Come scegliere i fondi migliori

Spesso non è facile per un investitore risolvere il problema più grosso che ha  nella scelta di un fondo comune di investimento. Quale strategia d’investimento adottare per non mancare le opportunità che il mercato presenta. Come individuare il peggior nemico di un investitore.  Benjamin Graham, famoso stratega di fondi comuni USA, un giorno ha dihiarato: “Il problema principale per un investitore – e ancor peggio il suo nemico – è probabilmente se stesso”.  Dopo questa dichiarazione occorre un momento di riflessione e un pò di auto-analisi, per scoprire che il successo finanziario ha tanto più a che fare con la psicologia, con il comportamento, che con le conoscenze e le competenze finanziarie. Per questo motivo, la finanza comportamentale è diventato un tema caldo nel mondo degli investimenti, per spiegare come le emozioni influenzino le decisioni (e gli errori) degli investitori. Investire richiede di prendere decisioni sulla base dei dati del passato e intuizioni nel presente. Sui rischi e le ricompense che si potranno cogliere in futuro – con riferimento all’implementazione di  sentimenti come la speranza, l’avidità, la sfrontatezza, la sorpresa, la paura, il panico, il rimpianto e la felicità. Quindi, come può un investitore rimuovere il proprio potenziale auto-distruttivo derivante dalla commozione? Di seguito alcune tecniche che possono aiutare a superare il proprio peggior nemico – se stessi.  Uno degli errori più grandi che gl’investitori compiono è quello d’inseguire performance, che è il comportamento errato di cercare acquistare quando i fondi salgono e vendere quando i fondi scendono. Bisogna usare di più gli indici dei fondi. Investire non dovrebbe essere eccitante. Investire poi in fondi indicizzati rimuove il comportamento indotto dall’avidità di cercare di trovare fondi più movimentisti.  Tenere un comportamento di base: non perdersi in quella che viene chiamata ‘paralisi da analisi’. Gli investitori possono essere così presi nel cercare di acquisire più conoscenze, che si dimenticano di rispettare le strategie senza tempo e collaudate, come la diversificazione e gli asset allocation. Soprattutto, ricordarsi che il percorso verso il successo finanziario non inizia con la conoscenza finanziaria, ma incomincia con la consapevolezza di sé e la conoscenza che il proprio peggior nemico, come investitore, è probabilmente se stesso.

La crisi economica e le elezioni in Spagna

La crisi del debito che attanagliò l’anno scorso l’euro rischia di ripresentarsi nel breve periodo e rivivere i momenti peggiori della turbolenza. Con i dubbi sulla Grecia e una eventuale ristrutturazione del proprio debito in primo piano, ma anche per il timore per i problemi che possono arrivare dalla Spagna, gli investitori hanno iniziato la settimana con l’estensione delle vendite dei titoli dei cosiddetti paesi euro-periferici. Per questo motivo, sia il premio sul rischio Grecia che quello su il rischio Spagna hanno subito aumenti significativi. Non solo, il rendimento richiesto per titoli spagnoli a 10 anni, che serve come riferimento per l’intero debito ha raggiunto il suo livello più alto dall’anno 2000 dopo l’esito elettorale del PSOE, dal momento che ha sollevato dubbi sul fatto che ci possano essere deficit nascosti nei conti pubblici. Prima dello scoppio delle incertezze, le borse europee avevano aperto con ribassi. L’indice spagnolo Ibex 35, da parte sua, ha sottolineato in apertura un diffuso declino con una riduzione del 1,4%, ma è riuscito a mantenersi sopra i 10.000 punti; Francoforte e Parigi sono scesi di più con un meno 1,6%. Nel mercato valutario, l’euro ha recuperato il livello di 1,40 contro dollari, dopo che a metà mattinata era sceso a 1,39. Era dalla metà di marzo, che la moneta europea non scendeva fino a questo livello. Nel settore delle obbligazioni, il premio richiesto per i titoli spagnoli a 10 anni rispetto ai bund tedeschi, ha toccato i 260 punti base, prima della chiusura di venerdì. Nel mese di novembre, questo indicatore è quello che meglio riflette l’evoluzione delle finanze di un paese, un record al limite dei 300 punti con il quale è stato raggiunta la massima redditività dei titoli a 10 anni del Tesoro, che hanno superato il 5,6% nel mercato secondario, dove vengono scambiati i titoli di debito sovrano, una volta emessi dagli Stati. Dal 2000, quando la redditività aveva raggiunto il 5,8%, non aveva mai toccato questo livello. La notizia della schiacciante vittoria del PP alle elezioni regionali, agli investitori locali hanno suggerito che il cambiamento di potere nelle comunità finora disciplinate dalla ” upwelling socialmente motivate per un deficit pubblicizzato, come è successo in Catalogna, dopo l’arrivo dei nuovi eletti possa diventare un gioco a poker.
In Grecia, oggi per la prima volta da quando il paese ha aderito all’euro ed il premio è stato attivato, il differenziale con i Bund ha toccato i 1364 punti, il governo ha deciso di dare una nuova spinta ai tagli in economia per evitare la rivolta dei mercati. Cinque giorni dopo l’annuncio di un ambizioso processo di privatizzazione, il primo ministro, George Papandreou, presenterà un nuovo piano d’azione pluriennale volto a rafforzare il consolidamento fiscale e ridurre l’enorme debito del Paese, come avanzato dalla stampa greca di ieri. Papandreou ha riunito oggi il Consiglio dei Ministri per discutere un piano a medio termine “per garantire l’uscita della crisi, ed attivare cambiamenti sostanziali di architettura dell’economia di stato.” Secondo le informazioni citate dalla agenzia di notizie greca ANA, oggi nessuna decisione definitiva sarà resa perché il pacchetto di regolazione non si chiude fino alla conclusione dei negoziati del governo con la troika (la rappresentanza dell’UE, la BCE e il FMI. Per annunciare le nuove riforme, Papandreou si riunirà domani, martedì, con i principali rappresentanti politici dell’opposizione per cercare di concordare gli adeguamenti, come richiesto dai paesi dell’area dell’euro con l’opposizione greca Eznos. In un’intervista ad un giornale, Papandreou ha avvertito che se il paese non avrà ricevuto entro il mese di giugno la quinta tranche del debito (12 miliardi di euro) previsto nel primo piano di salvataggio concordato un anno fa, “vorrà dire il fallimento”. Questo è un messaggio per la troika, per informarli sul fatto che la Grecia sta facendo il massimo per ottenere un aiuto. Lo stesso Papandreou ha negato, nella intervista rilasciata alla stampa, che sia stata presa in considerazione la possibilità di ristrutturare il debito e ha deciso di “salvare il Paese “. Tuttavia, l’idea di ristrutturazione ha avuto un impulso dalla riunione della scorsa settimana dei leader europei che hanno rotto il tabù e menzionato per la prima volta l’opzione ristrutturazione. Il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha parlato ieri a favore della ristrutturazione. In un’intervista al quotidiano tedesco Bild, Schäuble ha dichiarato che l’operazione  è possibile a condizione che la BCE e il FMI approvino tale opzione. Ma due alti rappresentanti delle autorità monetarie, il capo economista Juergen Stark, e il direttore Ewald Novotny, si sono dichiarati ieri contro la ristrutturazione.
 

Previdenza per i giovani

Il 25 maggio p.v. il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, insieme agli Enti di previdenza, a COVIP e a Mefop promuove “Un giorno per il futuro”. L’iniziativa ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo della cultura previdenziale  tra le giovani generazioni, maggiormente interessate dalle varie riforme del  sistema pensionistico. La COVIP, con l’impegno di far conoscere l’importanza e il ruolo della previdenza complementare, offre il suo contributo  mettendo a disposizione, all’interno di questo spazio dedicato, alcuni documenti di natura informativa:  la Guida introduttiva alla previdenza complementare e due schede di approfondimento dal titolo “L’evoluzione del sistema pensionistico in Italia” e “I fondi pensione nel pubblico impiego”. Nella stessa giornata la COVIP presenta la Relazione annuale sull’andamento del sistema della previdenza complementare e sulle prospettive di sviluppo del settore. L’evento si svolgerà a Roma, presso il Palazzo della Cancelleria – piazza della Cancelleria, 1. Attualmente, distinguendo i lavoratori in base all’anzianità contributiva. Si sono create tre diverse situazioni: i lavoratori con almeno 18 anni di anzianità contributiva a fine 1995 che hanno mantenuto il sistema retributivo; ai lavoratori con un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni, alla stessa data, è stato attribuito il sistema misto, cioè retributivo fino al 1995 e contributivo per gli anni successivi; ai neoassunti dopo il 1995 viene applicato il sistema di calcolo contributivo. Quest’ultimo criterio di calcolo comporta una consistente diminuzione del rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultimo stipendio percepito (cosiddetto tasso di sostituzione): per i lavoratori dipendenti con 35 anni di contributi, la pensione corrisponde a circa il 50-60% dell’ultimo stipendio (per gli autonomi il valore è assai inferiore) e si rivaluta unicamente in base al tasso d’inflazione;
• con il Decreto Lgs. 47/2000 viene migliorato il trattamento fiscale per coloro che aderiscono a un Fondo pensione e sono introdotte nuove opportunità per chi desidera aderire in forma individuale alla previdenza complementare attraverso l’iscrizione a un Fondo pensione aperto o a un Piano individuale pensionistico (PIP). Con la riforma Maroni del 2004 (Legge delega 243/2004) vengono introdotti incentivi per chi rinvia la pensione di anzianità: chi sceglie il rinvio può beneficiare di un super bonus che consiste nel versamento in busta paga dei contributi previdenziali che sarebbero stati versati all’ente di previdenza (un importo pari a circa un terzo dello stipendio); aumenta l’età anagrafica per le pensioni di anzianità e quelle di vecchiaia; solo per le donne rimane la possibilità di andare in pensione di anzianità a 57 anni di età, ma con forti tagli all’assegno pensionistico, prevedendo il calcolo della pensione integralmente con il sistema contributivo. Vengono inoltre fissati i criteri di delega per un ampio disegno di riforma della previdenza complementare. Elementi cardine della delega sono: una migliore equiparazione tra le diverse forme pensionistiche complementari, il conferimento del TFR da parte dei lavoratori dipendenti alla previdenza complementare anche con modalità tacite, l’unitarietà e omogeneità della vigilanza sul settore attribuita alla COVIP;
• con il Decreto Lgs. 252/2005, viene data attuazione alla predetta Legge delega;
• con la riforma Prodi del 2007 (Legge 247/2007), s’introducono le cosiddette “quote” per l’accesso alla pensione di anzianità, determinate dalla somma dell’età e degli anni lavorati:  dal 2011 si passa a quota 96 (con almeno 60 anni di età), mentre dal 2013 si sale a 97 (con almeno 61 anni di età); si rende inoltre automatica e triennale la revisione dei coefficienti di calcolo della pensione obbligatoria in funzione della vita media calcolata su dati ISTAT;
• la Legge 102/2009 ha infine stabilito che:
• dal 1° gennaio 2010, l’età di pensionamento prevista per le lavoratrici del pubblico impiego aumenta progressivamente fino a raggiungere i 65 anni;
• dal 1 gennaio 2015, l’adeguamento dei requisiti anagrafici per il pensionamento deve essere collegato all’incremento della speranza di vita accertato dall’ISTAT e convalidato dall’EUROSTAT.

Postapresente Cedola, una nuova interessante polizza

Il Gruppo Assicurativo Postevita, appartenente al più ampio Gruppo Poste Italiane, operante nel campo assicurativo con prodotti vita e danni, presenta un nuovo prodotto assicurativo sulla vita con partecipazione agli utili. Si tratta di una polizza che permette di godere ogni anno degli interessi maturati ed è ideale per chi è interessato ad una integrazione del proprio reddito. Questa polizza permette infatti di ricevere annualmente la rivalutazione del capitale investito con un rendimento minimo garantito. In questo modo è possibile preservare in assolta certezza, al riparo di qualsiasi crisi dei mercati finanziari eventuali capitali a disposizone, ma nel contempo raccogliere i frutti, ogni anno, al fine d’integrare altri redditi: stipendio, pensione o di realizzare qualche desiderio nel cassetto. Le prestazioni del prodotto sono collegate al rendimento ottenuto dalla gestione separata di Poste ValorePiù, che investe prevalentemente in Titoli di Stato o Obbligazioni Corporate. L’investimento, effettuato in unica soluzione a partire da 5.000 euro, può essere integrato già dopo il primo anno con versamenti volontati aggiuntivi d’importo non inferiore a 5.000 euro. Postapresente Cedola non ha scadenza formale, può durare tutta la vita, ma è possibile chiedere il riscatto totale o parziale delle somme investite, dopo il primo anno, senza pagare alcun costo d’uscita. Il riscatto parziale può essere richiesto per un minmo di 2.500 euro, purchè il capitale rimanente non sia inferiore a 5.000 euro.
Poste Vita S.p.A. opera da poco più di 10 anni nel mercato “vita”, iniziando l’attività di vendita nel giugno del 1999. A novembre 2000 l’ISVAP autorizzò la compagnia ad operare anche nel “ramo III” delle assicurazioni vita (le assicurazioni sulla durata della vita umana connesse con fondi comuni o ad indici, polizze Index e Unit Linked) e nel settembre 2006 ad operare anche nella vendita di prodotti assicurativi del ramo I e II del danni. La raccolta complessiva realizzata finora da Poste Vita S.p.A. supera i 53 miliardi di euro a fronte di più di quattro milioni di polizze assicurative collocate (dati al 31/12/2010). Maggiori informazioni e relativi fascicoli informativi sono disponibili presso tutti gli uffici postali o si possono leggere sul sito www.postevita.it.

Nuovi stress test per le banche in UE: la Germania non gradisce

I regolatori europei indicono un nuovo ciclo di prove di stress per le banche con l’utilizzo di norme più rigide per assicurarsi che essi siano credibili e possano far aumentare la fiducia nel settore bancario dopo la crisi del debito che ha costretto  tre paesi dell’Eurozona a chiedere il salvataggio. La settimana scorsa l’Autorità bancaria europea ha dichiarato che, ai fini delle prove, verranno utilizzate norme più rigorose sia per le banche, che per le attività finanziarie che devono avere sufficienti capitali per coprire perdite inattese. Entrerà in funzione quello che i banchieri chiamano il Core Tier 1, che esclude alcuni tipi di attività consentite da Tier 1 standard utilizzato nei test dello scorso anno. Tali test non furono considerati abbastanza duri per essere credibili. Se le banche falliscono i test, può essere chiesto dai regolatori nazionali l’aumento di capitali o di ridurre la loro esposizione al rischio. La definizione più rigorosa è volta a garantire le banche che hanno le risorse per superare le perdite inattese, per puntellare la fiducia che le banche potranno resistere a un peggioramento della finanza in Europa o ad un’altra recessione. Alcune banche, in particolare in Irlanda, che aveva superato i test dello scorso anno, hanno finito per richiedere aiuto al governo per sopravvivere. La crisi del debito attuale tra i governi europei è vista in parte come una crisi bancaria in quanto i titoli di Stato sono ampiamente detenuti da banche ed eventuali perdite in borsa, colpirebbero le loro finanze. Finora, la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo sono state salvate per evitare inadempienze nelle obbligazioni. Inoltre, in diversi paesi sono crollati i prezzi delle case e ciò ha causato perdite sui prestiti immobiliari che, a loro volta hanno colpito i governi sotto forma di spese di salvataggio. L’alto costo delle pulizie nel settore bancario irlandese è in gran parte ciò che ha spinto il governo sull’orlo della bancarotta. Questa volta le banche dovranno tenere core Tier 1, cioè avere un patrimonio pari almeno al 5% dei prestiti, obbligazioni e altri investimenti di cui sono in possesso. Questo è più duro rispetto al minimo regolamentare per le banche dell’Unione europea. Il Core Tier 1 di serie ha attirato l’opposizione delle banche in Germania, dal momento che tende a escludere partecipazioni “silenziose”, una sorta di partecipazione senza diritto di voto che, in Germania, viene conteggiata come capitale di base. I funzionari tedeschi dicono che escludere ingiustamente partecipazioni “silenziose”  pone alcune banche del paese a rischio di non superare le prove, in particolare le banche regionali del settore pubblico conosciute come Landesbanken, dove il pacchetto dei prestiti “silenziosi” è diffuso. L’Associazione delle banche tedesche ha dichiarato che le regole non sono “appropriate” per utilizzare gli standard più severi in vista della sua introduzione nel quadro dell’accordo internazionale Basilea III, che sarà introdotto gradualmente tra il 2013 e il 2018. “Il test dovrà certamente fornire preziose informazioni sul fatto che il sistema bancario è fondamentalmente resistenti allo stress, ma non permetterà di trarre conclusioni sul fatto che una singola banca ha un modello di business sostenibile”, ha dichiarato l’associazione in un comunicato. Le banche saranno esaminate in uno scenario in cui in Europa l’economia si contrae  quest’anno dello 0,4% e non crescerà affatto il prossimo anno, in tutto una previsione in calo di 4 punti percentuali. Se lo scenario di stress mostra che la quota di capitale è al di sotto del 5%, si dovranno adottare misure correttive, come un aumento di capitale con emissione di azioni per gl’investitori o ridurre le dimensioni della loro attività. Lo stress-test dello scorso anno comprendeva solo un calo del 3% al di sotto delle aspettative di crescita.  Al centro della controversia è il ministro dell’Economia, in Assia, Dieter Posch, che sta distruggendo la reputazione di Francoforte che si oppone alla concentrazione Deutsche Boerse e prove di NYSE-stress Landesbank Hessen. Il Financial Times Deutschland parla di una possibile “catastrofe” per queste due istituzioni. Ma questo atteggiamento ha contribuito a ostacolare l’apertura delle banche tedesche e la Germania all’impegno dell’UE per rendere questo un vero e proprio test di sforzo di credibilità del sistema bancario europeo. Gli sforzi da parte della Commissione europea, Michel Barnier, in particolare,  ancora una volta, in opposizione a vari tipi di Stati membri, purtroppo conferma la mancanza di potere della nuova Autorità bancaria europea, che è un’autorità solo di nome. Perché mai si briga per creare una tale istituzione, se poi non si dota dei mezzi necessari  per raggiungere il proprio obbiettivo? Sembra proprio che i test precedenti e la ristrutturazione dei debiti della zona euro non sia stata presa in considerazione, lo stress test è stato meno stressante rispetto a prima. La prova sarà effettuata sulla base di una quota di capitale del 5%. Ciò è ancora inadeguato perchè Basilea III suggerisce un tasso dell’8% all’orizzonte. Christian Noyer, Governatore della Banca di Francia ha già detto che le banche francesi interessate non avranno alcun problema a superare questi test, mentre chiede più rigorosi test. La Germania è l’ultimo paese che ha avuto interesse a essere attorniato da un sistema bancario efficiente nei paesi europei, ma dovrà mettere ordine nel suo sistema,  arcaico che ha bisogno di una vera riforma.
 L’elenco delle 90 banche in esame costituisce il 65% del sistema bancario europeo, e comprende tutte le banche che erano in prova lo scorso anno, ad eccezione di quelli che non esistono più come indipendenti. A questa lista sono state aggiunte: Austria Oesterreichische Volksbank AG, Nykredit Danimarca, Irlanda irlandese Vita e permanente, la norvegese DnB NOR Bank ASA, e la slovena Nova Kreditna Banca Maribor DD

L’auto elettrica è sopravvalutata

Attualmente ci sono diverse società che hanno indossato i panni della green-car, ma bisogna  pagare 35.000 € per una vettura lunga 3,48 metri, che sarebbe costata forse solo 7000 €, se avesse avuto un motore a benzina. La Mitsubishi ha presentato recentemente al mercato la i- MiEV, una piccola autovettura per  città, full-optional, e recentemente ha ricevuto un ordine, da parte del governo estone, di 507 auto elettriche da utilizzare per progetti sociali. Questo è, per il momento, il più grande singolo ordine. Mentre le altre aziende stanno ancora parlando di pianificazione, oggi si può già acquistare i-MiEV, come del  resto la Citroën-Zero (35.165 €) o una Peugeot alimentata da batterie a ioni di litio (solo in leasing a 594 euro al mese). Il motore elettrico della Mitsubishi sviluppa un massimo di 45 kW (67 CV), coppia di 180 Newton, come un qualsiasi motore elettrico, la MiEV ha il pregio di essere agile in città, con un raggio di sterzata di soli nove metri.  Con il sedile posteriore ripiegato che può  essere diviso a metà, ha una superficie di piano carico di quasi 1,30 metri di lunghezza, la capacità di carico computazionale è un massimo di 860 litri. Per il consumo, la i-MiEV più di una city car, non può essere, perché provata in strada la sua autonomia supera i 100 chilometri. I 150 chilometri pubblicizzati sono del tutto teorici rispetto a percorsi solo autostradali e in condizioni ottimali e questa resa si è ottenuta senza utilizzare il riscaldamento.  Con tutti i dispositivi elettrici in funzione l’autonomia è decimata. Il che ci porta alle principali carenze della Mitsubishi (e di tutte le auto elettriche) perché sono di  bassa autonomia  e di tempi lunghi di caricamento. Da notare che con l’ottimo motore Mitsubishi, sono possibili raggiungere i 130 chilometri all’ora, ma chi è alla guida ed ha fretta scarica la batteria due volte più velocemente: in poco più di 50 km e se a pieno  carico i kilometri percorsi diventano ancora meno. Nel traffico cittadino, le batterie hanno la possibilità di recuperare energia: ogni volta che la valvola a farfalla si chiude  o si  frena, si alimenta di energia la batteria. Ciò di cui abbiamo quindi bisogno è imparare  una pianificazione della mobilità diversa. Si deve sempre sapere quanto lontano è la meta da raggiungere, e ricaricare la batteria il più possibile in ogni occasione, non vi è alcun effetto memoria. La ricarica si può effettuare in qualsiasi presa di corrente, ma protetta singolarmente con un fusibile standard a 16-amp.  Come regola generale con una ricarica di un’ora si percorrono circa 15 chilometri, per una ricarica completa ci vogliono da sei a sette ore. Quando è disponibile l’AC, questa procedura può essere ridotta a mezz’ora, con l’80% di potenza caricata. Riepilogo i 16 kWh contenuti in una batteria agli ioni di litio sotto il pianale dell’auto, con una media di 17.6 kWh consumati per 100 chilometri, con il risultato di un prezzo dell’energia elettrica di € 0,2049 per kWh un viaggio costa 3,60 € per 100 chilometri. Non è molto, e in più non si emettono gas di scarico. A conclusione va ancora detto che l’auto elettrica nella sua forma attuale è sopravvalutata. Fra qualche anno con tempi  più veloce di ricarica e un prezzo d’acquisto inferiore come tutte le auto di nicchia avrà una possibilità in più. In Germania gli esperti ora dichiarano apertamente che i costi per i nuovi posti di lavoro nel settore sarebbero molto alti e stimano la necessità di una sovvenzione di almeno 3,8 miliardi di €. L’industria tedesca investirà negli anni 2012-2014, 13-17 miliardi di euro in ricerca e sviluppo per la mobilità elettrica in Germania. Per alcuni di questi problemi deve tuttavia chiedere soldi allo Stato che potrebbe finanziare il programma con il fondo “Lighthouse” istituito per  progetti di ricerca in tecnologia di azionamento, tecnologia della batteria, nonché “progetti vetrina” per illustrare la mobilità elettrica ai cittadini, oltre a incentivi fiscali  per l’acquisto di auto elettriche per un valore di 320 milioni di €.  Secondo le parti interessate, i ritorni dovrebbero essere immediati. Il progetto proposto prevede dei risultati di finanziamento con un saldo positivo per il bilancio federale dal 2018. La previsione di entrate da reddito e del valore aggiunto dei contributi fiscali e previdenziali dovrebbero superare entro tale data gl’investimenti federali nella ricerca e sviluppo e nella crescita del mercato dei veicoli elettrici. Questa è la speranza dei lobbisti. Nei sette gruppi di lavoro del NPE sono rappresentati quasi tutti i  nomi di spicco dei settori automotive, energia, chimica e tecnologia. Tra i principali membri che lavorano al progetto auto elettrica ci sono anche il capo di Volkswagen Rudolf Krebs; il capo della società chimica, Evonik Klaus Engel Eon Energia e il CEO Klaus-Dieter Maubach. Sono anche rappresentati i leader della ricerca di Audi, BMW e BASF.  Al Cancelliere è stato riportato il lavoro dei gestori, e a giugno, il Gabinetto ha sviluppato un piano d’azione che concerne anche una maggiore formazione di ingegneri e operai specializzati. L’obiettivo del Cancelliere è di far circolare su strada entro il 2020 un milione di auto elettriche in Germania e l’obbiettivo, senza finanziamenti, sarebbe fuori portata. Il target si abbasserebbe a solo 450.000 veicoli elettrici, avvertono gli esperti.