro il capitale, la maggior parte di esse probabilmente esitano ad acquistare quote più sostanzione e più rischiose del debito sovrano. Per questo la Francia è giustamente arrabbiata per il degrado della sua nota, quando il Regno Unito mantiene la sua tripla A. Gli investitori in quella che è diventata la cassa-debiti “sub-sovrana” con un rischio di liquidità che può girare contro di loro in qualsiasi momento. Il pericolo è che la gravità della crisi finanziaria che attraversano i membri della zona euro li priva del tempo necessario per migliorare la propria competitività. Nel caso dell’Italia, ad esempio, la combinazione di una percentuale alta dei tassi d’interesse e un bilancio di austerità porterà, probabilmente, ad una recessione lunga e profonda, e quindi ad un incremento congiunturale dei disavanzi di bilancio concomitante al calo del disavanzo strutturale. Un grande Paese, per avere successo durante la deflazione deve compiere un vero e proprio lavoro di Sisifo. Nessuna democrazia moderna è dotato di infinita pazienza. I mercati lo sanno e reagiscono di conseguenza. Resta la consapevolezza che il costo del fallimento sarebbe così alto che si deve assolutamente tenere in vita la possibilità di riforma. La presenza di Draghi a capo della BCE potrebbe aiutare. Monti, è in grado di convincere gli altri membri, tra cui i tedeschi. Se uno ha la credibilità giusta, può parlare il linguaggio della verità in faccia ai creditori.
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