Dopo quattro giorni di discussioni e incontri si chiude a Davos il World Economic Forum. E’ stato l’incontro che negli ultimi anni ha messo meglio in risalto l’ immagine di un mondo frammentato perchè mai come quest’anno è emerso il divario tra un pianeta dorato e uno tragicamente arretrato, che si alternavano negli interventi degli economisti presenti, pronti ad analizzare e a commentare tutto in ogni momento. Nell’ultimo giorno, coronato da un pranzo sontuosissimo offerto dal Forum a base di aragoste norvegesi, gamberi,etc., i leader hanno finalmente ritrovato l’ottimismo dell’ultima ora: la crisi è finita e non tornerà, l’Eurolandia non si spaccherà. Sul palco dei ‘big’ planetari, 2500 partecipanti in tutto, sono passati il premier russo Medvedev a lanciare appelli contro il terrorismo, la coppia Sarkozy-Merkel con lo spot sulla difesa dell’euro, principi e principesse di Belgio e Norvegia, magnati del calibro di Bill Gates e del russo Oleg Deripaska, banchieri centrali, come Jean Claude Trichet, ministri delle Finanze come Timothy Geithner e Christine Lagarde, artisti sostenitori dell’umanitarismo come Bono. Dai video delle migliaia di computer sparsi in sala stampa e in tutto in gigantesco Congress Center entrava intanto la tragedia dell’Egitto: 100 morti e oltre mille feriti in un Nordafrica diviso tra vecchi regimi e voglia di riforme. Non sono mancati da dentro il Forum gli appelli a Mubarak alla calma, al dialogo: immancabili intermezzi in messaggi di leader tutti incentrati sulla crisi, sul debito, sull’inflazione e la volata dei prezzi delle materie prime. E neanche gli omaggi al terzo mondo in panel sulla crisi alimentare, sull’inequità sociale, sull’inarrestabile Aids che continua a mietere vittime in Africa. A conclusione del World Economic Summit di Davos, tutto incentrato sull’euro-crisi, il tradizionale mini-summit finanziario: tra ministri, regolatori e banche, ha adottato la linea dei toni morbidi e fiduciosi per evitare una stretta delle regole bancarie per evitare nuove crisi finanziarie. Dopo gli spot sull’euro d Francia e Germania, le provocazioni dei banchieri stanchi di sentirsi sotto accusa per la crisi finanziaria del 2008, le sessioni sul come uscire dalla disoccupazione e dalla stentata crescita, il ritorno all’ottimismo è sembrato un leit motiv della riunione. Un incontro in cui il presidente Trichet ha espresso molta soddisfazione per il lavoro fatto e ha parlato di un anno sicuramente positivo dopo anche aver piu volte sostenuto che l’euro non è in crisi e che vede positivamente l’avvio della supervisione europea. “Eurolandia si e’ lasciata alle spalle il peggio della crisi e ha imboccato la svolta”, ha sottolineato il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde. Mentre il collega tedesco Wolfang Schauble ha sottolineato che non ci saranno altre crisi dell’euro. Tutti d’accordo a lavorare per proteggere l’Europa. La speranza, con cui si sono lasciati al mini-summit finanziario è che le banche anche in memoria e gratitudine per i notevoli fondi statali ricevuti, s’impegnino a rilanciare l’economia con i loro finanziamenti”. Secondo Frank Barney della House of Representatives Usa l’incontro ha portato a un nuovo dialogo tra banche e regolatori che hanno riconosciuto che le regole ci sono, l’ importante è metterle in atto rapidamente.
Dopo che ieri l’agenzia Standard & P ha retrocesso il rating del credito del Giappone, ora, l’agenzia Moody’s , non ha escluso il declassamento del debito degli Stati Uniti a medio termine. Aumenta così la sensazione che Moody’s marcherà gli Stati Uniti da vicino per i prossimi due anni, con un outlook negativo per il rating. Se è vero che c’è solo un piccolo rischio che gli USA possano perdere il loro rating massimo di “AAA”, tuttavia, questo rischio, probabilmente è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Come se ne fa una ragione l’agenzia chiamata alla proroga di agevolazioni fiscali presso l’ufficio dell’ex presidente George W. Bush.
Anche la Germania ha da temere, però, nessun voto inferiore è previsto da parte delle tre principali agenzie di rating. S & P, Moody’s e Fitch che hanno dichiarato, ieri giovedì, di riconfermare in pieno il punteggio massimo per la Germania, senza previsioni di messa in discussione nel prossimo futuro. Il Giappone aveva subito giovedì dall’ agenzia di rating S & P, per la prima volta dal 2002 una nota peggiorativa, che ha come effetto la necessità di pagare interessi, generalmente più elevati, per accedere al credito. S & P ha abbassato il rating di un gradino a “AA-”, e quindi ora si attesta a tre livelli al di sotto del top di rating “AAA”. Le ragioni già anticipate da S & P sono che manca un piano credibile da parte del governo giapponese per ridurre il record del debito. Secondo un nota di ieri del Fondo Monetario Internazionale: gli USA e il Giappone devono rapidamente presentare piani di riorganizzazione e di consolidamento delle loro finanze pubbliche. In caso contrario, i mercati finanziari, riserveranno ai due paesi prestiti con tassi d’ interesse sempre più elevati. Negli Stati Uniti, già da mercoledì la Corte dei conti aveva dichiarato al Congresso,che l’imposta fondiaria per l’anno finanziario in corso era giunta ad un deficit record previsto di quasi $ 1.5 trilioni. Questo divario sarebbe di quasi il 40% superiore a quanto stimato nel mese di agosto. “Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare spaventose sfide economiche e finanziarie”, ha dichiarato la Corte. Secondo alcuni esperti il deficit di bilancio è stato creato, in particolare attraverso i miliardi recentemente erogati in agevolazioni fiscali.
Il prossimo 16 febbraio, l’ Eni farà conoscere i risultati operativi relativi al quarto trimestre 2010 che, per notizie proveniente dal mondo bancario internazionale, saranno particolarmente interessanti. La Barclays prevede per il Gas & Power un utile operativo di 698 milioni di euro, in flessione del 38% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I margini di questa divisione rimarranno quindi “sotto pressione in scia all’elevato costo del gas”. Per Barclays, comunque, la compagnia petrolifera italiana, prima di fornire le previsioni per i profitti del business gas, dovrà concludere le rinegoziazioni dei contratti take or pay ancora aperti. Una maggiore chiarezza dovrebbe essere data dalla presentazione strategica del gruppo, in programma il prossimo 10 marzo. Inoltre, sottolineano gli esperti, “è meglio essere cauti prima di conoscere l’eventuale destinazione del 33% posseduto da Eni nella portoghese Galp”. Per quanto riguarda invece la divisione Exploration and Production, Barclays scorge l’inizio di “una fase interessante” dopo la firma del Memorandum of Undestanding (MoU) siglato venerdì scorso con Petrochina. L’accordo prevede una vasta possibilità d’interventi e opportunità di business sia in Cina sia a livello internazionale. Entrando nel dettaglio dell’accordo, le compagnie studieranno opportunità per espandere congiuntamente le loro operazioni negli idrocarburi convenzionali e non convenzionali in Africa. Inoltre, Petrochina valuterà la potenziale acquisizione di una partecipazione in alcuni asset posseduti dal gruppo guidato da Paolo Scaroni. Barclays prova a lanciare la prima ipotesi: “un’area dove Petrochina potrebbe avere un particolare interesse per alcune attività possedute dall’Eni è il Mozambico, dove il colosso asiatico potrebbe diventare il partner naturale per ogni progetto di sviluppo”. Sempre in Africa, di antica data, sono poi i rapporti dell’Eni con la Libia, che ha di recente annunciato l’ intenzione d’ investire in Libia 25 miliardi di dollari. Allo stesso tempo Tripoli detiene una quota di circa l’1% del Cane a sei zampe e non ha fatto mistero di voler salire ancora. Mancano ancora alcuni passi prima che venga effettuata ufficialmente l’aggiudicazione della gara per la costruzione di un’autostrada di 1750 km. Già prima di Natale, il consorzio guidato da Saipem si era rivelato il piu’ accreditato alla vittoria. L’offerta economica presentata dalla societa’ del gruppo Eni è risultata migliore di quella inoltrata da Unieco-Cmb-Socostramo, dall’Ati guidata da Impregilo e dal raggruppamento di Astaldi, la cui valutazione si aggirava intorno a 1,5 miliardi. La fase di prequalifica si era chiusa nell’autunno dello scorso anno, con l’individuazione di otto Associazioni temporanee d’impresa. La costruzione della maxi-autostrada libica, che si estenderà per 1.750 chilometri dalla Tunisia all’Egitto e prevede il finanziamento dell’opera da parte dell’Italia, rientra tra gli accordi del “Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione tra la Repubblica Italiana e la Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista”, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008.
Queste le novità dal primo gennaio 2011, perché si sta gradualmente completando il processo di telematizzazione intrapreso dall’Istituto nazionale di previdenza sociale da qualche anno. Per l’inoltro di alcune richieste, d’ora in poi si dovrà procedere solo ed esclusivamente in via telematica. Queste le tre novità di gennaio (disoccupazione ordinaria, mobilità ordinaria e accentramento della posizione contributiva), ad oggi sono circa una ventina i servizi erogati dall’Inps, dietro presentazione della richiesta solo via pc. Tra questi da ricordare la richiesta di invalidità civile, l’iscrizione al fondo di previdenza delle casalinghe, pagamento dei contributi dei lavoratori domestici, l’iscrizione all’Inps da parte dei lavoratori parasubordinati, i servizi di registrazione per le prestazioni occasionali accessorie. Una svolta importante per il cittadino-utente, e per gli uffici distribuiti sul territorio che potranno smaltire più facilmente il carico di lavoro. Da ricordare che l’accesso all’estratto conto elettronico e al CUD previdenziale, così come a tutti gli altri servizi del cassetto previdenziale del cittadino è consentito solo ai contribuenti muniti del codice PIN rilasciato dall’Inps, o della Carta Nazionale o regionale dei Servizi. E’ in corso l’invio di una lettera in cui vengono fornite tutte le informazioni sul nuovo estratto conto elettronico e sul suo utilizzo. Le persone poco pratiche di internet: potranno continuare a rivolgersi al cosiddetto contact center integrato: il servizio che risponde al numero 803.164 abilitato a rendere chiarimenti sui servizi digitali. Il contact center è definito integrato proprio perché l’assistenza dell’operatore è completa, e si spinge fino alla compilazione e all’inoltro alla sede competente della domanda, con i dati che vengono forniti direttamente dall’utente. Un passo nella direzione nella velocizzazione delle pratiche in favore dei cittadini. L’Inps ha comunque previsto un periodo transitorio di tre mesi in cui sarà possibile presentare le domande con le modalità utilizzate sino ad ora. Oltre questo termine sarà considerato valido solo l’invio per via telematica. Un esempio per capire come funzionano i nuovi servizi: si può immaginare di dover fare richiesta per ottenere l’indennità di mobilità ordinaria. Il primo passo è visitare il sito www.inps.it nella sezione «Servizi al cittadino». Da lì si percorrono le tappe successive, che sono: «Autenticazione con Pin», «Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito», «Cessazione rapporto di lavoro – Mobilità ordinaria». Nella medesima sezione del sito è presente anche il software che consente la presentazione delle domande per ricevere l’indennità di disoccupazione non agricola. Entrambe le prestazioni possono essere richieste, in alternativa, tramite patronati o avvalendosi del contact center integrato (803.164). L’Inps ha presentato di recente anche il nuovo servizio di trasmissione on-line delle domande di congedo di maternità e paternità, sia in caso di parto, sia in caso di adozione/affidamento, nazionale e internazionale, preadottivo e non preadottivo. Il servizio telematico non è ancora stato reso esclusivo, ma dovrebbe esserlo a breve. Al momento rimane l’onere di presentare direttamente (sportello o Posta) alla divisione Inps competente, la documentazione cartacea relativa ai dati non autocertificabili, utili per il riconoscimento della prestazione.
Così le permette di accumulare surplus commerciali perché le nazioni dell’UE non possono svalutare le loro valute, come hanno fatto prima della creazione dell’euro, secondo Romano Prodi, ex primo ministro italiano, ex presidente della Commissione europea ed oggi docente della cattedra di dialogo sino-europeo alla Europe China International Business School di Shanghai. La Germania ha registrato un miliardo di euro di surplus nel solo mese di novembre, il mese più recente per il quale sono disponibili i dati. Per questo il Cancelliere Merkel eviterà manovre masochistiche sull’Euro. La Germania in ultima analisi, assicurerà la sopravvivenza della moneta unica, nonostante le sue preoccupazioni circa il costo delle misure di salvataggio. Con le elezioni di quest’anno in sette dei 16 stati della Germania, assolutamente non può correre ulteriori rischi di alienarsi gli elettori se dovesse accettare lo stanziamento di nuovi fondi di salvataggio senza paletti molto precisi, come un rinnovato patto di stabilità con condizioni molto più dure e automatiche per mettere in riga i paesi dell’ Eurozona riottosi a discipline di rigore economico. Alcuni parlamentari della coalizione hanno espresso preoccupazione per ogni tentativo di rafforzare gli strumenti di salvataggio della UE a spese dei contribuenti tedeschi. Essa, con la più grande economia d’Europa, è già oggi la maggior contribuente dell’UE al fondo di salvataggio di 440 miliardi di euro. La Germania ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno della Germania. Questo è ancora vero oggi, ma per ragioni diverse rispetto al passato. Nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, i nostri vicini hanno voluto contenere la Germania in modo che potessero domare il demone tedesco. I tedeschi erano necessari all’Europa per giocare un ruolo sulla scena internazionale ancora una volta. Anche allora, si trattava di interessi nazionali, ma c’erano anche tante emozioni, perché i nemici della Germania durante la guerra erano chiamati a perdonare ai tedeschi le molte trasgressioni. Il fatto che fossero in grado di farlo ha innescato un profondo sentimento di gratitudine tra le generazioni politiche di Cancellieri come Konrad Adenauer, Willy Brandt e Helmut Kohl, che avevano vissuto anch’essi la guerra. L’Unione europea è probabilmente il più grande prodotto di riconciliazione nella storia. L’Occidente è l’identità politica della Germania. Ma oggi la politica deve tener conto delle diverse dimensioni, sulla base del criterio di 1,3 miliardi di persone che possono essere motivati dalle promesse del capitalismo. Oggi la Germania può solo esercitare un’influenza politica attraverso l’UE, anche se questo sta diventando difficile, a causa della forte relazione reciproca tra la Cina e gli Stati Uniti. Durante il mandato dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, la Germania era ancora indicata come una potenza di medie dimensioni, ma che era davanti a tutti quando si sono resi conto della forte ascesa della Cina che, una volta alla ribalta, avrebbe cambiato il mondo. Ecco perché la forza economica deve andare di pari passo con la forza politica che la Germania può conseguire solo attraverso l’Europa. I tedeschi hanno dato il loro amato marco per l’euro. E’ stata una decisione giusta. L’euro è stato efficace per molti anni ed è stato un bene per la Germania, perché una nazione esportatrice ha bisogno della più grande zona valutaria possibile. Tuttavia, la crisi finanziaria ha mostrato che l’euro ha un grave difetto di progettazione, e cioè che non è supportato da una politica fiscale ed economica uniforme. Le nazioni d’Europa, per orgoglio, non sono state disponibili a rinunciare ad una, sia pur, piccola quantità della loro sovranità, una posizione che è tornato a perseguitarle durante la crisi. È per questo che la Germania deve smettere di cercare di rafforzare la sua posizione con l’esclusione di altri. L’euro ha bisogno di una politica uniforme fiscale ed economica. Poi spetterà ai politici trovare le idee per inserire i tedeschi nei processi di europei di stabilità .
Il ministro dell’Economia francese Christine Lagarde ha dichiarato, venerdì, che i governi europei mirano a promovuore un aumento del fondo di salvataggio di emergenza per far fronte alla crisi del debito, nonché la sua estensione d’intervento per acquistare obbligazioni di stato direttamente sui mercati. Lagarde ha detto che i ministri delle finanze europei dovranno presentare la richiesta per una riunione del Consiglio europeo in marzo e questa riunione potrebbe avere all’ordine del giorno il fondo di stabilizzazione e l’ autorizzazione ad acquistare debito pubblico sul mercato secondario. L’incremento della European Financial Stability Facility (EFSF) è una delle opzioni possibili, ma secondo il parere di numerosi esperti, se dovesse essere presa una decisione in questa direzione sarebbe necessario decidere una cifra precisa di aumento in modo che possa essere approvato dai parlamenti nazionali. Sino a questo momento, lo stesso governo francese non è unanime nel sostenere questa decisione, in quanto altri ritengono che il fondo sia sufficiente.
Il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato, giovedì, che il dibattito sul rafforzamento della dimensione del fondo di salvataggio non è realistico. Secondo quest’ultimo l’EFSF è grande abbastanza e stima che solo circa 250 miliardi di euro del fondo di 440 miliardi siano effettivamente disponibili per i paesi della zona euro a causa di un complesso sistema di garanzia dei prestiti. Secondo alcuni analisti il fondo non sarà sufficiente a salvare la Spagna e il Portogallo se quest’ultime dovessere cedere alle pressioni del mercato del debito e chiedere aiuto.
Alla domanda a quanto dovesse ammontare un eventuale aumento del EFSF, Lagarde ha dichiarato: “E’ molto prematuro pronunciarsi. I Ministri dell’economia e delle finanze dovranno presentare le loro proposte a una riunione del Consiglio europeo di marzo. Valutando le opzioni che includono una serie di strumenti. Non si tratta solo di decidere una cifra nuova per l’EFSF, ma di stabilire quale meccanismo europeo di stabilità (ESM) utilizzare, quale transizione tra uno e l’altro, il modo in cui vengono utilizzati e la possibilità di acquistare obbligazioni sul mercato secondario.
In Europa dopo la chiusura positiva di ieri dell’emissioni dei titoli di stato del Portogallo, le Borse riprendono fiato con buoni rialzi. In settimana si aspetta la riunione della BCE di giovedì, per la quale non si prevede alcuna sorpresa (i tassi dovrebbero essere confermati all’1%).
Qualche preoccupazione si nutre per un possibile ritorno dell’inflazione. La stima preliminare dell’inflazione nell’area euro per il mese di dicembre ha sorpreso al rialzo, evidenziando una crescita dei prezzi del 2,2% su base annuale dal precedente 1,9%. Si è tornati in questo modo a superare la soglia del 2% per la prima volta dal novembre 2008, un livello considerato dalla Banca Centrale Europea come l’obiettivo ottimale di lungo periodo. Al momento il dettaglio delle componenti non risulta ancora disponibile, ma dovrebbe confermare come l’incremento dei prezzi possa avere un carattere temporaneo. Infatti, gran parte degli aumenti sono da imputare alla componente volatile legata ai prezzi del petrolio, ai massimi da oltre due anni. Inoltre, sul dato hanno probabilmente inciso i rincari dei prezzi delle derrate alimentari; a tal riguardo, un recente rapporto della FAO ha rilevato come i prezzi degli alimenti abbiano toccato un nuovo record nel corso dello scorso mese, superando i livelli registrati nel periodo 2007-08. Per tale motivo, l’inflazione core (la componente che esclude alimentari ed energia) dovrebbe essere rimasta ferma all’1,2% su base annuale (0,4% su base mensile) confermando scarse pressioni sul livello generale dei prezzi; anche nei primi mesi del 2011 l’inflazione dovrebbe restare di due-tre decimi al di sopra del 2%. Tale dinamica non dovrebbe portare a conseguenze nella politica monetaria della BCE, i cui tassi ufficiali rimarranno fermi ancora per molti mesi.
In Italia. La settimana parte bene con le notizie fornite dall’Istat dell’aumento della produzione industriale con un piu 4,6% nei primi 11 mesi del 2011.
La Germania chiude l’anno con un incremento del PIL del 3,6% e secondo i dati forniti dal governo federale il deficit di bilancio dovrebbe chiudere entro il 3% come da parametri di Maastricht.
In USA il calendario di questa settimana prevede che il CPI di dicembre (atteso a 0,4% m/m da 0,1% e a 0,1% a/a, in conferma) e il PPI sempre di dicembre (stima a 0,8% m/m, in conferma, e a 3,8% a/a da 3,5%). Le vendite al dettaglio di dicembre sono attese a 0,8% m/m, in linea con il dato precedente, e a 0,7% escluse le auto dal precedente 1,2%, la produzione industriale di dicembre è stimata pari a 0,5% m/m (da 0,4% precedente), e l’indice elaborato dall’Università del Michigan di gennaio (preliminare) è atteso a 75,5 da 74,5.
Il ministro delle finanze giapponese Yoshihiko Noda, ha annunciato questa mattina che “è opportuno che il Giappone contribuisca a rafforzare la credibilità dell’operazione” per stabilizzare l’area dell’euro. Il ministro ha anche dichiarato che il governo farà ricorso agli euro detenuti nelle sue riserve in valuta estera per finalizzare gli acquisti. Il Giappone dovrebbe comprare circa il 20% di nuove obbligazioni emesse dall’European Financial Stability (EFSF) il fondo sovrano di salvataggio della zona euro come parte del piano di salvataggio d’Irlanda. Dopo questa affermazione, l’euro ha guadagnato lo 0,4% contro lo yen.
Questa settimana, Portogallo, Spagna e Italia si sono rifinanziati sul mercato, pagando qualche punto-base in più sui tassi, come gli Stati Uniti che hanno messo sul mercato 32 miliardi di dollari di obbligazioni oggi e 66 miliardi di dollari in tutta la settimana. A Lisbona, il governo portoghese fatica a parlare con una voce sola ad affrontare la pressione crescente da parte dei mercati che lo avevano spinto a cercare il sostegno europeo, mentre il tasso d’ interesse sui prestiti a lungo termine sono saliti al 7% circa. A sua volta, il Belgio vede erodere la fiducia degli investitori e i tassi obbligazionari del suo debito sono saliti a circa 4,25%. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha minacciato di degradare la nota del suo debito. Dopo il Fondo monetario internazionale, anche il re del Belgio Alberto II ha chiesto al suo premier e al governo un grande sforzo fiscale. Il Giappone, quindi, si appresta a seguire l’esempio della Cina che, dopo aver acquistato (o espresso il desiderio di farlo) titoli di diversi Stati, come Portogallo, Grecia e Spagna, ha dato oggi la disponibilità a sottoscrivere direttamente il debito europeo.
Nella ricerca di trovare nuovi parametri per rendere i costi dei diversi sistemi leggibili e paragonabili, i risultati emergenti, da uno studio effettuato dal Centro per la ricerca economica europea (ZEW) per conto del Ministero federale delle Finanze tedesco, sono che i fondi a breve termine sono più economici delle polizze-vita a lungo termine. Per anni, i fondi azionari e le compagnie di assicurazione, raccomandano, per la difesa del risparmio, contratti a lungo termine con una larga gamma di scelte. I loro prodotti sono esattamente paragonabili sulla durata nel tempo, ma sino ad oggi non è stato mai fatto. Questo in parte perché i fondi puntano naturalmente sul denaro e la sua rotazione, ma anche perchè non hanno rischi assicurativi da contabilizare: il rischio che il risparmiatore muore troppo presto o vive troppo tempo, per cui diminuisce il peso della parte rischio sul premio di una polizza di più lunga durata. In secondo luogo, non cè’è una grande trasparenza nè da parte dei fondi, né da parte delle assicurazione, su quanto prendono di soldi dagl’investitori nel corso degli anni. E ora questo potrebbe cambiare.
In Germania pensano che oggi entrambe le parti hanno la possibilità di utilizzare un indicatore come supporto tecnico, per confrontare il costo dei prodotti. Esso suona così: “Possiamo benissimo vivere con lo stato futuro, questo indicatore ci garantisce un ritorno ad una politica riformista dopo che nella realtà tutti i costi sono diventati trasparenti”, afferma Andreas Fink del Fondo Associazione delle BVI. A bilanciare questa dichiarazione c’è Grossman della Federazione tedesca degli assicuratori (GDV) che dice: “Accogliamo con favore la trasparenza dei costi, soprattutto se colpisce tutti allo stesso modo.” In verità, fra i conservatori non ci sono grandi entusiasmi e unanimità su questo tema. Pertanto, molti sperano che il codice sarà ora introdotto. I parametri dovrebbero essere:
* Performance dei fondi azionari entro un termine di 10 anni;
* Assicurazione sulla vita: la scelta di fondo delle assicurazioni, con la ripartizione dei costi sulle polizze;
* Problemi di proprietà: la scelta di contratti finanziari è spesso un problema di proprietà;
* Pensioni: la grande prova nei risultati delle pensioni complementari Riester-clienti
Walter Riester esponente dell’ SPD, dal 1998 al 2002 è stato Ministro del Lavoro e degli Affari sociali nel governo dell’allora cancelliere Gerhard Schröder. Il suo nome è conosciuto soprattutto per il cosiddetto Riester-Rente, una pensione privata aiutata da un sistema di sovvenzione che prevede contributi statali sul pagamento dei premi a secondo i livelli di retribuzione e carichi di famiglia: se single o con bambini a carico, che è stato creato durante il suo mandato. Il Riester-Cliente aiuta l’individuo ad essere motivato a prendersi cura della sua pensione attivamente. Lo stato dimostra di sostenerlo con il pagamento di determinati importi e / o garantendo incentivi fiscali.
Poichè tutti sanno che gl’investitori sono una manna per le banche e, come ha detto ieri in un simposio a Parigi, il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, gli stati ”hanno salvato le banche e purtroppo anche gli speculatori”, senza dubbio, per arrivare a questo risultato, occorrerà l’intervento del legislatore per ottenere una maggiore trasparenza dei costi.
Negli ultimi anni molte variabili hanno prodotto impatti profondi sul sistema delle imprese agricole. Esse sono sostanzialmente di duplice natura: economica e politica. Dal punto di vista economico le instabilità e variabilità che ormai annualmente caratterizzano l’andamento delle quotazioni delle principali produzioni agricole (grano, mais, riso, soia) ha condotto le imprese a confrontarsi con elementi nuovi, che hanno determinato effetti positivi, ma anche amplificato la portata del rischio di prezzo per i produttori. Dall’altro lato le continue riforme che hanno caratterizzato l’evoluzione della Politica agricola comune (Pac), di cui l’Health Check rappresenta l’ultimo passaggio in ordine temporale, hanno determinato la riduzione delle rete protettiva garantita all’agricoltura. L’azione combinata di questi elementi sta producendo un inasprimento del contesto competitivo del rischio imprenditoriale, che in definitiva si traduce nelle sempre più ampie oscillazioni di reddito degli imprenditori agricoli, non più protetti dagli interventi della Pac e sempre più esposti all’andamento dei prezzi e dei mercati. Al contempo, però, sono state anche potenziate le opportunità di gestione dei principali rischi in agricoltura tramite l’utilizzo di strumenti di copertura agevolati. Infatti, l’art. 68 dell’ accordo sull’Health Check prevede che gli Stati membri possano destinare il 10% dei massimali di bilancio nazionali applicabili ai pagamenti diretti a specifiche misure sia per sostenere interventi specifici (a favore della qualità, o per particolari modalità produttive, ecc.), sia per la gestione di rischi in agricoltura, come le polizze assicurative, uno strumento che nel prossimo futuro sarà sempre più importante nelle politiche agricole. Gestire i rischi in agricoltura può significare, infatti, stabilizzazione del reddito aziendale e trasferimento e/o eliminazione di parte del rischio (di produzione, di prezzo, finanziario, ecc.) associato all’attività imprenditoriale. Nel nostro Paese il mercato delle assicurazioni agevolate in agricoltura, che fino a non molto tempo fa consentiva d’ “immunizzarsi” esclusivamente contro il pericolo grandine, ora vede l’offerta di strumenti che ampliano le tipologie e le combinazioni di rischio assicurabili. A determinare ed accompagnare questo percorso sono state una serie di norme (dalla legge di istituzione del Fondo di solidarietà nazionale, risalente al 1970, fino alla recente riforma avvenuta con il decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102) che hanno condotto alla definizione di un quadro normativo sempre più preciso e onnicomprensivo. A tal proposito, la definizione da parte del ministero delle Politiche agricole del Piano assicurativo agricolo nazionale (Paan), entrato in vigore per la prima volta nel 2005 ad aggiornamento annuale, rappresenta il quadro di riferimento che detta le regole per la copertura dei rischi tramite assicurazione agevolata. Lo strumento assicurativo diventa dunque sempre più sostenuto ed incentivato dalle istituzioni, sia comunitarie che nazionali, tanto che l’obiettivo di alcune recenti previsioni normative è quello di far sì che alla logica della compensazione expost si sostituisca un diverso modus operandi, basato appunto sulla diffusione delle polizze assicurative, per far sì che il reddito degli agricoltori trovi opportune forme di salvaguardia attraverso l’utilizzo di strumenti appropriati, non distorsivi della concorrenza e del libero mercato. Il prossimo passo, auspicabile, come scelta comunitaria sarà il premiare tutte quelle azioni, politiche che aiutino a difendere il suolo e l’ambiente, in generale, dall’inquinamento
I mesi invernali, da novembre a marzo sono piacevoli e freschi, e solo ai piedi dell’Himalaya la stagione è rigida. Se qualcuno volesse visitare questa Paese è il periodo migliore. Controllato il passaporto se ha una validità residua di almeno sei mesi e un visto turistico occorre solo un po di pazienza per organizzare il viaggio. Da Milano Malpensa ci sono voli diretti che in 8/9 ore permettono di giungere all’aeroporto Indira Gandhi di New Delhi. In questa città un primo impatto con l’India vera si ha a Chandni Chowk, la Via dell’Argento, un kilometro di bazar e negozi traboccanti di persone, grida mercanzie, tra profumi di gelsomino e ambra, una strada centrale della città vecchia che era stata nel 700/800 la più elegante del mondo. Oggi rappresenta lo scollamento tra un mondo di ricchi, vestiti di costosi e sfarzosi sari e i nugoli di poveri che sostano sui marciapiedi. Nel valutare il comportamento degli indiani bisogna ricordare che la chiave di comprensione è che ad essi non importa molto della vita quotidiana, del fango e del sudiciume. Essi sono fieri per ciò che esiste nella loro immaginazione e che si esprime nell’archittettura dei templi, in quelle divinità impiastricciate di fiori, riso burro, dolciumi. Questo mondo dai mille dei sono un pò un inganno perchè poi è un tutt’uno. Il rapporto con gli dei è straripante bisogna sempre tenere a mente queste cose perche gl’indiani, tra i popoli asiatici sono unici con cui parli, tutti parlano inglese e credi di capire eppure sono i più inafferrabili. Al contrario dei cinesi che hanno odiato e odiano i loro colonizzatori l’India sembra riuscire a far coesistere tutto e tutti. Poi c’è lo sviluppo moderno impetuoso che tutto cambia lasciando la stragrande maggioranza della gente ancorata al suo passato. A Mumbay, ex Bombay, città di 13,66 milioni di abitanti, è la seconda città più popolosa del mondo dopo Delhi. Insieme con la vicina periferia di Navi Mumbai e Thane, forma un agglomerato urbano di 19 milioni di abitanti, rendendola la quinta più popolosa area metropolitana del pianeta. Capitale commerciale e dell’intrattenimento dell’India, genera il 5% del PIL del paese, il 25% della produzione industriale, il 40% del commercio marittimo, e il 70% delle transazioni di capitali dell’economia indiana. Nonostante queste cifre riesce a mantenere una caratteristica “old” India. Calcutta è molto più India della capitale New Delhi. E lì, sia pure nella miseria, nell’estrema povertà e malattia, la gente ha una luce negli occhi che noi non abbiamo più. Benares è una vera sopresa. Altra tappa fondamenta del pellegrinaggio in Oriente. Costruita sul Gange, con case principesche, ogni raja anticamente aveva il suo palazzo per andarci a morire. L’Himalaya è l’opposto del formicolio della gente. E’ solitudine. E’ lì che l’India è stata ideata, dove vivono i rishi, coloro che vedono. E’ la culla del Gange.
Per visitare questopaese, grande come continente, occorrerebbero minimo tre mesi. I monumenti più significativi si possono trovare sui vari depliant turistici e la scelta di quali visitare, deve essere compatibile con il tempo a disposizione. Nelle città segnalate vale la pena di rimanere qualche giorno in più, soprattutto se si ha voglia di capire perché hanno un approccio alla vita così diverso dal mondo occidentale. Parlare con la gente comune, magari visitando qualche tempio o sostando in qualche giardino, può regalare un’esperienza che rimarrà nella nostra vita.


