Veicoli commerciali in Europa: buona la domanda

La domanda di veicoli commerciali in Europa è  ulteriormente aumentata nel mese di marzo. Le nuove immatricolazioni sono cresciute in seno all’Unione europea (UE) rispetto all’anno precedente del 9,7% pari a 208.889 mezzi, come ha oggi comunicato l’associazione dell’industria europea ACEA.  Rispetto ai primi due mesi dell’anno, quindi la dinamica di crescita è leggermente rallentata.  Nel primo trimestre le vendite sono ammontate ad un totale di 499.456 nuovi furgoni, camion e autobus che sono entrati in circolazione.  Ciò rappresenta un aumento del 14,7% rispetto all’anno precedente.  Nel mese di marzo, la crescita è stata trainata dai mercati del Regno Unito (+24,6%), della Francia (+8,0%) e Germania (+19,4%).  A causa della forte domanda per i furgoni la Francia rimane il più grande mercato europeo, seguita da Gran Bretagna e Germania. Nelle classi pesanti, secondo le previsioni dei costruttori tedeschi MAN e delle automobili Daimler, le immatricolazioni nel mese di marzo sono cresciute del 58,6% pari a 22.712 veicoli. Da gennaio a marzo, l’incremento è dovuto ai camion pesanti con un +65% pari a 57.828 unità. Nella classe pesante di 16 tonnellate, è stata la Germania con 14.577 nuove immatricolazioni nei primi tre mesi del 2011, a collocarsi al primo posto come il più grande mercato.

Crisi economica greca: poche speranze a breve di ripresa

L’economista capo della Banca centrale europea (BCE), Jürgen Stark, ha avvertito, durante un intervista al secondo canale della televisione pubblica tedesca ZDF che la ristrutturazione del debito greco o di uno Stato membro della UE potrebbe far passare in secondo piano gli effetti del fallimento della Lehman Brothers nel 2008″, facendo scoppiare una crisi in tutta la zona UE, con effetti ancora più devastanti di allora. Sempre secondo l’economista ”noi non siamo di fronte a una crisi dell’euro, ma ad una crisi del debito di alcuni dei suoi Stati membri”, ha continuato Stark, per i quali la moneta unica non è stata compromessa, ma anzi è stata anche indicata come un fattore stabilizzante.  A portare l’intera zona euro verso la ristrutturazione del debito di alcuni paesi, è la stretta delle economie di tutti i suoi membri, il che pregiudicherebbe l’intero sistema bancario europeo. Starck, in carica dal 2006, è per uscire dalle voci insistenti che la Grecia non sarebbe in grado di applicare misure atte a far fronte al loro debito. Una riduzione del debito può sembrare il percorso più facile, ma non risolve i problemi strutturali e di bilancio”, dice l’economista. La speculazione di questa settimana,  punta sul fatto che il governo greco prepara comunque un programma di ristrutturazione del debito, nonostante le ripetute smentite di Atene e da parte delle istituzioni europee. In effetti un anno dopo la richiesta di assistenza finanziaria internazionale alla UE e al FMI, la Grecia vive un tempo di austerità, senza prevedere la fine del tunnel. Per questo i rumors della ristrutturazione del debito sono insistenti. Alla vigilia della Pasqua ortodossa, le campane della chiesa suonano tutto in paese. I Greci preparano le celebrazioni di uova dipinte in rosso, a simboleggiare il sangue di Cristo, o scegliendo l’agnello pasquale. Eppure, sul mercato della carne centrale ad Atene, dove vengono venduti i migliori agnelli nel paese, non c’è la frenesia degli anni precedenti. “Il morale dei Greci è a mezz’asta, come lo shopping. L’agnello pasquale è stato mangiato dal piano di austerità e sarà ancora peggio quando il Governo annuncerà nuove misure di austerità. Essa celebra la resurrezione di Cristo, quando i greci sopravvivono a stento”, così si è espresso  Mihalis Tsifakis, il presidente dell’Unione Consumatori della Grecia, durante un’intervista ai giornali. Un anno dopo, i risultati del salvataggio sono stati più che tiepidi. Se il deficit greco è sceso di cinque punti, a causa dei salari più bassi e l’aumento dell’IVA, l’impennata della disoccupazione è salita oltre il 15%, i prezzi sono aumentati e la crescita resta in rosso. “I salari sono scesi al livello di otto anni fa, con un decremento del 14% in media” dice l’economista Giorgio Delastik.  Dopo un anno di austerità, la Grecia non sembra in grado di ritornare, come previsto, sui mercati finanziari nel 2012. Le voci di ristrutturazione sono persistenti. Essi non evocano uno sconto sui titoli greci, troppo doloroso per le banche, ma un allungamento della durata del rimborso dell’intero debito greco, stimato in 340 miliardi di euro. “E’ uno scenario molto probabile e plausibile”, spiega Yiannis Stournari, un ricercatore presso il think tank greco IOBE. “Ma ci deve essere una proposta formale per l’UE,  prima di arrivarci.” Nel frattempo, il governo prepara il terreno per la privatizzazione da cui spera di ottenere 50 miliardi di euro. Dopo il porto del Pireo, assegnato ai cinesi nel 2008, i greci vogliono diversificare cosa offrire agli investitori. L’Abu Dhabi vuole comprare i siti olimpici per costruire un casinò, i tedeschi desiderano la compagnia telefonica e il PMU francese negozia con l’organizzazione greca delle corse dei cavalli. ”Il problema è che lo Stato decide di vendere le aziende che prosperano finanziariamente. Ma la Borsa di Atene è talmente bassa che oggi queste imprese potranno essere cedute a prezzi stracciati, è la lamentela dell’economista Giorgio Delastik.

Il traffico aereo cresce rapidamente

La forte crescita nei paesi emergenti e la costruzione di nuove megalopoli (quelle che raggiungono i 10 milioni di residenti) aumenteranno da due del 1950, a più di trenta nel 2050. Questi fattori accelerano la progettazione di aerei che inquinano meno e la creazione di sistemi di gestione del traffico più efficienti. L’aviazione globale avrà dei cambiamenti radicali per far fronte all’aumento esponenziale del traffico nei prossimi decenni. Ciò avrà un forte impatto sul trasporto aereo, che è destinato a raddoppiare in meno di venti anni. La flotta mondiale di aerei commerciali aumenterà da 19.000 unità del 2010 a 36.000 del 2030, secondo le previsioni della Boeing. Il nuovo scenario sta imponendo cambiamenti in tutti gli aspetti del trasporto aereo, dalla progettazione degli aeroporti e degli aerei, alla gestione del traffico globale, per essere più efficienti. Queste mutazioni sono già in corso e hanno anche un altro comune denominatore: la necessità urgente di ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2, per attenuare le conseguenze negative del moltiplicarsi degli aerei che voleranno a medio termine. A seguito di questi cambiamenti, il viaggiatore potrà volare entro il 2050 su aerei che romperanno completamente con l’estetica di oggi, per la necessità per le compagnie aeree di ridurre i costi e per le case costruttrici, leader del settore, di disegnare modelli che possono ridurre i costi di funzionamento. E per questo, che s’inizia a pensare in modo non convenzionale. “Gli ultimi sviluppi della Boeing e di Airbus (come il Dreamliner e l’A350) sono stati innovativi nell’uso di materiali, strutture in fibra di carbonio, ma hanno raggiunto il top a miglioramenti di produttività”, ha detto Cristina Horn, ricercatrice presso il Politecnico di Madrid. Da ora in poi, è necessario mettere a punto modelli per migliorare la sincronizzazione. Una squadra di Corno ha studiato i benefici dei disegni rivoluzionari di un aereo con una fusoliera convenzionale, ma  con le ali collegate tra loro. “È significativo perchè riduce la resistenza, quando i bordi delle ali non sono completamente liberi”. In un aereo bimotore per 200 passeggeri, “il costo di esercizio è significativamente più basso”. In parallelo, nel dicembre 2010, la NASA ha sfidato la Boeing a progettare un aereo che sarà di due generazioni avanti rispetto a ciò che c’è sul mercato. Oltre alla maggiore efficienza energetica, deve tagliare il livello di decibel in volo, un aspetto cruciale in un mondo in cui l’aeroporto potrà diventare il centro della città.  Il gruppo di Chicago ha presentato un aereo, per tornare alle radici delle ali, che la Northrop Grumman Corporation ha progettato per il settore militare, ma può essere applicato al settore dell’aviazione civile. Il design avanzato dovrebbe raggiungere l’85% della velocità del suono e bruciare il 50% del combustibile in meno. Ma per vedere in aria questo tipo di aereo, fonti Boeing dichiarano che per introdurre alcuni elementi di questi concetti ci vogliono almeno quindici anni di sviluppo.
 L’utilizzo di nuove fonti di energia sarà un’altra chiave dello sviluppo di metà secolo. Il rapporto The Future di Airbus ha detto che una possibilità è l’idrogeno. In realtà, questo elemento è già utilizzato nei razzi. Ma c’è un problema: non esiste in forma pura, come è richiesto per evitare di usare troppa energia per la sua produzione. Un altro modo è studiare la fusione nucleare e perfino la superconduttività, che consiste nella possibilità di avere materiali ottimi conduttori di  corrente elettrica, che potrebbe agevolare una produzione ecologica illimitata. Le tecnologie rinnovabili, come i pannelli solari, potrebbero essere utilizzate, per fornire energia alla cabina di guida. La seconda trasformazione che il turista del 2050 vivrà, dopo aver bandito dalla sua mente l’immagine di aeroporti esistenti, ora percepiti come grandi complessi isolati nella periferia, dove è necessario passare attraverso i controlli di sicurezza noiosi e subire lunghi tempi di attesa, sarà quella d’incontrare dei nuovi insediamenti denominati “aerotropolis”. Questo concetto, messo a punto da John Kasarda (direttore dell’Istituto di Kenan presso la University of North Carolina), definisce “una città progettata attorno al suo aeroporto”.  Il modello urbano è stato sviluppato attorno alle piste, che sarà equipaggiato con una serie di infrastrutture su misura, come i complessi di uffici, centri congressi e fabbriche. E, soprattutto, centri logistici di grandi dimensioni, che devono affrontare una doppia sfida: gestire il rapido aumento del trasporto merci per via aerea, e di abbreviare i tempi di consegna, necessità creata dal boom del commercio tramite Internet. L’esempio più chiaro oggi, di quello che accadrà in futuro, è a Dubai. Questa città degli Emirati Arabi Uniti è emersa come un hub perfettamente posizionato. “Ha più elementi in comune con Hong Kong, Singapore e Bangalore che con la vicina Arabia Saudita,” ha dichiarato Greg Lindsay, co-autore di Aerotropolis. Ha aggiunto: “E’ un aeroporto che funziona 24 ore al giorno, dove s’incrociano commercianti nigeriani che viaggiano verso Guangzhou, in Cina, con i lavoratori cinesi che sono necessari a Khartoum, mentre uomini d’affari indiani viaggiano verso Nairobi per concludere un accordo incrociano personale delle Nazioni Unite in viaggio verso Kabul. Ci sono altri esempi. Detroit ha creato il Consorzio per lo Sviluppo dell’aerotropolis, una sfida per collegare l’industria automobilistica con i suoi fornitori asiatici. La città di Chongqing, in Cina (che mira a produrre il 50% dei computer portatili e tavolette provenienti da tutto il mondo) è destinata a espandersi intorno all’aeroporto. Le grandi città che sorgono con la crescita dei paesi emergenti hanno una forte presenza in questo nuovo schema per avere successo nella nuova fase della globalizzazione.  Un cambiamento meno evidente per il viaggiatore del futuro potrà essere nella nuova gestione del traffico aereo, che sarà anche il più decisivo. I limiti del sistema attuale provoca non pochi problemi per gli utenti e compagnie aeree. Uno sciopero da parte dei piloti in Spagna o in Francia o una nube di cenere causata da un vulcano in Islanda, lasciano milioni di persone a terra. Sono cinque anni che i soggetti interessati al trasporto aereo stanno lavorando ad un cielo unico europeo, (attraverso iniziative quali SESAR e Clean Sky). L’obiettivo è quello di centralizzare tutte le operazioni di monitoraggio in una rete integrata di sistemi satellitari, che permettono di organizzare percorsi atti a prevenire la diffusione dei problemi locali. Inoltre, ognuno dei dieci milioni di voli l’anno che registra il Vecchio Continente percorre in media 50 km in più del necessario. Le nuove tecnologie permetteranno corridoi aerei più diretti. Nel breve termine, l’attuazione del cielo unico sta incontrando vari ostacoli, come i problemi del lavoro dovuti alla riqualificazione dei piloti. Ma in quattro decenni, i 27 spazi aerei nell’UE diventeranno solo sette, e diventerà molto più avanzato, e per allora, sarà già in atto un sistema condiviso con gli Stati Uniti e altri paesi, come la la regione Asia-Pacifico, che creerà un grande cielo globale.
 

Patto di stabilità nell’Eurozona, dalla Finlandia un rischio

A Lisbona lunedì 18 aprile hanno preso il via le trattative per la definizione delle misure di austerità fiscale che il Governo portoghese si impegnerà ad attuare per poter ricevere il prestito internazionale, stimato in 80 miliardi di euro. Contestualmente in Finlandia sono stati resi noti i risultati delle elezioni che hanno visto il partito conservatore National Coalition Party, parte del governo uscente, guadagnare la maggioranza relativa dei voti (20,4%) e conquistare così 44 dei 200 seggi disponibili in Parlamento. Il partito social-democratico è rimasto all’opposizione raccogliendo il 19,1% dei consensi e aggiudicandosi così 42 seggi; il vero stravolgimento della compagine politica è derivato però dal successo riscosso dagli ultra nazionalisti del partito dei “Veri Finlandesi”, che sono passati dal 4,1% al 19% dei voti, mentre ha perso consensi il partito di centro del governo uscente, che è crollato al 15,8% (dal 23,1% precedente) e si è così fermato a 35 seggi. Anche se lo scenario più probabile vedrà salire al governo una maggioranza formata dal partito nazionale e dal partito socialisto, rimarrà critico il ruolo giocato dai “Veri Finlandesi” e i prossimi giorni risulteranno cruciali per valutare il grado di intransigenza del nuovo Parlamento, visto che sia il secondo che il terzo partito per numero di seggi detenuti si sono dichiarati apertamente anti-europeisti. Gli altri paesi membri dell’UE guardano con una certa preoccupazione a Helsinki dal momento che il Parlamento finlandese ha diritto di ratifica e, quindi, di veto sulle decisioni riguardanti i prestiti da concedere ai paesi in deficit.  La Finlandia è un Paese del Nord Europa, classificato dalle agenzie internazionali al top del rating, che sente come una profonda ingiustizia dover intervenire per il salvataggio di Stati che hanno dilapidato il loro patrimonio nazionale ignorando ogni invito al rigore. La Grecia, il Portogallo forse, in un futuro prossimo, anche la Spagna. Perché pagare per loro, si sono chiesti i finlandesi? La domanda andrebbe girata all’Europa, incapace di decidere. Per le politiche migratorie, come per quelle di bilancio. Da quasi due anni Bruxelles sfoglia la margherita greca senza arrivare a una posizione chiara, condivisa, ben comunicata ai mercati e ai cittadini. Ci si è divisi sullo strumentario di salvataggio, sui poteri, la dotazione, l’automatismo dell’intervento. Da ricordare che in tutta l’UE crescono le forze politiche nettamente contrarie a salvare i paesi periferici con debiti sovrani quasi fuori controllo, le opposizioni più consistenti si ritrovano in Francia e Germania, ma frange che si oppongono ai salvataggi finanziari si ritrovano un pò in tutti i paesi. 

Assicurare il debito per la Grecia costa di più

Nonostante il salvataggio dell’anno scorso, ieri giovedì sono saliti i timori che la Grecia possa chiedere una ristrutturazione del proprio debito. Il Ministro delle finanze tedesco ha ammesso che una ristrutturazione può essere necessaria, nonostante i  110 miliardi  di € erogati l’anno scorso dalle Istituzioni europee e mondiali. Gl’investitori hanno visto salire i tassi del debito del governo greco di sinistra, i rendimento dei titoli a 10 anni di oltre 13pc e i rendimenti sui titoli a due anni di 18pc. Per questo Wolfgang Schaeuble ha detto che “ulteriori passi” potrebbero essere necessari se la BCE  dovesse concludere che il peso sul paese è insostenibile.  La Grecia sta attuando tagli di spesa, ma le preoccupazioni sono salite nei giorni scorsi perché le entrate fiscali sono state inferiori alle attese, causa il programma di austerità che toglie slancio all’economia.  Anche se si può ritoccare il pacchetto di salvataggio sostenuto da Europa e dal FMI per i debiti della nazione mediterranea è vicino il momento  di fare i conti  con gli operatori. L’attenzione del mercato è rivolta al fatto  che ora il costo per assicurare 10 milioni di € di debito greco per cinque anni ha toccato i 1,1 milioni di €, sebbene la Grecia non ha preso in considerazione ufficialmente che  ai titolari del debito può essere ridotto il tasso d’interesse e l’allungamento dei termini dei prestiti.  L’effetto sarebbe in gran parte simile a un default, perchè il valore del debito sarebbe in caduta. Qualsiasi ristrutturazione prima del 2013 dovrà avvenire  su base volontaria, in quanto le nuove norme che costringerebbe i creditori privati a farsi carico di alcuni obblighi non entreranno in vigore fino ad allora. I titolari del debito possono scegliere di rinegoziare i termini perché i fondi di salvataggio del FMI e di Bruxelles non possono intervenire su accordi già esistenti.

 Il Ministro Schaeuble ha scatenato le paure più recenti nel mercato, quando gli è stato chiesto in un’intervista come la Grecia, o altri paesi che lottano come il Portogallo, potrebbero eliminare le loro “montagne di debito”.

 Gli analisti attendono la relazione di giugno, per avere una dettagliata analisi sulla sostenibilità del debito della Grecia, che sarà fatto in consultazione con la Commissione e la BCE. Se dalla relazione emergerà che non vi sono dubbi sulla sostenibilità del debito della Grecia, qualcosa deve essere fatto al riguardo per tranquillizzare l’opinione pubblica, altrimenti ulteriori misure dovranno essere prese. Alla conferenza di primavera del FMI a Washington, alcuni funzionari hanno cercato di smorzare i timori su una potenziale ristrutturazione.  “Io credo che la Grecia può farcela”, ha detto l’amministratore delegato del FMI Dominique Strauss-Kahn, a condizione che “il programma di austerità sia implementato a tempo debito e che il governo greco non esaurisca la sua determinazione. Venerdì prossimo, la Grecia presenterà nuovi programmi di bilancio e di privatizzazione nel tentativo di convincere gli investitori che è in grado di soddisfare i suoi termini bail-out.  Ma la sua economia depressa e il rallentamento nella lotta contro l’evasione fiscale hanno portato alla diminuzione delle entrate, proprio quando Atene avrebbe dovuto raccogliere i frutti della sua riforma.

Monete d’oro: Consigli per gli acquisti

Uno degli aspetti più eccitanti di collezionare monete è  scoprire quanto un pezzo pregiato vale la pena di essere acquistato. Anche se non si ha intenzione di vendere qualcosa della propria collezione, è comunque importante conoscere il valore di ciò che si possiede. Prima di portare  qualsiasi moneta per una stima ufficiale, tuttavia, si dovrebbe imparare qualcosa di ciò che si chiede al perito  e quale voto finale trovate giusto per la vostra moneta d’oro. Oggi, negli Stati Uniti, la maggior parte delle monete vengono valutate con un sistema chiamato la Scala di Sheldon. Questa scala è stata sviluppata come un modo per standardizzare le modalità ed il valore assegnato ad una moneta rara. Essa utilizza una combinazione di numeri (da 1 a 70) e aggettivi (da ‘povero’ a ‘Zecca dello Stato’), nel tentativo di determinare come i vari graffi ed altri segni riscontrati sulle monete influenza il loro valore complessivo per i collezionisti. Ad esempio, un rating di EF-40 (‘estremamente fine’): significa che la moneta d’oro può essere un pò logora, ma tutti i principali elementi progettuali ed i dispositivi sono chiari. Anche se ci sono 70 gradi sulla Scala Sheldon, solo circa 15-20 di loro vengono utilizzati con regolarità. Quando si porta una moneta d’oro ad un perito per essere certificata, queste sono alcune delle caratteristiche che  guarderà prima di determinare un grado. Se hai intenzione di vendere o acquistare oro da investimento, quindi è necessario familiarizzare con questo processo in modo da poter diventare abili a valutare i propri pezzi. Ciò consentirà di ridurre le probabilità che qualcuno approfitti delle vostre disponibilità. La prima cosa da far valutare dal perito è la condizione generale della vostra moneta d’oro. Sulla base del lustro, del grado di usura, del numero d’imperfezioni e del fascino visivo, sarà posta in una delle tre categorie: in circolazione, fuori circolazione, o Fior di Conio (o Zecca dello Stato).

Sulle condizione di presentazione. I tondelli sono i dischi rotondi di metallo su cui sono impressi i particolari delle monete. Il perito ispezionerà l’articolo per i difetti, i rilievi, le parti sollevate, la levigatura, o addirittura eventuale metallo mancante. Questo tipo di deformità tende a portare in modo significativo su valori più bassi il pezzo, questo elemento è da ricordare in modo da evitare questo difetto al momento dell’acquisto della moneta d’oro per la vostra collezione. D’altra parte, questi errori si verificano quando la zecca usa uno stampo deforme o ne fa uso non corretto, tuttavia in alcun i casi ciò potrebbe rendere il valore simbolico più alto. (Nel campo filatelico, uno degli esempi più eclatanti in Italia fu il famoso francobollo “Gronchi rosa”, il disegno sbagliato fece lievitare il prezzo). Due sono le caratteristiche principali da tener conto: la qualità e le caratteristiche insolite rispetto alla serie. Le monete potrebbero mostrare  imperfezioni a causa di carenze stampi utilizzati durante il processo di stampaggio. I problemi più comuni includono marchi poco scolpiti, rotture, ruggine, graffi e usura eccessiva. Le insolite caratteristiche sorprendenti includono cose come le saldature  fuori centro o doppie. Monete con errori come questi, raramente entrano in circolazione, ciò li rende molto ricercate dai collezionisti interessati a comprare oro.  Una volta che le monete sono valutate sulla base di questi criteri, sarà assegnato loro il grado della scala Sheldon.  Basta ricordare che la classificazione delle monete è un compito molto soggettivo, quindi non bisogna stupirsi se due professionisti daranno due valutazione diverse. In questo caso potrebbe essere utile acquistare libri o ulteriori riviste per acquisire informazioni sul processo di classificazione in modo da poter aumentare ulteriormente la propria conoscenza sulle valutazioni diverse. Maggiori sono le nostre conoscenze e più facile sarà prendere le decisioni migliori sia in caso di vendita che di acquisto di oro.

L’assicurazione vita diventa poco attraente

Ai tassi d’interesse attuali i nuovi contratti di assicurazioni sulla vita rischiano in futuro di godere solo di una minuscola plusvalenza.  Le prospettive non migliorano rispetto agli attuali tassi minimi d’interesse all’anno, se si passa alla compartecipazione agli utili e con un  bonus alla fine. Ad oggi, l’attuale ripartizione di profitto medio di mercato è di poco superiore al 4%, indipendentemente dal fatto che il contratto sia stato emesso ad un tasso di interesse garantito del 4% o del 2,25%.  Ciò significa che l’assicuratore ha compensato la garanzia di legge del calo dei tassi d’interesse attraverso un maggior avanzo annuale. Il tasso d’interesse corrente è diminuito nel corso degli anni, sia pure gradualmente. Nel 2010 esso è stato del 4,2%. Nel 2011, un certo numero di aziende hanno annunciato che prima della fine dell’anno, si scenderà a circa il 4,1%. Il rischio  è che l’avidità  stordisca l’istinto per i rischi.  Oggi ci si trova davanti ad una scelta difficile: assicurazione sulla vita o fondi con nuova tassazione, qual’è più conveniente?  Soprattutto in periodo di crisi, oggi l’assicuratore ha cercato, però non supportato dai fatti, il ritorno alla stabilità.  Nel 2000 i rendimenti  erano di circa il 7%, cosa oggi inimmaginabile.  Nel frattempo, i rappresentanti delle assicurazioni stanno discutendo come mantenere fino al 2013 a tutti il segno del 4%.  Cosa difficile poichè i tassi di interesse bassi non permettono tali margini di guadagno e gli ultimi rialzi dei tassi non cambiano di molto la prospettiva. In più le borse da mesi vedono un trend positivo con l’aumento dei prezzi delle azioni, mentre gli assicuratori detengono azioni per  solo circa l’8% del totale dei loro investimenti.  Questa è la conseguenza del crollo della borsa del 2000/2001, che distrusse molti capitali nel settore assicurativo.  A quel tempo i loro investimenti di capitale nel settore azionaro erano calcolati a due cifre,  il più colpito è stato il settore vita, secondo Mannheim. Gli assicuratori, inoltre hanno un altro problema: hanno investito circa il 70% delle attività dei clienti in titoli a reddito fisso.  Di questi, circa un terzo in titoli di Stato con rating più elevato (che forniscono pochi interessi), un terzo nel debito pubblico normale, un terzo in obbligazioni di enti statali e uno in obbligazioni societarie. Ora, anche se i rendimenti di alcuni titoli di Stato come quelli di Grecia, Irlanda e Portogallo sono alle stelle, questi assicuratori possono mettere da parte solo una piccola parte del denaro perché sono troppo incerte le prospettive. Il CEO di Sun Andreas Gruber investimento stima da parte di Allianz Life SUINI la quota di obbligazioni in portafoglio alleanza è “praticamente zero”. Alcuni direttori finanziari hanno dichiarato che il 2010 si è rivelato migliore del previsto.  Con i mercati emergenti e le obbligazioni societarie e immobiliari potranno fare qualche soldo. Il rendimento netto, che ha spazzato via i fondi della clientela, dovrebbe avere raccolto oltre il 4%.  La migliore compagnia di assicurazione è arrivata nel 2009 a più del 5%.  Non c’è da meravigliarsi che ha vinto la maggior parte delle società che hanno già annunciato di voler ridurre i crediti ai clienti. Se gli assicuratori guadagnano di nuovo di più, perché non accade lo stesso per i clienti?  Perché li minaccia qualcosa di molto diverso: le nuove regole sul capitale, che si applicheranno a partire dal 2012.  Non è ancora giuridicamente definito, ciò che gli assicuratori dovranno definire investimenti rischiosi.  I requisiti più severi non impediranno alla sorveglianza di prendere sotto osservazione l’assicuratore che sbaglia, come in Giappone.

Da IntesaSanPaolo nuova polizza denominata ProteggiSalute

Questa polizza offre un pacchetto flessibile di coperture assicurative, che si possono adattare ad ogni esigenza, per far fronte alle spese mediche sostenute per malattia o infortunio, anche all’estero e difende il proprio patrimonio aiutando gli assicurati a sostenere le onerose spese mediche che possono derivare da malattia o infortunio.

I punti di forza sono:

* l’accesso a strutture private in caso d’ intervento o di ricovero;

* la costruzione di una copertura assicurativa integrata per uno o tutti i componenti del nucleo familiare;

* l’ampliamento della copertura estensibile anche a visite specialistiche, accertamenti diagnostici, trattamenti riabilitativi;

* la tutela della propria salute, o quella della famiglia, anche all’estero.

Le caratteristiche principali della polizza ProteggiSalute è che si tratta di un’assicurazione sanitaria che offre una gamma ampia e flessibile di coperture assicurative.  Al momento della sottoscrizione, si può infatti scegliere:

- differenti livelli di coperture assicurative;

- quali e quante persone assicurare: uno o tutti i componenti del proprio nucleo familiare;

- la durata della polizza (5 o 10 anni);

l’addebito del premio con cadenza mensile, senza costi aggiuntivi ovvero in un’unica soluzione annua.

La Compagnia si impegna per tutta la durata della polizza a mantenere in essere la copertura anche in caso di insorgenza, nel corso del contratto, di gravi malattie. Il cliente può dare disdetta comunicandola almeno 30 giorni prima dalla scadenza dell’anno assicurativo.

Le spese che la polizza ProteggiSalute garantisce sono il pagamento diretto o il rimborso delle spese mediche, accertate e documentate, derivanti da infortunio o malattia, che si manifestano successivamente alla decorrenza della polizza.  Grazie alla formula di assistenza diretta, rivolgendosi alle numerose strutture e medici convenzionati, non si dovrà neppure anticipare le spese sostenute per le prestazioni sanitarie usufruite, in quanto sarà la Compagnia stessa a provvedere al pagamento diretto.

Sono disponibili tre pacchetti abbinabili: Garanzie standard, Garanzie plus e Garanzie accessorie.

Il pacchetto Garanzie standard, nei limiti previsti dalle Condizioni Contrattuali, copre le spese sostenute a fronte di ricovero, Day hospital, Day surgery, intervento chirurgico ambulatoriale. Nel caso di ricovero in una struttura pubblica, si ha diritto (in alternativa al rimborso delle spese) ad una diaria giornaliera.

Al pacchetto Garanzie standard è abbinabile il pacchetto Garanzie plus, che, nei limiti previsti dalle Condizioni Contrattuali, estende la copertura a visite specialistiche, accertamenti diagnostici ed esami di laboratorio, trattamenti riabilitativi prescritti a seguito di infortunio.

Infine, è possibile integrare le Garanzie accessorie, che possono essere scelte singolarmente in modo differenziato dai singoli componenti della famiglia:

- tutela legale per azioni di risarcimento danno a seguito di errori medici;

- telesalute e assistenza viaggi utilizzabili all’estero in caso di emergenza;

- assistenza domiciliare, che permette di ricevere prestazioni mediche o socio-sanitarie presso il proprio domicilio a seguito di ricovero di almeno 7 giorni in un istituto di cura.

Per  accedere a ProteggiSalute  non è richiesta visita medica preventiva e neppure la compilazione del questionario sanitario. Inoltre sottoscrivendo ProteggiSalute dal 21 febbraio al 30 giugno 2011, si può scegliere l’addebito mensile del premio, in questo caso si ha diritto ad avere gratis i premi relativi ai primi tre mesi.  (La promozione non si applica quindi in caso di pagamento del premio annuo in un’unica soluzione).

In più, con ProteggiSalute, si può sempre beneficiare di una serie di sconti in base alla combinazione di garanzie scelte e al numero delle persone assicurate nella medesima polizza.

La conciliazione una rivoluzione pacifica

Disporre di metodi alternativi alla causa per la risoluzione delle controversie legali è diventato una realtà anche in Italia grazie a una legge che prevede la possibilità per le parti in conflitto di scegliere la mediazione come metodo per la gestione e risoluzione delle loro controversie. Dal 20 marzo del 2011, inoltre, per tutta una serie di materie ad alto contenuto di litigiosità è diventato obbligatorio per i litiganti, prima di attivare una causa, tentare la mediazione. Siamo di fronte a un importante cambiamento di paradigma: dallo scontro in causa, dove escono perdenti e vincenti, alla possibilità con la mediazione di trovare accordi che soddisfino interessi e bisogni dei litiganti. La mediazione però non è soltanto un’alternativa al giudizio per risolvere controversie, ma è molto di più: essa rappresenta un nuovo modo di stare nelle relazioni conflittuali. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione pacifica alla quale siamo chiamati a prendere parte dove esiste l’alternativa al conflitto inteso come scontro e contrapposizione tra le richieste differenti dei litiganti; la mediazione può costituire la base per un cambiamento di prospettiva: non più “io contro di te”, “le mie ragioni sono più valide delle tue” ma “io e te insieme per affrontare un problema che ci accomuna”. I servizi di conciliazione sono aperti presso tutte le Camere arbitrali, in genere presso le CCIA e sono iscritti al Registro degli organismi deputati alla gestione delle mediazioni tenuto dal Ministero della Giustizia

REGOLAMENTO DI MEDIAZIONE in vigore dal 21 febbraio 2011

Art. 1) DEFINIZIONI

Ai fini del presente Regolamento:

- per “Organismo di mediazione”, o semplicemente “Organismo”, si intende l’Ente del sistema camerale, iscritto nell’apposito Registro istituito presso il Ministero della Giustizia, deputato a gestire il procedimento di mediazione ai sensi della normativa vigente;

- per “Responsabile dell’Organismo” si intende la persona fisica, cui sono attribuiti, con atto interno dell’ente camerale, i compiti e le prerogative riservate a tale soggetto dalla normativa vigente, o la persona individuata quale sostituto del Responsabile;

- per “Segreteria” si intende la struttura di supporto, comunque denominata, che cura la gestione delle procedure di mediazione; a capo della Segreteria vi è il Responsabile dell’Organismo.

Art. 2) AMBITO DI APPLICAZIONE

Il Servizio di mediazione offre la possibilità di giungere alla composizione delle controversie civili e commerciali, vertenti su diritti disponibili, tra due o più soggetti comprese le liti tra imprese e tra imprese e consumatori, tramite l’assistenza di un mediatore indipendente, imparziale e neutrale.     La mediazione può svolgersi anche secondo le modalità telematiche.

Il presente regolamento si applica salvo quanto previsto dalla legge.

Art. 3) LA SEGRETERIA

La Segreteria amministra il servizio di mediazione. Coloro che operano presso la Segreteria devono essere imparziali, non entrare nel merito della controversia e non svolgere attività di consulenza giuridica. La Segreteria tiene un apposito fascicolo per ogni procedimento di mediazione.                   La Segreteria può dichiarare concluso il procedimento dandone notizia alle parti:

- in qualsiasi momento le stesse dichiarino o dimostrino di non avere interesse a proseguire il procedimento;

- qualora siano decorsi quattro mesi dal deposito della domanda, salvo diversa concorde volontà delle parti.

La Segreteria dichiara concluso il procedimento dandone notizia alle parti ove l’incontro non abbia luogo per rifiuto, espresso o tacito, della parte invitata ad aderire alla mediazione e qualora la parte istante abbia espressamente richiesto, per iscritto, una semplice attestazione della Segreteria di conclusione del procedimento per mancata adesione della parte invitata. La presente disposizione non si applica quando l’esperimento del procedimento di mediazione costituisce condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010.

Su richiesta di parte la Segreteria attesta altresì per iscritto:

a) l’avvenuto deposito della domanda;

b) l’avvenuta chiusura del procedimento.

L’Organismo potrà avvalersi, anche per lo svolgimento di singole procedure, delle strutture, del personale, dei mediatori di altri Organismi, con i quali abbia concluso uno specifico accordo.

Art. 4) IL MEDIATORE

Il mediatore non decide la controversia, ma aiuta le parti nella composizione della stessa, tramite la ricerca di un accordo soddisfacente. Prima dell’inizio di ciascun procedimento di mediazione e comunque prima dell’incontro con le parti, il mediatore sottoscrive un’apposita dichiarazione di imparzialità, indipendenza e neutralità e aderisce al codice etico. Ove si renda necessario e secondo quanto previsto dalla legge, il Responsabile dell’Organismo può individuare un co-mediatore che aiuti il mediatore nell’esercizio della sua funzione. Ciascuna parte può richiedere al Responsabile dell’Organismo in base a giustificati motivi, la sostituzione del mediatore. Nel caso in cui le funzioni di mediatore siano svolte dal Responsabile dell’Organismo, sull’istanza di sostituzione provvede il soggetto gerarchicamente sovraordinato al Responsabile.

Art. 5) AVVIO DEL PROCEDIMENTO

Il procedimento di mediazione può essere avviato su istanza di parte anche sulla base di un’apposta clausola contrattuale, su invito del Giudice, e qualora la legge preveda l’obbligo di esperire un tentativo di mediazione prima di proporre l’azione giudiziale. Il procedimento si avvia attraverso il deposito, presso la Segreteria di una domanda completa, utilizzando gli appositi moduli cartacei o disponibili on-line sul sito internet dell’Organismo di mediazione.

Nella domanda devono essere indicati:

- il nome dell’Organismo di mediazione,

- le generalità ed i recapiti delle parti e, se nominati, degli eventuali difensori tecnici e/o consulenti,

- l’oggetto della controversia;

- le ragioni della pretesa;

- il valore della controversia, sulla base dei criteri indicati nel codice di procedura civile.

La Segreteria procede all’istruttoria della domanda presentata.

Qualora la domanda si presenti incompleta rispetto agli elementi sopraindicati oppure la parte istante non provveda al versamento delle spese di avvio, il Responsabile dell’Organismo tiene in sospeso la domanda e invita la parte richiedente a provvedere al suo perfezionamento entro il termine di 7 giorni dal ricevimento della comunicazione, decorsi inutilmente i quali non si darà corso alla procedura.

Le parti possono depositare domande congiunte o contestuali.

La domanda può essere depositata anche nei confronti di più parti.

Il Responsabile dell’Organismo fissa la data del primo incontro tra le parti entro 15 giorni dal deposito della domanda, salvo diverso accordo tra le parti o motivate esigenze organizzative.

La Segreteria comunica alla parte che ha attivato la procedura la data dell’incontro. La Segreteria invia alle altre parti la domanda di mediazione e comunica la data del primo incontro con mezzo idoneo a dimostrarne l’avvenuta ricezione. Le parti, 7 gg prima dell’incontro, confermano chi sarà presente allo stesso. La mancata conferma equivale al rifiuto a partecipare all’incontro. Ogni parte ha diritto di accesso agli atti del procedimento, ad eccezione di quelli relativi alle sessioni separate, cui ha accesso la sola parte depositante. Qualora venga a mancare l’apposita abilitazione dell’Organismo successivamente al deposito della domanda, la Segreteria ne informa le parti e fornisce alle stesse l’elenco degli Organismi di mediazione abilitati presso cui potrà svolgersi il procedimento.

Art. 6) L’INCONTRO DI MEDIAZIONE

La sede dell’incontro è presso la sede dell’Organismo o, eventualmente, presso un’altra sede concordata tra le parti, il mediatore e il Responsabile dell’Organismo. Le parti partecipano all’incontro personalmente. In casi particolari, tramite apposita delega scritta, possono farsi sostituire da un proprio rappresentante informato dei fatti e munito dei necessari poteri.     Le parti possono farsi assistere da un difensore tecnico o da un consulente di fiducia.

Il mediatore conduce l’incontro senza formalità di procedura, sentendo le parti sia congiuntamente che separatamente. Il mediatore, d’intesa con le parti, può fissare eventuali incontri successivi al primo.

Su richiesta del mediatore il Responsabile dell’Organismo individua un consulente tecnico seguendo le indicazioni fornite dallo stesso mediatore, sempre che tutte le parti siano d’accordo e si impegnino a sostenerne gli eventuali oneri in eguale misura, salvo diverso accordo. Il compenso del consulente tecnico sarà determinato sulla base del Tariffario stabilito per i consulenti tecnici del Tribunale e al pagamento dello stesso provvederanno direttamente le parti.

Art. 7) ESITO DELL’INCONTRO DI MEDIAZIONE

Il verbale di mediazione è un documento sottoscritto dalle parti e dal mediatore, secondo quanto previsto dalla legge, dà atto dell’esito dell’incontro ed eventualmente, dell’impossibilità di una parte di sottoscriverlo.

Quando tutte le parti lo richiedono, il mediatore, dopo averle informate circa le conseguenze previste dalla legge per il caso di mancata accettazione, formula una proposta di accordo.

La proposta di conciliazione è comunicata alle parti per iscritto, tramite la Segreteria. Le parti fanno pervenire alla Segreteria, per iscritto ed entro sette giorni, l’accettazione o il rifiuto della proposta. In mancanza di risposta nel termine, la proposta si ha per rifiutata.

Salvo diverso accordo delle parti, la proposta non può contenere alcun riferimento alle dichiarazioni rese o alle informazioni acquisite nel corso del procedimento.

In caso di mancata adesione o partecipazione alla procedura di mediazione di una delle parti, il mediatore non può formulare la proposta.

Al termine del procedimento di mediazione la Segreteria consegna alle parti la scheda di valutazione.

Tutti gli oneri e obblighi derivanti dall’accordo raggiunto restano a carico delle parti.

Art 8  RISERVATEZZA

Il procedimento di mediazione è riservato e tutto quanto viene dichiarato nel corso dell’incontro non può essere registrato o verbalizzato. Rispetto alle dichiarazioni rese ed alle informazioni acquisite nel corso di eventuali sessioni separate e salvo il consenso della parte da cui le dichiarazioni e le informazioni stesse provengano, il mediatore e coloro che siano eventualmente presenti sono tenuti alla riservatezza nei riguardi di tutti gli altri soggetti.

Parimenti, il mediatore, le parti e tutti coloro che intervengono all’incontro non possono divulgare a terzi i fatti e le informazioni apprese nel corso del procedimento di mediazione.

A tal fine, i soggetti, diversi dalle parti e dagli addetti della Segreteria, presenti all’incontro di mediazione, dovranno sottoscrivere apposita dichiarazione.

Le parti non possono utilizzare, nel corso di un eventuale successivo giudizio, arbitrato o procedimento contenzioso promossi dalle stesse parti in relazione al medesimo oggetto, anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, le dichiarazioni e le informazioni apprese durante il procedimento di mediazione, salvo il caso in cui vi sia consenso della parte da cui provengono le informazioni e le dichiarazioni. Le parti non possono chiamare il mediatore, gli addetti della Segreteria e chiunque altro abbia preso parte al procedimento a testimoniare in giudizio o deferire il giuramento decisorio sui fatti e sulle circostanze di cui sono venuti a conoscenza in relazione al procedimento di mediazione.

Art. 9) ADEMPIMENTI E RESPONSABILITA’ DELLE PARTI

Sono di esclusiva responsabilità delle parti:

- la proponibilità della domanda, con riferimento alla materia ed alle ragioni della richiesta;

- la qualificazione della natura della controversia;

- la forma e il contenuto dell’atto con cui la parte conferisce delega al proprio rappresentante di cui all’art. 6 del presente Regolamento;

- la veridicità e correttezza delle dichiarazioni inerenti alla richiesta di gratuito patrocinio;

- l’indicazione del valore della controversia;

- l’individuazione dei soggetti nei confronti dei quali la domanda viene presentata;

- la dichiarazione, che la parte rilascia contestualmente al deposito della domanda di mediazione, di non avere avviato presso altri Organismi la medesima procedura.

L’Organismo non può essere comunque ritenuto responsabile di eventuali decadenze o prescrizioni, conseguenti a:

- mancata o ritardata effettuazione delle comunicazioni rispetto agli adempimenti non riconducibili alla responsabilità dell’Organismo.

- imprecisa, inesatta o mancata individuazione dell’oggetto della domanda e del diritto tutelato ad opera dell’istante.

In entrambi i casi uniche responsabili sono le parti interessate. Ai fini interruttivi dei termini di decadenza o di prescrizione, è fatta salva la possibilità per la parte istante di effettuare a propria cura la comunicazione del deposito

L’Euro sempre più forte

La moneta unica europea, che circa 10 mesi fa alcuni giornali stranieri aveva visto sull’orlo del fallimento, ha avuto il suo più forte incremento  dall’inizio dell’anno con una crescita record ed ora  i responsabili politici  si preparano a incrementare i tassi d’interesse.  La moneta si è apprezzata del 3,5% a marzo, l’incremento più in alto in un trimestre dal 2008 e nel primo trimestre ha avuto la miglior performance da quando la moneta unica ha iniziato ad operare nel 1999, secondo l’agenzia Bloomberg.  Mentre le obbligazioni portoghesi rivelano un aumento della speculazione per un possibile default, e le autorità di regolamentazione hanno dichiarato che quattro banche irlandesi hanno necessità di aumentare di 24 miliardi il loro capitale, le preoccupazioni sulla valuta si sono sbiadite rispetto allo scorso anno, quando l’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker e l’investitore miliardario George Soros dichiararono che l’Unione Monetaria si sarebbe sciolta. Nessun paese ha ancora ristrutturato il proprio debito  e la crescita economica supportata dalla Germania spingerà la Banca centrale europea ad alzare i tassi al più presto, forse questa settimana. “L’euro è straordinariamente forte, secondo le circostanze”, ha detto Alan Ruskin, responsabile globale del gruppo di cambio di strategia estera alla Deutsche Bank AG di New York. Non sembra più capace di inciampare nel percorso se non  nella misura in cui il nucleo sembra avere assunto un impegno a finanziare piani di salvataggio  per i paesi dell’Eurozona. L’anno scorso, come capo della strategia monetario internazionale nel Nord America della Royal Bank of Scotland Group Plc, Ruskin ha dichiarato che l’euro a fine anno poteva incontrare il dollaro a 1.28.  L’euro è stato quotato oggi  a 1,4203  a Londra. La Grecia, il cui schiacciante debito aveva contribuito a innescare la crisi, di fronte ad una potenziale “spirale di morte” a causa del costo esorbitante del denaro per un programma di soccorso aveva consentito a  Volcker di dichiarare quattro settimane dopo che la crisi fiscale della Grecia, e il successivo salvataggio potevano portare al rischio di rottura la zona euro. Con 220 miliardi di euro di PIL, l’economia greca è meno del 25% delle dimensioni della Spagna, la quarta economia più grande nell’area della moneta comune. Ora, gli orsi citano Portogallo, Irlanda come nazioni preoccupate per un aumento dei tassi.  E’ invece possibile un ampliamento degli spreads da dover offrire agli  investitori  sui titoli portoghesi a 10 anni rispetto al bund tedesco che si è allargato di 5 punti percentuali la scorsa settimana per la prima volta almeno dal febbraio 1997, quando Bloomberg ha iniziato a raccogliere i dati.  Il primo ministro del paese si è dimesso il 23 marzo dopo che i partiti dell’opposizione avevano respinto il suo piano di riduzione del deficit.  La scorsa settimana, i funzionari governativi irlandesi hanno chiesto a quattro delle maggiori banche d’Irlanda di aumentare di  24 miliardi il loro capitale di € e hanno annunciato l’intenzione di fondere due di loro.  Il governo ha già iniettato 46 miliardi e 300 milioni di € nel settore dei servizi finanziari e la creazione di un’agenzia che ha pagato più di 30 miliardi di euro per prestiti immobiliari rischiosi delle banche nel corso dell’anno passato.  Il totale equivale a circa due terzi delle dimensioni dell’economia irlandese.  La BCE ha aumentato le sue previsioni per l’inflazione di quest’anno, prevedendo che gli aumenti dei prezzi supererà l’obiettivo fino al 2011 quando l’economia si rafforzerà. Gli aumenti dei prezzi al consumo in media sono del 2,3%, su una previsione di dicembre dell’ 1,8%, l’ ha dichiarato  la BCE il 3 marzo, il giorno della riunione mensile di politica. E il  Presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha detto che sui prezzi è necessaria “forte vigilanza”. Il tasso di rifinanziamento della BCE sarà probabilmente alla fine dell’anno di 1,5 punti percentuali superiore al tasso principale della Fed, secondo Bloomberg News e le indagini degli economisti.  Il tasso BCE aumenterà di 75 punti base, al 1,75%, mentre la Fed resterà ferma tra una forbice  di zero e lo 0,25%, secondo i sondaggi. Durante la rimozione degli stimoli per incrementare le attività denominate nella moneta comune potrebbe essere più attraente per gli investitori alla ricerca di rendimenti più elevati, entrare in forza in alcuni dei paesi cosiddetti periferici e mettere in pericolo la ripresa economica.  ”Per alcuni paesi, un rialzo dei tassi non si adatta, in particolare per il Portogallo e la Grecia, ma anche in parte per la Spagna, dove c’è un problema con i mutui “, ha detto Ulrich Leuchtmann , responsabile della strategia di cambio estero in Commerzbank AG di Francoforte, chi si aspettava che l’euro a fine 2011 si fermasse  a 1,32 contro $ come la Fed oggi deve iniziare a ridurre il suo aiuto  all’economia.  “Avremo un aumento del tasso, e questo ovviamente creerà dei problemi”.  L’euro ha toccato un minimo da quattro anni contro il dollaro il 7 giugno come effetto di turbolenze dal debito che ha spinto a 1,1877 contro dollaro.  Da allora si è apprezzato del 19%, raggiungendo un picco in quattro mesi di 1,4269  dollari oggi. L’euro si è rafforzato dell’1,1% rispetto alla scorsa settimana. La Merkel, che ha dichiarato che farà “tutto ciò che è necessario per sostenere l’euro,” il mese scorso ha aiutato a far approvare  un meccanismo di aiuti di emergenza euro-regione, che entrerà in vigore nel 2013.  Sarkozy ha detto che l’unione monetaria è così importante “che loro ci saranno ogni volta che dovrà essere difesa. L’economia della zona euro si è sviluppata dell’ 1.7% nel 2010, e può crescere di pari importo nel 2011, secondo la stima mediana di 19 economisti interpellati da Bloomberg. L’area ha come motore di crescita la Germania, che rappresenta il 30% del PIL della regione. L’economia tedesca si è sviluppata del 3,6% nel 2010, il tasso maggiore degli ultimi due decenni, anche la Grecia e l’Irlanda si sono impegnati sul taglio della spesa. Il Benchmark tedesco DAX Index di stock è salito del 3% nel 2011, dopo aver aumentato del 16% nel 2010 le vendite al di fuori dell’Europa, alimentando così gli  utili societari. Per la  Spagna l’ IBEX 35 Index è al +8,8% dal mese di dicembre. Il parlamento europeo ha approvato la formazione di un meccanismo permanente di stabilità europeo il mese scorso, e, per avere successo, sono stati stanziati sin dallo scorso anno 440 miliardi di euro, in tre anni sotto la supervisione di un’agenzia denominata “European Financial Stability” quale  strumento creato per aiutare i paesi altamente indebitati. Sul debito spagnolo si è mobilitata la speculazione , ma in maniera contenuta, in quanto la riduzione del deficit ha alimentato una certa serenità.  Il rendimento dei titoli spagnoli a 10 anni, sono saliti al 5,31%,  circa 100 punti base superiore alla media degli ultimi cinque anni rispetto al bund tedesco. Meno ancora ha potuto la speculazione sulle obbligazioni italiane che sono tornate allo 0,78% sempre sui bund tedeschi.

La BCE sosterrà il debito irlandese

La Banca Centrale Europea ha dichiarato la volontà di accettare tutti gli strumenti di debito garantiti dal governo irlandese come garanzia a fronte di finanziamenti BCE, mentre il paese cerca di puntellare le sue istituzioni bancarie. Da Francoforte la BCE ha confermato l’impegno a ricapitalizzare le banche d’Irlanda se rispettano il programma di risanamento previsto dalla Unione europea e dal Fondo monetario internazionale che deve dare comunque una valutazione “positiva”. La sospensione del rating alla soglia minima è basata su “questa valutazione positiva del programma, che è composto da “un aumento di capitale di quattro banche, dalla decisione di ridurre la leva finanziaria e dal ridimensionamento del settore bancario. L’Agenzia di regolamentazione irlandese, oggi, ha incaricato quattro banche di aumentare di 34 miliardi di euro il capitale dopo gli stress test sulla loro attività, e il governo ha dichiarato  che prevede la fusione di due degli organismi finanziatori.  Allied irlandese Banks Plc, la più grande fornitrice di credito nel corso del decennio di boom economico, ha bisogno di  13miliardi e 300milioni di €, per la ricapitalizzazione. La BCE ritiene che in questo modo si rafforzeranno le banche  dando loro una solida base di capitale e in questo contesto, l’Eurosistema continuerà a fornire liquidità alle banche in Irlanda. La banca centrale irlandese ha dichiarato che, ad oggi, le banche locali hanno ricevuto fondi dalla BCE per  88 miliardi e  700 milioni di €. Esse possono contare ancora su ulteriori prestiti fino  70 miliardi e 100 milioni di € di liquidità in via eccezionale da parte della banca centrale irlandese, secondo i dati di metà marzo.  Non è la prima volta che la BCE ha allentato le sue regole di garanzia per aiutare un membro della zona euro in stato di pericolo.  Nel maggio dello scorso anno, aveva annunciato che avrebbe accettato tutto il debito del governo greco come garanzia quando i mercati finanziari opposero difficoltà  a prestare capitali alle banche. BCE e FMI intervennero con prestiti pari a 110 miliardi di euro. L’Irlanda è stato il secondo degli ormai 17 membri dell’area dell’euro a ricevere un salvataggio in extremis lo scorso anno. La BCE ritiene validi gli strumenti di debito emessi o garantiti dal governo irlandese per soddisfare gli standard di credito richiesti per le garanzie nelle operazioni di credito dell’Eurosistema. Importanti misure di controllo del rischio saranno riviste in modo continuo.