Aumenta il costo delle polizze RCA

L’ISVAP, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni private, la settimana scorsa ha comunicato  le percentuali di aumento delle polizze nel 2011. Secondo il presidente dell’Ania, Associazione Nazionale Imprese assicurative, Fabio Cerchiai, in media l’aumento nel 2011 è stato del 5,7%, mentre l’anno scorso è stato sotto il 5%, sono dati certi, ha sottolineato, poichè quello che pagano gli italiani è quello che incassano le compagnie assicurative’.  Secondo un successivo comunicato “gli aumenti di prezzo della RCA a partire dal 2010 si sono resi necessari per il forte deterioramento della gestione tecnica del ramo, visto che in due anni le compagnie nel complesso hanno perso più di un miliardo di euro. Le cause sono da ricercarsi nel livello eccessivo dei costi dei risarcimenti che non si riesce a ridurre”. Così Vittorio Verdone, responsabile settore auto dell’Ania, ha commentato i dati Isvap sull’aumento delle tariffe delle assicurazioni auto, sottolineando che i rincari effettivi sono stati non a due cifre, ma di circa il 5%. Sempre secondo il comunicato ANIA della settimana scorsa “I costi stentano a diminuire perchè manca l’esecuzione delle azioni più volte proposte e che vanno dal contrasto alle frodi al completamento della disciplina del danno alla persona, dalla revisione delle lesioni lievissime, che sono ipervalutate, alla riforma del bonus-malus e della procedura delle offerte di risarcimento, che prevede oggi tempi troppo stretti per approfondire i casi fraudolenti. In ogni caso, prosegue,  per quanto riguarda l’andamento del prezzo, per le compagnie conta solo il prezzo effettivo e non i listini dei prezzi che sono del tutto teorici”. Verdone evidenzia infatti che esistendo una concorrenza, anche molto accesa tra impresa e impresa, esiste una flessibilità tariffaria che consente di ottenere sconti sul prezzo di listino. In effetti la situazione è più complessa perchè in questo settore le tariffe cambiano da città a città e spesso ci si trova di fronte a due realtà : una concentrata nel regioni del Centro- Nord e una delle regioni del Sud Italia.  Nel Centro-Nord gli aumenti delle tariffe riportate dall’ISVAP sono abbastanza vicine alla realtà soprattutto se a questi aumenti si somma l’inflazione naturale circa + 3%. Nel Sud la politica della maggioranza delle Compagnie assicuratrici è quella di scoraggiare la fidelizzazione degli assicurati disdettanto le polizze con bassa tariffa bonus-malus, per mancati incidenti, per concedere poi un’iscrizione a tariffa maggiorata. Tutto ciò senza tener conto che alcune compagnie tendono a ridurre la loro presenza sul territorio, complicando in questo modo la vita degli assicurati.

Il fallimento di MF Global campanello di allarme per le agenzie di rating

 La SEC e la Commissione della Camera sui servizi finanziari degli USA hanno annunciato questa settimana di aver convocato  Jon Corzine, CEO della MF Global e i rappresentanti delle autorità di regolamentazione per una udienza il 15 dicembre. Oggetto della convocazione sarà  “conoscere gli eventi che hanno portato al crollo di MF Global” e “per controllare  l’efficacia dell’azione dei regolatori nel monitorare le attività di MF Global. “Il fallimento di MF Global ha allarmato il settore finanziario globale. La società statunitense aveva speculato sui titoli di stato europei. Gli investigatori ora vogliono sapere se le agenzie di rating sono stati accecati da qualche cosa o da qualcuno. Lo scandalo a New York di MF Global si muove con cerchi sempre più ampi: Le autorità statunitensi vogliono esaminare il rapporto tra l’ex-CEO Jon Corzine e le diverse agenzie di rating , secondo quanto riporta il quotidiano economico statunitense “Wall Street Journal”, citando un insider. Secondo voci vicine alla vicenda, al personale del sub-comitato che ha organizzato l’udienza sarà chiesto un rapporto specifico tra Jon Corzine e le agenzie di rating come Moody, Standard & Poor e Fitch. Jon Corzine può vantare una carriera straordinaria. Nato il 1 gennaio 1947, nei primi anni ’70 ha lavorato per le banche del Midwest (Continental Illinois National Bank di Chicago, Illinois e BancOhio National Bank di Columbus, Ohio ) durante e dopo il suo Master of Business Administration (MBA) presso l’Università di Chicago Booth Scuola di business. Nel 1975 si trasferisce a New Jersey a lavorare per Goldman Sachs. Poi per 6 anni membro del Senato americano in rappresentanza del New Jersey, prima di essere eletto 54esimo Governatore del New Jersey 2005-2009. Sconfitto per la rielezione nel 2009 dal repubblicano Chris Christie, nel marzo 2010, Corzine è stato nominato presidente e CEO di MF Global Inc., una società di servizi finanziari specializzata nel brokeraggio dei futures che ha presentato una richiesta di protezione allo stato per la bancarotta nel mese di ottobre 2011. Funzionari americani ora vogliono scoprire se Corzine abbia potuto oscurare le capacità di discernimento delle agenzie di rating. Moodys e Fitch avevano declassato MF Global solo pochi giorni prima del suo fallimento, Standard & Poor anche più tardi. Per il momento le agenzie di rating non sono stati invitate all’audizione, ma è molto probabile che questo avverrà presto, da quanto si legge sull “Wall Street Journal”. I relatori delle tre agenzie di rating non hanno fatto commenti sull’udienza. Il fallimento di MF Global ha richiamato ai primi di novembre l’attenzione sul settore finanziario globale. La società aveva speculato con i titoli di stato europei ed è considerata la prima grande vittima della crisi del debito europeo a Wall Street. A causa del presunto accesso agli account dei clienti, il caso è sotto inchiesta da parte delle autorità di regolamentazione e dell’FBI che vuole verificare se ci sono fondi mancanti alla clientela e possibilmente determinare se il fatto costituisce reato. Le indagini possono quindi essere il primo passo di un procedimento penale.

C’è abbondanza di petrolio nel mondo

Le sabbie petrolifere sono una pentola abbastanza grande di soldi per cambiare il paesaggio”, dice Peter Wells, presidente di Abingdon Neftex Petroleum Consultants Ltd., con base in Gran Bretagna. “Questo è il motivo dello scontro all’interno dei produttori e dei consumatori di greggio. I cinesi vogliono approvvigionamenti strategici, le compagnie petrolifere vogliono profitti, gli ambientalisti vogliono mantenere Alberta (Canada) nello stato attuale. Il governo degli Stati Uniti è entrato nella mischia nel mese di novembre. Il Dipartimento di Stato ha annunciato che si trattava di ritardare una decisione in merito della TransCanada Corp. (TRP) che ha proposto 2.673 chilometri di gasdotto da Alberta al Golfo del Messico. Il presidente Barack Obama, sotto pressione degli ambientalisti e dei cittadini del lungo percorso, ha detto che la sua amministrazione ha voluto proteggere la salute e la sicurezza delle risorse naturali sul percorso del gasdotto. Tutto è incominciato quando le rivali Exxon Mobil Corp. (XOM) e la Cina Petroleum & Chemical Corp. hanno acquistato ciascuno un pezzo di Syncrude, una delle decine di aziende specializzare in brillamento per scavare pozzi nel sottosuolo carico di 143 miliardi di barili di greggio molasseslike chiamato bitume, nella provincia di Alberta, in Canada, a nord di Fort McMurray, una fiorente città piena di decine di migliaia di lavoratori migranti. Syncrude Canada Ltd. ha una concessione per estrarre petrolio dalle sabbie in una miniera che si estende per 74 miglia quadrate. Alcuni dei più grandi produttori di energia del mondo hanno investito 123 miliardi dollari in sabbie piene di greggio nel 1997. La Canadian Energy Research Institute, o CERI, prevede che queste aziende pagheranno altri 137 miliardi dollari entro il 2020 per sfruttare la concessione in esclusiva di una regione pari alla Florida: una produzione di petrolio che si produce in una democrazia stabile vicino ad un mercato di massa  quale quello americano. Il primo ministro Stephen Harper, che ha iniziato la sua carriera nella mailroom Edmonton di un’unità chiamata Exxon Imperial Oil Ltd, incoraggia il boom. Vuole alle pompe la maggior quantità possibile delle riserve che sono state stimate a 14.000 miliardi dollari a metà novembre. Harper, 52 anni, vuole la creazione di nuovi posti di lavoro ed è impegnato nella ricerca di altri mercati per un paese che manda ora il 99% delle sue esportazioni di petrolio negli USA. Gli ambientalisti americani sono allarmati dalle fuoriuscite di greggio, dalle foreste profanate e dall’aumento delle emissioni di carbonio, vogliono una moratoria sullo sfruttamento delle sabbie piene di petrolio e sui progetti non ancora approvati e faranno qualsiasi battaglia per ostacolare il ricorso ai combustibili fossili. Quattro giorni fa, la TransCanada  ha dichiarato, per la seconda volta, che la Pipeline della Compagnia avrebbe trovato un nuovo percorso in modo  da evitare il Nebraska ecologicamente sensibile. La società ha anche detto che gli abitanti del Nebraska avrebbero giocato un ruolo chiave nel determinare il percorso finale.

Nel Regno Unito tanta austerità per risolvere i problemi economici

In un documento denominato, The Long Game, uno dei think-tank più conosciuti dal mondo economico britannico ha dipinto un quadro desolante della realtà economica del paese ed ha previsto per il recupero che anche nel miglior scenario economico, il programma di austerità deve essere di un progetto che abbraccia almeno 10 anni con due tempi. La prima legislatura deve portare al raggiungimento di una riduzione del disavanzo e nella seconda consolidare i guadagni. La riforma avrà inevitabilemente una crescita lenta, tenuto conto dei livelli di debito nell’economia”. La dichiarazione di “austerità è il nuovo status normale del paese”, il think-tank ha sottolineato che il Governo “deve evitare la tentazione di soluzioni rapide e incoerenti” se si vogliono attirare gli investimenti aziendali che trascineranno il Paese verso la guarigione. “C’è una visione che la ripresa dalla crisi finanziaria avrebbe dovuto essere in gran parte istantanea e indolore. Ma questo è chiaramente irrealistico”. “L’enfasi eccessiva sulle soluzioni rapide, le priorità immediate, mentre si vogliono rimandare le decisioni difficili – è una delle ragioni per cui l’economia britannica è nel caos. Nelle scelte fatte sino ad oggi c’è dentro: incoerenza, incertezza e l’incertezza che aumenta, riduce gli incentivi delle imprese ad’investire ed espandersi.” Nel suo documento, The Long Game, sugerische che la riforma che il Cancelliere può fare per stimolare la ripresa, è una linea dura sulla disciplina fiscale, la semplificazione delle tasse e dei regolamenti, e il mantenimento di politiche coerenti. Patrick Nolan, capo economista, ha dichiarato: “Gli errori commessi negli ultimi dieci anni, oggi obbligano il Regno Unito a passare attraverso un periodo di bassa crescita”. Il think-tank ha anche sollevato interrogativi sui piani di riprogrammazione dei 200 miliardi di £ d’investimenti in infrastrutture, dicendo che “bisogna rilanciare le costruzioni e poi la ripresa verrà. E’ un atteggiamento pericoloso e potenzialmente dispendioso”. Il Primo Ministro ha confermato ieri che il Cancelliere annuncerà incentivi per gl’investimenti infrastrutturali nella sua dichiarazione d’autunno della prossima settimana. Nel tentativo di sfatare la percezione che l’austerità britannica è più forte che altrove, il documento ha sottolineato che la stretta fiscale nell’Eurozona  è del 2,4% del PIL nel 2011 e nel 2012, rispetto ai 2,2% del Regno Unito. Cambiare rotta potrebbe essere pericoloso, ha aggiunto.”La velocità di aumento dei rendimenti del debito pubblico italiano – da 150 punti base in sole quattro settimane – dimostra come i governi possono essere vulnerabili ad un cambiamento delle aspettative di mercato.”Il think-tank ha sottolineato che il successo economico dipende d’ora in poi “dalla crescita e dalla riforma del servizio pubblico, in ritardo entrambi”. Per mantenere il piano di riduzione del disavanzo in pista, ha detto: “George Osborne ha bisogno di ulteriori risparmi nel servizio sanitario nazionale e nel bilancio del welfare, le aree meno produttive della spesa pubblica”. Diminuire le imposte di 50 punti sarebbe anche un passo positivo, ma “questo non dovrebbe essere una priorità immediata”, ha aggiunto.

I veicoli ibridi sono più sicuri

La Hildi, Highway Loss Data Institute, una filiale dell’Istituto di assicurazione per la sicurezza stradale ad Arlington, in Virginia (USA), ha effettuato uno studio dove è risultato che i veicoli ibridi sono del 25% più sicuri per i loro occupanti rispetto ai modelli convenzionali a benzina o diesel, ma sono più pericolosi per i pedoni. Secondo la relazione le vetture ibride, che che hanno una trazione in parte basata  su un motore elettrico e in parte su motori a combustione interna, hanno un margine di sicurezza, in caso di collisione, perché le loro batterie le rendono in media più pesanti del 10% rispetto alle loro controparti standard. Matt Moore, vice presidente HLDI e autore del rapporto, ha dichiarato in un comunicato sullo studio:”Questa massa in più dà loro un vantaggio in caso d’incidenti che i loro gemelli convenzionali non hanno. In media, le probabilità di essere feriti in un incidente sono più basse del 25% per le persone in autovetture ibride rispetto alle persone che viaggiano in modelli convenzionali. L’analisi ha interessato più di 25 modelli ibridi, presenti sul mercato nell’arco degli anni 2003-2011, con almeno una pretesa collisione e almeno un reclamo presentato per lesioni nel periodo 2002-2010. In un’analisi separata, la filiale HLDI ha riscontrato che i veicoli ibridi possono avere fino al 20% in più di probabilità di essere coinvolti in incidenti con lesioni ai pedoni rispetto alle vetture standard. Il motivo della maggiore probabilità d’ incidenti è che quando gli ibridi operano in modalità solo elettrica, i pedoni non sentono il sopraggiungere di detti mezzi. Il congresso del Traffic Safety Highway Administration di quest’anno  ha concesso tre anni alle case costruttrici per dotare i modelli ibridi e elettrici di suoni adatti ad avvisare i pedoni ignari.

Il divario tra titoli francesi e i bund tedeschi si è allargato

 Oggi la differenza tra il tasso dei bund tedeschi a 10 anni e quelli di Francia e Spagna hanno stabilito un nuovo record dalla nascita dell’Eurozona. Lo “spread” ha raggiunto i 200,6 punti base, tra la Francia e la Germania. Il differenziale di rendimento sugli stessi titoli era di circa 40 punti base all’inizio di luglio. Anche lo spread tra Spagna e Germania ha raggiunto un nuovo livello pari a 489,50 punti, e il tasso a 10 anni del titolo spagnolo è salito al 6,649%, il massimo dall’inizio della zona euro. La sfiducia degli investitori che temono un contagio del debito europeo, colpisce un numero crescente di paesi, compresi quelli con rating tripla A. Ora l’attenzione degli investitori si concentrerà sulle aste del debito francese e spagnolo. Parigi ha in programma una richiesta tra il 6 e 7 miliardi di euro. Madrid ha emesso oggi titoli per 3 miliardi e 563 milioni di €  scadenza a dieci anni ad un tasso di interesse che è salito al 6,975%, molto vicino alla soglia del 7%. Tale importo è a metà della forbice di quanto avrebbe voluto prendere la Spagna (da 3 a 4 miliardi). Il tasso pagato è un record dalla nascita della zona euro, secondo Dow Jones Newswires e molto superiore a quello dell’ultima transazione simile, 20 ott (5,433%). Come nei casi precedenti, la richiesta  ha generato una domanda pari a 5 miliardi e mezzo di € per coprire la richiesta spagnola (da 3 a 4 miliardi). Ma per gli alti tassi, il Tesoro spagnolo non ha voluto attestarsi alla somma massima desiderata. Questo aumento dei tassi era atteso, ma la Spagna ha visto in pochi giorni verificarsi un nuovo episodio di stress di mercato, e si è sentita vittima di un effetto contagio dopo la Grecia e Italia. Indice di sfiducia degli investitori, il premio di rischio (il costo extra che deve essere pagato dalla Spagna per scadenze a dieci anni) rispetto a ciò che la Germania, punto di riferimento della zona euro, paga, ha raggiunto un nuovo record nella mattinata di oggi a 489,50 punti base. Secondo il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, l’alto livello dei premi di rischio su alcuni debiti sovrani nella zona euro riflette la crescente preoccupazione per la sostenibilità delle finanze pubbliche in alcuni Stati dell’Unione. Oggi parlando ad un seminario in materia di assicurazioni a Berlino, ha richiamato tutti a concentrare gli sforzi sulla tutela delle banche e delle assicurazioni contro il contagio della crisi, che secondo lui ha incominciato a pesare sull’economie reali. Per il Ministro, il combustibile della crisi è l’incertezza crescente tra gli investitori. Il ministro, tuttavia, ritiene che l’impennata dei rendimenti sul debito sovrano di alcuni paesi della zona euro è stata esagerata e difficile da giustificare. Inoltre gl’investitori credono che la Francia abbia già perso il rating AAA. Per questo, il governo che si formerà dopo le elezioni presidenziali del maggio 2012 avrà, qualunque sia il suo colore politico, la necessità di costruire un budget per il 2013 di estremo rigore.

La Borsa di Milano punisce le banche italiane

Le banche italiane non brillano in borsa non perché sono gestite male, ma perché il paese d’origine degli istituti ha un debito nazionale spaventoso  e la politica del governo precedente non poteva essere più confusa. Da luglio, le azioni di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Banca Popolare di Milano e di altre banche hanno perso fino al 50% in valore. Il finanziamento con conseguente aumento dei costi intaccano la redditività. “In pratica, le banche italiane hanno una solida struttura di capitale e hanno ottenuto buoni risultati durante quest’anno di crisi”, ha detto il professor Stefano Carelli docente presso l’Università Bocconi di Milano. “Più di altre aziende, le banche soffrono la crisi sistemica del paese. Se il sistema avesse funzionato, non ci sarebbe stata crisi bancaria”. Attualmente, in Italia le banche hanno in bilancio circa 350 miliardi di euro in titoli di Stato. Scorte particolarmente elevate hanno Intesa Sanpaolo e Unicredit con rispettivamente 63 e 40 miliardi di €. Il futuro delle istituzioni finanziarie dipende dalla capacità del nuovo governo di ridurre il debito pubblico in modo efficiente e quindi di recuperare credibilità internazionale. Poi, il premio di rischio tra il Bund tedesco e il debito pubblico italiano, che ha raggiunto un massimo storico infrasettimanale di 575 punti base, potrebbero calare. Ciò aumenterebbe il valore di titoli di Stato detenuti dalle banche e il rifinanziamento delle banche diventerebbe più conveniente. Se fallisce, però, diventa davvero difficile rifinanziare il prossimo anno lo stato. Solo nel primo quadrimestre del 2012 verrano a scadenza titoli per 200 miliardi di €, come giustamente ha ricordato il Presidente Napolitano parlando ieri sera alla fine delle consultazioni con i partiti per la formazione del nuovo governo. Sembrava che negli ultimi anni effettivamente la crisi avesse lambito poco le banche in Italia. C’era la sensazione di aver superato bene la crisi dei rating sui mutui Usa e il crollo della banca d’investimento americana Lehman Brothers. Come risultato della loro politica d’investimento generalmente conservatrice, la loro attenzione sul commercio al dettaglio e la loro presenza minima nel settore dell’investment banking le avesse preservate dalla bufera, ma poi si è scoperto negli ultimi due /tre anni, che la loro dimensione era troppo piccola ed alcune sono state costrette ad accettare aiuti governativi per ricapitallizzarsi. I due leader del settore, Unicredit e Intesa Sanpaolo, e la maggior dei dirigenti delle banche dopo che il ministro delle finanze aveva offerto con i “Tremondi bond” gli aiuti di Stato hanno rifiutato tali sostegni. Solo qualche banca cooperativa, il Monte Paschi di Siena, la Banca più antica d’Europa, la Banca Popolare  di Milano hanno chiesto l’assistenza dello stato. Ora c’è qualche difficoltà a ripagarli.

Allianz Assicurazioni prevede una buona performance nel terzo trimestre

Nonostante la crisi, l’utile netto trimestrale è previsto a 196 milioni di euro, con un calo dell’84%, contro 1,26 miliardi del 2010, ma Allianz mantiene il suo obiettivo annuale. Il dividendo 2011 sarà inferiore a quello pagato nel 2010. L’utile netto del gigante tedesco delle assicurazioni è sceso nel terzo trimestre, a causa delle turbolenze di mercato, ma il gruppo mantiene il suo target annuale e appare fiducioso per lo sviluppo del suo portafoglio ben fornito di debito italiano. La svalutazione del debito greco e la pulizia effettuata nei conti, in relazione alle partecipazioni finanziarie, hanno determinato il calo. Il gruppo ha speso quasi un miliardo di euro in svalutazioni, soprattutto partecipazioni azionarie in Germania, Francia e Italia, come in obbligazioni greche, che hanno impattato negativamente per € 122 milioni sulla sua linea di fondo. La maggior parte di queste perdite non sono deducibili da imposte sul reddito, per cui determinano un effetto fiscale negativo. Il direttore finanziario Oliver Bate, nel corso di una conference call, ha dichiarato che la situazione in Grecia rimane “difficile”, e altri nuovi tagli sul debito pubblico del paese sono da temere nel quarto trimestre. Invece si è mostrato ottimista per l’Italia, dove Allianz è particolarmente esposta, con circa 25 miliardi di euro di obbligazioni, il 6,2% del proprio portafoglio d’investimenti totali. Ha detto che la reazione dei mercati rispetto all’Italia è stato “esagerata” e non riflette la realtà economica del paese. I problemi della penisola sono “politiche, non economiche”, ha detto, confidando nella capacità del paese di avere rapidamente un “buon governo”, per questo Allianz non ha ridotto il suo impegno in l’Italia nel terzo trimestre e non ha intenzione di farlo. Allianz è stata molto forte a livello operativo nel terzo trimestre. L’utile operativo ha raggiunto 1,900 miliardi di €, in diminuzione del 7,3% su base annua e le vendite ammontano a 24,1 miliardi di euro, solo l’8% in meno in un anno. La flessione del risultato operativo principalmente è stata causata dai redditi d’investimenti più bassi nel settore delle assicurazioni vita e salute. La divisione dei danni contro gli infortuni è rimasta stabile e le attività di gestione del portafoglio, altamente diversificate, sono addirittura aumentate. “Attraverso una buona attività operativa e una solida capitalizzazione, il nostro obiettivo annuale di un utile operativo di 8,5 miliardi di euro  è ancora attuale”, ha dichiarato il Chief Financial Officer. Il dividendo, tuttavia, dovrebbe essere inferiore ai € 4,50 per azione pagati nel 2010, il che corrisponderebbe ad un payout ratio del 70%, secondo il signor Muschick. Ma questo dovrebbe essere sufficiente agli investitori: alla Borsa di Francoforte l’azione di Allianz 2,80% è salita a 74,22 € nella tarda mattinata, il miglior progresso dell’indice DAX (0,73%).

Generali Assicurazioni

Generali, l’assicurazione terza compagnia in Europa, venerdì, nel presentare i risultati consolidati al 30 settembre 2011, ha dichiarato un calo del 37% dell’utile netto nei primi nove mesi  a causa dell’effetto-perdite dei suoi investimenti nel debito e nel mercato azionario greco. Il gruppo,  ha dovuto sopportare una pesante svalutazione di 824 milioni di euro, di cui 329 milioni relativi a obbligazioni greche e 495 milioni relativi in particolare ad azioni, di cui 143 milioni per la svalutazione di Telco, contro gli 840 milioni attesi dagli analisti interpellati da Reuters. L’utile operativo del periodo è in linea con le aspettative, in calo del 1% a 3,1 miliardi di euro con una forte crescita (+36,4%) nel segmento danni a 1.204 milioni, la migliore performance degli ultimi tre anni. Il segmento vita ha chiuso i primi nove mesi a 1.978 milioni (-14,1%), al netto delle spese che risultano in ulteriore aumento, e margini finanziari condizionati invece dalle svalutazioni operate in particolare nell’ultimo trimestre. Stabile il contributo del segmento finanziario (+0,7%), grazie ai buoni risultati di BSI e Banca Generali. Il gruppo soffre di un ramo vita appesantito dalla turbolenza dei mercati finanziari e l’eclisse di un’ altrimenti solida performance nel settore non-vita. Premi vita a 34,4 mld (-7,7%) nonostante il calo della raccolta dei premi unici (-21,2%) condizionata dall’andamento dei mercati dell’eurozona, in crescita la produzione a più alta redditività con premi annui (+5%). Raccolta netta vita positiva a 6,5 miliardi. Alla fine di giugno, Generali possedeva circa 51 miliardi di € di debito sovrano italiano, una delle esposizioni più elevate tra le istituzioni finanziarie della penisola. Il suo coefficiente di adeguatezza patrimoniale è sceso al 118% contro il 132% della fine del 2010. Le azioni della Generali sono cresciute del 2,8% ieri a metà pomeriggio, mentre lo Stoxx europeo delle assicurazioni aveva guadagnato il 3,45%.

Munich Re beneficia della forza del suo capitale

La Munich Re (Münchener Rückversicherungs-Gesellschaft) con sede a Monaco di Baviera è una delle maggiori compagnie di riassicurazione del mondo. Le azioni della società sono quotate in tutte le Borse tedesche, su Xetra, mercato telematico della Borsa di Francoforte e sul Dow Jones Euro Stoxx 50. Il patrimonio netto della società ammonta a 23,0 miliardi di €, i premi consolidati (premi lordi contabilizzati) hanno raggiunto i 45,5 miliardi di € con un risultato consolidato positivo di 2,430 miliardi di € nel 2010. Presente in tutti i principali paesi del mondo con proprie filiali oggi ha presentato a Monaco di Baviera i risultati trimestrali. Sono inferiori alle attese. Ma il fatto positivo riportato nel terzo trimestre e nei primi nove mesi dell’anno è che la vera forza di una compagnia assicuratrice si evidenzia nei tempi difficili. Perché è stato un “annus horribilis” per la più grande riassicuratrice del mondo e per il suo capo Nikolaus von Bomhard. L’anno è iniziato abbastanza male con le catastrofi naturali in Nuova Zelanda e Australia, poi è stata la volta del disastro del reattore di Fukushima che  ha gettato nella confusione tutti i piani. Oggi purtroppo ci mancava la crisi del debito, il mal di testa più grande del mondo per gl’investitori. E’ accaduto di tutto in questo anno terribile 2011, Ma ora, e questa è la buona notizia, Munich Re si ferma un attimo a fare il punto. Oggi i risultati trimestrali sono stati peggiori di come alcuni analisti avevano previsto e i dati degli investimenti sono stati deludenti, ma la cosa più importante è il messaggio che il gruppo ha inviato ai propri azionisti. Il modello di business funziona in linea di principio, anche quando si accumulano i diversi rischi. La Munich Re è in grado di sopportare le tempeste in corso per due ragioni. In primo luogo c’è un dato raggiunto con un duro lavoro, i rischi sono sotto controllo. In secondo luogo, che sta pagando la sottoscrizione cauta e prudente di una strategia d’ investimento degli ultimi anni, oggi infatti le finanze del Gruppo sono estremamente solide e la società è supercapitalizzata. Essa ha risposto relativamente tardi alla chiamata degli investitori di riacquistare azioni proprie su una scala più ampia. Ora, il Gruppo  beneficia del fatto che ha mantenuto una grande riserva di liquidità, in modo da poter offrire agli investitori, anche in tempi difficili, una continuità, per esempio nell’erogazione di un dividendo. La Munich Re rimane stabile come una roccia e in tempi di crisi, questo è rassicurante.

Austerità anche in Francia

Aria di risparmio anche per i governanti francesi: Il presidente Nicolas Sarkozy e i suoi ministri si sono infatti congelati gli stipendi nell’ambito delle misure di austerity adottate per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2016. L’ha annunciato il premier, Francois Fillon. “Gli stipendi dei membri di governo e del presidente saranno congelati fino al ritorno di un rigoroso bilanciamento della finanza pubblica”, ha spiegato Fillon, annunciando le altre misure per eliminare il disavanzo. “Invito i leader politici e chi guida le grandi imprese, in particolare quelle quotate in borsa, a fare altrettanto”, ha esortato Fillon che ha definito “francamente indecenti” gli aumenti concessi ad alcuni manager. Ma anche al governo non avevano scherzato nel passato. Dopo la sua elezione, nel 2007, Sarkozy si era aumentato lo stipendio del 170% circa (da 7mila a 19mila euro al mese), sollevando un vespaio di critiche. Non sono mancate le critiche dell’opposizione. Il candidato socialista alle presidenziali, François Hollande, ha fortemente criticato le misure annunciate da François Fillon, e ha dichiarato che il piano proposto dal governo è “ingiusto, incoerente e illogico”, in quanto il grosso della risorse supplementari deriva da un aumento dell’IVA, una tassa che colpisce tutti i consumatori indipendentemente dal loro reddito. Il piano presentato ieri lunedi, 7 novembre, da François Fillon fornirà circa 8 miliardi di € con un ulteriore aumento delle tasse nel 2013, di cui 3 miliardi e 400 milioni interesserà direttamente le famiglie e 4 miliardi e 500 milioni di € dovrebbero arrivare da tasse sulle grandi aziende. Nel complesso, incorporando l’effetto indiretto sui consumatori delle aliquote IVA ridotte. La misura che frutterà di più, è il congelamento nel 2012 e nel 2013 della scala della Income Tax (IR), e poi dalla tassa di solidarietà sulla ricchezza (ISF). Questo mix renderà circa 3 miliardi e mezzo di € nell’arco di un intero anno. Le entrate per il blocco del reddito per gli anni 2011 e 2012 saranno le stesse del 2010. L’aumento dell’aliquota IVA ridotta dal 5,5% al 7% su tutti i prodotti, fatta eccezione solo per i beni di prima necessità (cibo, abbonamenti gas e dell’energia elettrica, nonché le forniture di energia, attrezzature e servizi per disabili) contribuirà per 1,4 miliardi di € all’anno. Il nuovo tasso del 7% si applicherà al settore degli alberghi, ristoranti, compresi i fast food. Gli aumenti dell’IVA, in ultima analisi, peserà sui consumatori.

Consigli per i giovani neo assicurandi

L’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici (ANIA) ha sottoscritto  da tempo con  la Polizia Stradale e le Associazioni dei consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori un “Patto per i giovani”. L’iniziativa ha l’obiettivo di diffondere tra i giovani la cultura della sicurezza stradale, attraverso azioni educative e un “patto d’onore” che premi i comportamenti responsabili alla guida con l’offerta di polizze speciali per gli assicurati di età compresa tra i 18 ed i 26 anni. Le polizze verranno accompagnate da un “decalogo comportamentale” – le 10 principali regole che salvano la vita alla guida dei veicoli – che il giovane assicurato s’impegna a sottoscrivere e rispettare. Tali polizze, predisposte da ciascuna impresa in piena autonomia e nell’ambito delle proprie valutazioni quanto a condizioni contrattuali e di premio r.c. auto, recheranno la denominazione “Polizza patto per i giovani” e prevedono una riduzione del premio in confronto a quello ordinariamente applicato da ogni singola impresa per la fascia d’età considerata, subordinando il beneficio economico al rispetto di specifici obblighi comportamentali idonei a ridurre il rischio di provocare incidenti. L’iniziativa è già invigore, con modalità e tempi differenti per ogni impresa: per maggiori informazioni, contattare direttamente le imprese che hanno aderito al “Patto”. Di seguito un elenco.
1. ALLIANZ – RAS  — 2. ALLIANZ – SUBALPINA — 3. ARCA — 4. ASSICURAZIONI GENERALI — 5. AURORA —6. AVIVA ITALIA
7. AXA ASSICURAZIONI — 8. CARIGE ASSICURAZIONI — 9. CATTOLICA ASSICURAZIONI — 10. C. I. R. A. S.p.A. — 11. DUOMO UNIONE ASSICURAZIONI — 12. ERGO ASSICURAZIONI — 13. FATA ASSICURAZIONI DANNI — 14. FONDIARIA SAI — 15. GENERTEL— 16. GROUPAMA — 17. HDI ASSICURAZIONI — 18. HELVETIA — 19. INA ASSITALIA — 20. INCHIARO ASSICURAZIONI —21. ITALIANA ASSICURAZIONI — 22. ITAS ASSICURAZIONI S.p.A. — 23. LIGURIA — 24. LINEAR — 25. LLOYD ADRIATICO — 26. MILANO ASSICURAZIONI — 27. NATIONALE SUISSE — 28. NAVALE ASSICURAZIONI —29. NUOVA TIRRENA — 30. PIEMONTESE S.p.A. — 31. SARA ASSICURAZIONI — 32. SOCIETA’ REALE MUTUA — 33. TORO ASSICURAZIONI — 34. TUA ASSICUARAZIONI — 35. UNIPOL — 36. VITTORIA ASSICURAZIONI — 37. ZURICH INSURANCE COMPANY —  ZURICH INSURANCE IRELAND LTD — 39. ZURITEL.

Mario Draghi alla sua prima uscita come presidente BCE vince il primo round

Il Consiglio della BCE ha abbassato a sorpresa, nella prima riunione presieduta dall’ex governatore della banca d’Italia, il tasso chiave a 1,25%. La maggior parte degli economisti non aveva, nonostante la recessione che incombe e la crisi del debito, previsto all’inizio alcun taglio dei tassi, perché l’inflazione è ben al di sopra del valore obiettivo fissato al 2%  dalle autorità monetarie. Anzi qualcuno parlava di tassi d’interesse più elevati. Il taglio, a sorpresa da parte della BCE, ha subito spinto in su i corsi sui mercati azionari europei e lo stesso euro. Il Dax in Germania ha esteso i suoi guadagni fino a 3,8% sui 6193 punti. L’Euro Stoxx 50 è salito del 3,4%. Poco prima della decisione il Dax veleggiava intorno ad un +2,3% e l’Euro Stoxx era posizionato sul 2%. Meglio in queste ore stanno facendo le borse di Milano che veleggia sopra il 4,5%, e le borse di Parigi e di Zurigo. Anche l’euro che teneva a fatica quota 1,3735 è risalito a 1,38 nel cambio con il dollaro, e continua a recuperare leggermente nel corso del pomeriggio. Si spera che la possibilità di operare con prestiti a tassi d’interesse più conveniente dia una maggior spinta al settore industriale dell’Eurozona soprattutto nelle PMI. Osservatori, giornalisti finanziari e Heino Ruland di Ruland “Research strategist” del settore azionario hanno dichiarato, quasi all’unisono che: “Questo dimostra anche che la BCE avrà, sotto Draghi, un corso notevolmente più pragmatico”, la BCE è ora più disposta a sostenere la situazione non semplice nella zona euro”. “Si tratta di una sorpresa molto positiva, il taglio dei tassi d’ interesse è più che giustificato”, ha dichiarato Christian Schulz della Berenberg Bank. “Dato il clima economico l’aumento dell’inflazione non è probabile. Questo dà spazio, nel prossimo futuro almeno ad un altro taglio dei tassi”.