Bancassurance in Banca Intesa

E’ notizia del 22 dicembre che l’Antitrust  potrebbe dare presto  il via libero definitivo alla riorganizzazione delle attività assicurative di Intesa-Sanpaolo, che prevede l’integrazione, post-fusione con il Sanpaolo-Imi di Torino, tra Intesa Vita, Eurizon Vita, Centrovita e Sud Polo Vita.

 La rioganizzazione  darebbe vita a quello che, in base ai dati del 2009, sarebbe il quarto gruppo assicurativo in Italia nel ramo vita con una raccolta di 7,2 miliardi, subito alle spalle del gruppo Allianz.

Intesa Sanpaolo, nata il 1° gennaio 2007 dalla fusione di due grandi realtà bancarie italiane Banca Intesa e Sanpaolo IMI, è leader in tutti i segmenti con una quota di mercato del 16% nei crediti e del 17% nei depositi con la clientela. Ha solidi livelli di patrimonializzazione e qualità dell’attivo migliore nel sistema, con circa 5.900 filiali, una quota di mercato 17% e 11,3 milioni di clienti ha la rete più estesa in Italia. All’estero ha una presenza  selettiva  nel retail banking nei Paesi del Centro-Est Europa e del Bacino del Mediterraneo, con 8,6 milioni di clienti e circa 1.800 filiali in 13 paesi. Inoltre possiede una rete internazionale  presente in 29 Paesi per sostenere le attività della clientela corporate all’estero.

Intesa Sanpaolo è il primo gruppo “verde” italiano e il tredicesimo nella classifica globale dei 100 grandi gruppi più verdi del mondo secondo la classifica pubblicata da Newsweek. Si tratta delle 100 società che nell’ultimo anno si sono distinte per una politica aziendale rispettosa dell’ambiente favorendo progetti di sviluppo sostenibile. La classifica è stata stilata da Newsweek in collaborazione con MSCI ESG Research sulla base di tre criteri, tra di loro ponderati: 

1) Impatti ambientali (45%): più di 700 parametri di valutazione sono stati utilizzati per la valutazione di questo parametro, tra cui le emissioni di gas serra, gestione dei rifiuti, uso razionale dell’acqua. [Intesa Sanpaolo si è posizionata come ottava azienda a livello mondiale con un punteggio di 92,97].

2) Politiche ambientali (45%): attraverso questo parametro è stato valutato come le società gestiscono la loro impronta ambientale. Più di 70 indicatori sono stati utilizzati suddivisi in: politiche e performance di climate change e di inquinamento, impatto ambientale dei prodotti, amministrazione e gestione delle questioni ambientali interne all’azienda. [In questo caso Intesa Sanpaolo si è posizionata prima tra le Banche con un punteggio di 82,92]

3) Sondaggio reputazionale (10%): il punteggio è stato dato sulla base di un sondaggio effettuato presso professionisti della CSR, accademici e altri esperti ambientali iscritti al CorporateRegister.com.

Inoltre Intesa Sanpaolo aderisce agli Equator Principles, linee guida volontarie la cui applicazione fa si che le opere finanziate, in particolare quelle di maggior impatto ambientale, rispondano a requisiti di sostenibilità (protezione della salute e della sicurezza umana, condizioni di lavoro, conservazione del patrimonio culturale e della biodiversità, impatti socio-economici sulle comunità locali, prevenzione e riduzione dell’inquinamento).

La nuova tabella dei punti patente

In questi giorni di grande traffico natalizio ricordiamo che dal 13 agosto scorso, sono cambiate le regole per la decurtazione dei punti patente in caso d’ infrazioni, ma anche per il loro recupero. Da quanto si legge sul sito della Polizia di Stato, sezione Stradale, l’intento del legislatore è quello di rendere più graduale la differenza  dei punti cancellati tra i diversi scaglioni previsti per la stessa infrazione.

Vale come esempio il superamento del limite di velocità:

- se si supera il limite di oltre 40 km/h, ma entro i 60 km/h, la decurtazione passa da 10 punti a 6;

- se si supera il limite di oltre 10 km/h ma entro i 40 km/h, la decurtazione non è di 5 punti ma di 3.

Le altre novità sono:

- Revisione della patente: è prevista per chi commette un’infrazione da almeno 5 punti alla quale seguano, nell’arco di successivi 12 mesi, altre due violazioni da almeno 5 punti ciascuna.

- Neopatentati virtuosi: questa novità vuole premiare il neopatentato nel caso in cui non commetta violazioni che prevedono decurtazione di punti; gli verrà attribuito sulla sua patente di guida un punto ogni anno, fino ad un massimo di tre.

Il sito della Polizia di Stato offre molte informazioni utili sulla patente a punti, su come conoscere il proprio saldo punti e su tutte le norme che la regolano, compresa una tabella delle penalità e dei punti. La patente a punti è il meccanismo introdotto in Italia dal 1 luglio 2003 attraverso il quale, ad ogni conducente di un veicolo viene attribuito un punteggio (inizialmente 20 punti) che viene decurtato in caso di infrazioni. All’esaurimento dei punti disponibili per conservare la patente è necessario superare nuovamente l’esame di teoria e l’esame di guida. Restano le vecchie sanzioni accessorie. Anche dopo l’introduzione della patente a punti, resta pienamente efficace il sistema attuale con la possibilità della sanzione accessoria della sospensione immediata della patente di guida.

- Obbligo di comunicazione del conducente.

Qualora il conducente non sia stato identificato, l’obbligato in solido a cui il verbale è notificato, è tenuto a comunicare, entro 60 giorni, all’ufficio o comando che ha accertato la violazione, i dati personali e della patente del conducente responsabile della violazione.

Se il proprietario omette di fornire i dati identificativi scatterà per lui una sanzione che va da un minimo di 263 euro fino ad un massimo di 1.050 euro. Non gli verranno però decurtati i punti sulla patente.

Sulla base di motivazioni documentate ed attendibili il proprietario dell’auto ha la possibilità di giustificare la sua impossibilità a conoscere, e dunque a comunicare, i dati del conducente. Dall’8 agosto 2009 è prevista la decurtazione dei punti dalla patente di guida o dal patentino anche per i conducenti maggiorenni di ciclomotori e minicar.

Polizze vita e conflitto interessi

Il TAR del Lazio, con sentenze n. 33044/2010, 33133/2010, 33033/2010, 33031/2010 del 27 ottobre 2010, ha accolto i ricorsi presentati nel luglio 2010 da parte di ABI – Associazione Bancaria Italiana unitamente a 5 primari Istituti di credito (Banca Nazionale del Lavoro, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Unicredit Family Financing Bank), di ASSOFIN – Associazione italiana per il credito al consumo e immobiliare unitamente a 4 primarie società finanziarie (Agos-Ducato, Compass, Findomestic Banca, Fiditalia), di Assilea – Associazione Italiana Leasing e di UBI Leasing, ritenendo fondato il vizio procedimentale e dichiarando l’assorbimento di ogni altra censura. Non ha infatti ritenuto che gl’ incontri e le altre iniziative adottate dall’ISVAP per il confronto con il mercato sulla disposizione in argomento fossero equivalenti alla previa pubblicazione dello schema di previsione regolamentare sul sito internet dell’Autorità. Tenuto conto delle motivazioni delle sentenze e ritenuto che per la tutela dei consumatori – in particolare di quelli che avendo necessità di ricorrere a mutui e finanziamenti si vedono offrire in abbinamento dagli stessi enti finanziatori polizze vita e danni – l’Isvap ha ritenuto  di fondamentale importanza intervenire per disciplinare il conflitto d’ interessi degli intermediari assicurativi, e ha  sottoposto a pubblica consultazione, a mezzo del proprio sito internet, lo schema di previsione regolamentare. Al momento sul sito dell’ISVAP, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e d’interesse collettivo, che ha  funzioni di controllo nel settore delle assicurazioni e sulle normativa di riferimento, e ha ribadito il suo no al conflitto d’interessi, sono presenti :

- un documento che contiene lo schema di Provvedimento,

-  la relativa relazione di presentazione, volta a regolamentare il tema del conflitto di interessi degli intermediari assicurativi mediante modifica all’articolo 48 del Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006 sulla intermediazione assicurativa. Eventuali osservazioni e proposte possono essere inviate all’Autorità entro il 31 gennaio 2011 all’indirizzo di posta elettronica: conflittointeressi@isvap.it.

Al termine della fase di pubblica consultazione sullo stesso sito saranno  pubblicate:

- le osservazioni pervenute, con indicazione del mittente, fatta eccezione per i dati e le informazioni per i quali il mittente stesso richieda la riservatezza, motivandone le ragioni.

- le conseguenti risoluzioni dell’Autorità.

Basilea III, l’Italia sta meglio di molti paesi

Il sistema bancario italiano si è dimostrato più solido rispetto a quello di molti altri paesi europei, nell’affrontare la crisi finanziaria che da due anni sta flagellando l’economia mondiale. Il  protocollo d’intesa noto, come Basilea III, che a regime  nel 2019 sostituirà “Basilea” 1988 e 2008 servirà a rafforzare il patrimonio delle banche ed evitare crisi globali future. In pratica si dovrà arrivare a una ricomposizione dei requisiti patrimoniali verso strumenti di qualità più elevata, per potenziare il capitale più riserve, il cosiddetto Common Equity. Per questo, le banche in Europa, USA e Giappone saranno obbligate entro il 2015 ad effettuare una massiccia raccolta, fra i 600 e gli 800 miliardi di euro, di capitale ordinario. Una migliore qualità, e una maggiore quantità, di capitale di garanzia potranno essere raggiunti solo attraverso una modifica della struttura di ciascun istituto, con un costo sostanziale. La prima data fissata dai banchieri centrali è a fine 2012, quando il common equity in grado di assorbire le perdite dovrà passare dal 2 al 3,5%, poi il 4,5% nel 2015, e, successivamente, un altro cuscinetto del 2,5%, da utilizzare in base alle necessità.  L’applicazione delle nuove regole provocherà una restrizione del credito per l’aumento dei costi che le banche dovranno sopportare  tanto che uno studio dell’Institute International Finance, composto da 400 istituzioni finanziarie private, calcola che l’applicazione di Basilea III potrà influenzare negativamente la crescita europea dell’ 1% annuo e dello 0,5% negli Usa. Un’altro della Bundesbank ha messo in evidenza che l’impatto di Basilea III significherà  per le maggiori dieci banche tedesche 50 miliardi di euro di capitale in più, il 2,1% del Pil, salendo a 200 miliardi, se si consoliderà l’intero sistema finanziario. Nel resto d’Europa, secondo il governatore Mario Draghi della Banca d’Italia, le banche della penisola sono “solide e hanno requisiti patrimoniali superiori ai minimi, nella media internazionale e a volte anche migliori”, l’esborso sarà comunque di 20-25 miliardi che si situa tra l’1,3% e l’1,6% del PIL nominale 2009 (ma alcune fonti parlano addirittura di 40 miliardi) cifra minore del 25% a quello delle banche spagnole, ma dove la cifra rappresenta una quota di PIL maggiore (1,9%-2,4%). In Gran Bretagna e Francia, l’ammontare potrà sfiorare il 5% del Pil con 100 miliardi di euro. Inoltre, Basilea III vuole una migliore qualità del capitale, formato da più azioni e meno titoli ibridi, e su questo fattore tecnico l’Italia è messa meglio perchè nel passato ha limitato il ricorso agli strumenti ibridi di capitale pari a circa 10 miliardi di euro. Tuttavia, alcuni analisti mettono in guardia da eccessivi ottimismi: il rischio sul tessuto tipicamente italiano delle piccole  e medie imprese è di vedere un ulteriore restringimento nell’erogazione a queste ultime delle somme necessarie a farle sviluppare, e più in generale, considerando la sua estesa base di depositi e di risparmio, il sistema bancario italiano correrebbe un rischio di vulnerabilità come terra di conquista da parte di concorrenti stranieri pressati dall’esigenza di riequilibrare il proprio profilo di liquidità.

La Cina guadagna il livello AA- e Hong Kong le tre AAA

Le banche cinesi stanno pagando  un tasso d’interesse doppio, rispetto ad un anno fa, per i fondi che il governo mette a disposizione delle banche  dopo che l’aumento delle riserva ha portato ad una carenza di liquidità nel sistema finanziario e la crescita  rapida dell’inflazione ha prosciugato i depositi. Il tasso richiesto dal ministero delle Finanze è stato del 5,4% per 30  miliardi di yuan ( 4,5 miliardi di euro) nell’asta mensile a sei mesi di ieri. I tassi alle aste nel  dicembre 2009 e gennaio 2010 sono stati del 2,35% e 2,92%. Anche la domanda di cassa delle amministrazioni pubbliche è aumentata dopo l’ordine della People’s Bank of China alle banche finanziatrici di aumentare le riserve per la sesta volta nel 2010, come parte di un  piano per domare l’inflazione cresciuta velocemente negli ultimi due anni.  Gli sforzi della Cina per garantire la stabilità della sua economia ha portato ieri la Standard & Poor’s ad  alzare il rating del credito della Cina, a AA-,cinque  livelli superiori a Brasile, India e Russia. “Le banche, soprattutto quelle che hanno prestato in maniera aggressiva, hanno  fame di depositi per soddisfare le richieste “Loan-to-deposito” aumentate del 75%, prima della fine dell’anno, “ha detto Shi Lei, capo del settore ricerca del reddito fisso  a Shenzhen in Ping An Securities Co., la seconda compagnia di assicurazione, della Cina. “La situazione è stata aggravata dalla recente carenza di liquidità nel mercato interbancario  dopo i recenti aumenti di riserva-ratio”. Il tasso pronti contro termine a sette giorni, un indicatore del  livello di finanziamento interbancario, è salito a 45 punti base, ieri a 3,72%, il più alto dall’ottobre 2008, secondo quanto pubblicato  dal Centro Nazionale di finanziamento interbancario a Shanghai. Questo  incremento della settimana di 1,23 punti percentuali è il più grande dall’ ottobre 2007. I prezzi al consumo sono saliti, il mese scorso, del 5,1%  rispetto all’anno, il balzo più forte  dal luglio 2008  e 2,9 punti percentuali superiore al tasso dei depositi a sei mesi che  le banche possono offrire alle famiglie. “Le persone non vogliono depositare  soldi nelle banche perché  tassi di interesse reali restano negativi rispetto all’inflazione che accelera ” ha dichiarato  Chen Jianheng, un analista del reddito fisso in Cina International Capital Corp. a Pechino. “Così la crescita in totale dei depositi è stata più lenta di quella dei prestiti totali. ” La China Banking Regulatory Commission ha chiesto alle banche commerciali di gestire i rischi su crediti con maggiore prudenza e  rigore. Le passività potenziali nel sistema bancario sono state riconosciute come il rischio di credito della Cina nel rating Standard &  Poor’s  nell’annuncio di ieri. Questi rischi sono  compensati  dalle sostanziali  riserve di valuta straniera e da un debito pubblico ridotto, ha dichiarato  la S&P. Per questo il rating di lungo termine della Cina è stato alzato a livello  AA-, il quarto più alto, e quello di Hong Kong è salito a AAA. Per un paragone: il  Brasile e l’India hanno rating BBB-,  più basso di 10  nella scala dei ratio. La Russia è un gradino più alto a BBB.  La  decisione di S & P segue una mossa simile da parte di Moody’s Investors dello  scorso mese  ed è in linea con una tendenza verso tutti i mercati emergenti, dall’Indonesia al Brasile alla Turchia, tutti in pool- position per  aggiornamenti a livelli superiori   o di prospettive positive. “L’escursione del rating aumenterà l’attrattiva della Cina come destinazione d’ investimenti “, ha detto Ken Peng,  economista di Citigroup Inc. con sede a Pechino. “Il rating potrebbe essere alzato ulteriormente, ma ci vorrà un po di tempo.

 

I primi ministri della UE hanno detto si al fondo permanente di sostegno

Mentre sulla scena europea, Angela Merkel incarna la nuova ‘Lady di ferro’, accettando di aiutare i paesi in difficoltà solo se si inchinano alle regole tedesche, un ministro importante, discretamente evidenzia alcune differenze, si tratta di Wolfgang Schäuble, Ministro delle Finanze. Questo uomo di 68 anni, paralizzato da 20 anni, non fa trascorrere  settimana senza che pronunci parole di sotegno all’Eurozona che sembrano contrastare con le posizione assunte dalla  Cancelliera in materia.

La creazione di titoli di Stato europei? ‘Nessun interesse’, secondo la Cancelliera. ‘Non ci sono  attualmente le condizioni  nella zona euro’, ha detto il suo ministro. Per il  Presidente del Bundestag, che già nel 1994,  aveva proposto l’istituzione di un nucleo forte in Europa  composto dalla Francia e dallla Germania, un’idea che Parigi non ha mai preso in considerazione. Oggi, egli rimane convinto che fra dieci anni si avrà una struttura che corrisponde più ad una unione politica che ciò che noi descriviamo  oggi come tale’.  Mentre alcuni, a Berlino, vedono questo sviluppo con sospetto, il signor Schäuble ha dichiarato a Parigi in una riunioni tenutasi  all’inizio di dicembre:  ’Io sono un sostenitore dell’idea  d’integrazione europea, e della nostra moneta comune, e, in particolare, del ruolo  motore franco-tedesco per l’Europa e per i 27 Stati membri. Sarà  forse la mia provenienza regionale, vicino al confine svizzero e francese, ma ciò è dovuto principalmente alla consapevolezza che grazie all’integrazione europea, abbiamo potuto  vivere il periodo di pace più lungo mai conosciuto nel territorio degli Stati dell’Unione. ” Nel merito, la Cancelliera dice la stessa cosa: l’euro è l’Europa e l’Europa è la pace. Ma il suo impegno per l’Europa sembra puramente razionale. Ma Parigi non c’è e non si fa illusioni. ‘Lavora con noi perché la Francia è l’unico grande paese della zona euro da rating tripla A’, osserva un alto funzionario.

 La Cancelliera spesso associa  l’integrazione europea alla caduta del comunismo e alla libertà che ha messo a disposizione dei cittadini europei, ma non riesce mai a mettere in evidenza i vantaggi che ne derivano alla Germania, mentre per il suo ministro, considerato a Berlino il vero erede di Helmut Kohl, il suo giudizio è che per l’Unione dovrebbe valere la pena fare qualche sacrificio. Aspetti rilevanti della cooperazione economica sono spesso ridotti a ‘tutto-economy’. A volte l’opinione pubblica viene  spaventata dal fervore dei dibattiti nazionali in questione come la crisi dell’euro o  dalle discussioni sugli aiuti alla Grecia. Anche se un confronto aperto, a volte intransigente, è ovviamente necessario ed importante per la situazione, non si deve mettere mai completamente da parte la funzione politica, a favore  dell’azione ‘economica, per salvaguardare la democrazia e la pace, ha spiegato il ministro Schäuble in un discorso alla Sorbona, 2 novembre.

 Per l’entourage della Merkel, non vi è alcuna differenza tra la cancelliera e il suo ministro. Solo le prospettive divergono.  Quando Schäuble dice che ‘la storia dell’Unione europea si basa su una convinzione fondamentale: l’unione economica porta all’unione politica’, il portavoce del cancelliere, Stefan Seibert, ha detto: ‘Andiamo  verso una unione politica. A differenza di molti scettici che vedono i loro dubbi confermati dagli eventi di maggio e giugno di quest’anno, ritengo che le attuali sfide sono un’ulteriore opportunità di approfondire il processo di integrazione. Finora, l’integrazione europea è sempre uscita più forte dalla crisi ‘, ha spiegato alla Sorbona.

La Spagna rischia un nuovo ribasso del rating

L’agenzia di rating Moody’s ha annunciato oggi lo studio di un nuovo ribasso del rating AA1 della Spagna a causa del suo elevato fabbisogno di rifinanziamento nel 2011, e le difficoltà di ottenere prestiti sui mercati. Martedì scorso, il paese ha venduto titoli per circa 2,5 miliardi di euro a dodici e diciotto mesi. Nonostante la forte domanda, il tasso medio è passato dal 2,46% al 3,4% anno su anno. L’emissione a diciotto mesi ha, nel frattempo, pagato un tasso di interesse del 3,7% contro il 2,7% di fine novembre.  L’annuncio di Moody’s del degrado del rating  può aver aggravato ulteriormente la situazione.

L’agenzia aveva gia abbassato il suo voto più alto alla fine di settembre,  da AAA ad AA1,  dopo una revisione iniziata a fine giugno. ‘Moody’s non ritiene che la solvibilità di Spagna sia minacciata perchè può far ricorso per la sua stabilità al fondo europeo. Tuttavia, di significativi finanziamenti hanno esigenze non solo lo stato, ma anche le regioni e le banche del paese che possono andare incontro a  nuovi episodi di tensione, ha sostenuto l’analista Kathrin Muehlbronner, uno specialista in Spagna di Moody’s.

Altre agenzie, come  Standard & Poor’s  e Fitch hanno rimosso il punteggio massimo per la Spagna. Il paese è ancora ben noto per la sua solidità ed è classificato fra quelli “troppo grandi per fallire”. Un analista con sede a Parigi ritiene che l’agenzia dovrebbe al massimo degradare il rating della Spagna di due gradini. Una situazione che non è simile a quelle della Grecia o dell’Irlanda del mese di giugno, il rating della Grecia era stata ridotto di quattro gradini. Per quanto riguarda la Spagna, le principali preoccupazioni riguardano la salute delle casse di risparmio spagnole, anche se  potranno far ricorso al fondo interno per le ritrutturazioni  non usciranno completamente  indenni dal crollo del settore immobiliare. Comunque Madrid  ha già iniziato la ristrutturazione del loro debito.

Polizze vita in forte crescita nel 2010

Il settore   assicurativo sta vivendo una fase di grande crecita, determinato in parte dalle conseguenze  della crisi finanziaria che hanno rimesso in discussione  le vecchie scelte dei risparmiatori ormai non più in linea con le esigenze dei tempi  e, di conseguenza, ha spinto le compagnie a prestare più attenzione alle nuove scelte fatte  dai risparmiatori. Fra l’altro,ciò accade mentre le assicurazioni sono alle prese con gli studi per gli  adeguamenti imposti da Solvency II, la direttiva comunitaria che chiede di rafforzare i requisiti patrimoniali, situazione che comporterà, per le compagnie, una differente gestione dei capitali investiti in polizze. Negli ultimi anni, le famiglie italiane, hanno visto andare sulle montagne russe ogni tipologia d’investimento, perciò hanno ricominciato a privilegiare strumenti  capaci di conservare, nel tempo,  il risparmio accantonato, rivolgendosi anche alle polizze vita, la cui raccolta è letteralmente esplosa. Dopo un 2008 da dimenticare (per questa tipologia di prodotti, come per tutti gli altri, data la sfiducia generale), nel 2009 è ricominciata la ripresa che si è largamente consolidata nell’anno in corso. A fine agosto l’industria di settore aveva collocato prodotti per oltre 51 miliardi di euro, manifestando una crescita percentuale, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno,  del 28%. I risparmiatori hanno privilegiato le cosiddette polizze di Ramo I, cioè strumenti assicurativi a capitale garantito (rispetto all’anno prima sono cresciute del 13,6%); ma anche il Ramo III,  cioè unit o index linked, cioè assicurazioni i cui rendimenti sono legati a quote di fondi  o a azioni o ad obbligazioni.  I collocatori più forti sono gli sportelli, bancari e postali, che hanno  coperto i due terzi della raccolta totale poi, nella graduatoria, ci sono i promotori finanziari che hanno i collocato il 15% dei nuovi premi, mentre  gli agenti di assicurazione si sono attestati, nel periodo considerato, al 9%.  E’ quanto si rileva dalla circolare statistica sui <Premi lordi contabilizzati a tutto il terzo trimestre 2010 dalle Imprese di assicurazione nazionali e dalle rappresentanze per l’Italia delle imprese di assicurazione estere> consultabile sul sito dell’Autorità isvap .it.  In particolare, la raccolta premi nei rami vita, pari a 69,1 miliardi di euro, ha registrato un incremento del 22,9%, con un’incidenza sul portafoglio globale che si attesta al   73,4% (68,6% nello stesso periodo del 2009).

Le AAA Usa potrebbero ridursi

 L’agenzia di rating Moody’s ha avvertito che potrebbe declassare il rating AAA degli Stati Uniti nei prossimi due anni, perchè il piano concordato tra Obama e i repubblicani, la scorsa settimana, farebbe aumentare i livelli di debito, per cui si è avvicinato il rischio di rating  “outlook negativo” sugli Stati Uniti.  Dopo l’annuncio dell’accordo, i prezzi delle obbligazioni del Tesoro hanno registrato un netto calo e il rendimento ha raggiunto il massimo da sei mesi, per il timore degli effetti che il pacchetto potrebbe avere sui livelli del debito. “Dal punto di vista del credito, gli effetti negativi sulle finanze pubbliche possono superare gli effetti positivi di una maggiore crescita economica”, ha detto Steven Hess, analista di Moody’s. Se il disegno di legge diventerà legge potrà alterare il deficit del bilancio federale e i livelli di debito”, secondo Moody’s.  Un outlook negativo indica che le Aaa di rating per gli USA potrebbero essere tagliate nei prossimi 12 o 18 mesi. Oggi l’America ha un outlook stabile, che indica che nessun cambiamento è previsto nel breve lasso di tempo. Moody’s stima che il costo del finanziamento del taglio delle tasse, dell’aumento delle indennità di disoccupazione e altre misure, potrebbero avere un costo compreso tra 700 e i 900 miliardi di euro, il che portebbe il rapporto tra debito e PIL al 72% o 73%, a seconda degli effetti sulla crescita economica. Questo significa che il recupero del debito, in relazione alle entrate pubbliche, sarebbe più lento durante i prossimi due anni, considerando che alla chiusura dell’anno fiscale 2010, esso  toccherà il 400%. “Questo è un rapporto storicamente molto alto rispetto ad altri stati di ottimo livello,” ha dichiarato Moody’s.

Dopo l’annuncio dell’agenzia di rating, il dollaro è sceso dell’ 1% contro l’euro e la moneta unica,oggi,  è scambiata  a 1,35 contro dollaro.

Il petrolio o l’oro al posto del “gold standard”

Il dollaro debole alimenta la salita dei prezzi del petrolio, e alcuni analisti prevedono un ritorno del grezzo a $ 100 in pochi mesi. Dal momento che il petrolio è valutato in dollari,  i produttori aumentano i prezzi per compensare  il valore delle esportazioni. Oggi il dollaro è una moneta con un valore indipendente, se fosse parametrato all’oro o qualche altro bene, sarebbe molto più difficile per gli Stati Uniti prendere in prestito tutto quel denaro dagli stranieri per finanziare l’enorme deficit. Alcuni economisti USA, uno di questi è Jeffrey Bell, consigliere per due volte della campagna presidenziale di Ronald Reagan, pensa  che è giunto il momento di un ritorno degli Stati Uniti al gold standard, abbandonato dal presidente Richard Nixon nel 1971. Egli cita Reagan come un sostenitore del regime monetario e contemporaneamente incolpa l’attuale presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, di sostenere politiche che portano alll’attuale stagnazione dell’economica mondiale. In questo momento, l’unica via d’uscita del presidente della Fed, sembra essere  la stampa di dollari.  Dal momento che i tassi sono vicino allo zero, Bell dice, nessuno può dire ciò che traina l’economia e per quanto tempo i tassi potranno rimanere bassi. Più a lungo i prezzi rimangono artificialmente bassi, attraverso la stampa di banconote, più la confusione cresce.

Anche in Europa molte istituzioni finanziarie, come la BCE, pensano che sia una grande minaccia per l’economia mondiale questo senso di fiducia, riposta da Bernanke nel lanciare l’offensiva di un piano d’acquisto da parte della Fed  per 600 miliardi di dollari di titoli di stato americani. Durante la presentazione del piano  ai giornali il presidente ha anche fatto palesare la possibilità che un terzo turno  era possibile.  Il problema più grande in questo momento, secondo Bell non è la recessione,  ma la  stagnazione a causa della confusione seminata da Bernanke e dalla Fed. La delicatezza della situazione  sta nel fatto che egli affronta il problema, cioè un lento recupero, che egli stesso è fortemente responsabile d’aver creato”, ha detto Bell.

Reagan aveva capito la complessità dell’economia mondiale e sapeva che era semplicemente troppo difficile poter eliminare l’errore umano dall’equazione. L’ex presidente aveva sempre pensato che far fuori il gold standard fosse stato un errore, soprattutto in tempi di inflazione a due cifre, cosa che stava accadendo, quando  era entrato in carica. La complessità del mondo dell’economia ora sta tornando a mordere gli Stati Uniti, che controlla la valuta più utilizzata al mondo. Purtroppo per i concorrenti degli USA che potrebbero essere interessati a sbarazzarsi del dollaro, come la Cina e la Russia, ogni passo per eseguire la vendita creerebbe problemi molto più grande per loro. Il deterioramento del dollaro è particolarmente minaccioso per la fiducia del mondo nei suoi soldi, perciò la maggior parte dei paesi usano il dollaro per sostenere la propria valuta. I paesi che hanno dollari nelle loro riserve monetarie, non sono lieti di fare da ammortizzatori, ma se iniziano a vendere, lo deprezzano ancora di più, è una speciale forma di paralisi.

La crescita rallenterà secondo la BCE e Commissione Europea

Nelle nuove previsioni per l’Eurozona pubblicati in questi giorni dalla  BCE  e dalla Commissione Europea la crescita rallenterà il prossimo anno principalmente a causa dei piani per il risanamento dei conti pubblici, la crescita del PIL dell’area euro rallenterà nel 2011 all’1,5% dall’1,7% del 2010, ma rimbalzerà all’1,8% nel 2012. Il maggior motore della crescita della zona euro è rappresentato dalla Germania (+3,7% nel 2010, +2,2% nel 2011 e +2% nel 2012). Il deficit complessivo della zona euro scenderà il prossimo anno e ancora nel 2012 (da 6,3% nel 2010 a 4,6% nel 2011 e a 3,9% nel 2012) mentre il debito continuerà a salire. Secondo le stime trimestrali della BCE, la crescita passerà dall’1,4% nel 2011 all’1,7% nel 2012, mentre l’inflazione sarà pari all’1,8% nel 2011 e all’1,5% nel 2012. Il PIL della zona euro nel 3° trimestre, sulla base della seconda stima, ha registrato su base congiunturale un incremento dello 0,4% e dell’1,9% su base tendenziale. Tra i componenti occorre evidenziare che la spesa delle famiglie su base congiunturale ha fatto registrare un +0,3% in rialzo anche la spesa governativa, pari a +0,4%. Riguardo la crescita nell’ultimo trimestre del 2010, le vendite al dettaglio di ottobre nella zona euro sono risultate pari a +0,5% m/m. Il dato sulle vendite al dettaglio è di estrema importanza per lo sviluppo economico dell’area in quanto è dai consumi che può ripartire una crescita economica più solida e duratura. In relazione alle indagini di fiducia, la Commissione Europea ha pubblicato i propri indici di fiducia relativi a novembre: il clima di fiducia economica, l’economic sentiment, è migliorato oltre le aspettative in novembre, a 105,3 punti da 103,8, grazie ad un rinnovato ottimismo tra i consumatori, soprattutto nel settore servizi e nell’industria. Le aspettative nel  mondo degli affari (business climate) è migliorato leggermente, a 0,96 punti da 0,91 di ottobre  e, infine, il leading economic index (indice che sintetizza le attese a sei mesi) è salito a 114,0, circa il 20% al di sopra del minimo di marzo 2009 quando è partita la ripresa della zona euro. Anche l’istituto Markit ha pubblicato gli indici di fiducia dei direttori agli acquisti relativi a novembre: il PMI Manifatturiero dell’Eurozona evidenzia un discreto incremento, da 54,6 di ottobre a 55,3 di novembre; anche il PMI Servizi per la zona euro fa registrare un aumento passando da 53,30 a 55,40. Il dato PMI Composite (che comprende industria e servizi) nel mese di novembre è salito da 53,8 a 55,5.  In relazione al PMI dei Servizi, marcato l’incremento del dato relativo al nostro paese, il cui indice è passato da 51, registrato a ottobre, a 54,5 di novembre. Il dato supera ampiamente le previsioni del mercato pari a 51,4. Nel complesso, i dati finali sono risultati, in numerosi casi, migliori delle attese nella zona euro e nelle sue principali economie. In relazione al mercato del lavoro, in ottobre, il tasso di disoccupazione è salito marginalmente nei paesi della zona euro a 10,1% da 10% di settembre. L’Italia  vede il tasso dei senza lavoro in rialzo a 8,6% da 8,3%. In Germania i disoccupati sono diminuiti di 9.000 unità nel mese di novembre, dato peggiore rispetto al decremento di 20.000 atteso e che porta il tasso di disoccupazione  al 7,5%, stabile su ottobre. Sul fronte dei prezzi, secondo la stima flash di Eurostat il CPI dei 16 paesi della zona euro a novembre è salito dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2009, lo stesso rialzo registrato a ottobre.  I prezzi alla produzione in ottobre hanno registrato un progresso mensile dello 0,4% e annuale del 4,4%

I titoli di stato tedeschi sotto osservazione

I rendimenti delle obbligazioni tedesche, considerate in tempi ordinari, come un investimento sicuro, nella giornata odierna di mercoledì hanno mostrato qualche cedimento, segno che l’incertezza che circonda la crisi del debito sovrano che sta colpendo l’Europa, è arrivata nella più grande economia della zona euro. Il rendimento del Bund a dieci anni, elemento di riferimento del mercato obbligazionario in tutta la zona euro, ha raggiunto il 3% per la prima volta in sette mesi. L’avvenimento può essere valutato  come una risposta al calo dei rendimenti dei titoli di Stato negli USA, ma anche a causa di timori generati dalle divisioni che minano l’Unione europea.  Germania e Francia sollecitano  i loro partner per la convalida, in occasione del vertice UE del 16 e il 17 dicembre per una modifica del trattato che consentirebbe agli Stati della zona euro,  indeboliti dal peso del loro default del debito sovrano, a dichiararsi disponibili a una ristrutturazione del debito. Poi valutando, caso per caso, a rendere partecipi di alcune perdite gli obbligazionisti privati.

 Ma i ministri delle finanze dell’area dell’euro hanno raggiunto un accordo per  un ulteriore intervento contro la crisi, ancora una volta, alimentando i dubbi circa la capacità dei mercati dell’Unione monetaria di prevenire la  diffusione di altri contaggi. Il Bund  10 anni che rendeva il 2,4% ai primi di novembre oggi ha ceduto passando ad un rendimento del 3% e, in parallelo con la sua ascesa, gli oneri finanziari per i paesi dell’area euro più a rischio di default : Grecia, Irlanda, Portogallo,Spagna, sono saliti alle stelle 

Le assicurazioni non vogliono una “Basilea” a loro dedicata

Secondo Bloomberg News, fonti vicine al Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi e al Comitato di Basilea in tema di Supervisione Bancaria hanno riferito che si vogliono ampliare i settori cui applicare le nuove regole. Il nuovo regolamento europeo non piace soprattutto alle PMI assicurative perchè lo ritengono inappropriato alle loro dimensioni e non vogliono essere etichettate “too big to fail”. Infatti per i due organismi l’obiettivo è il medesimo: salvaguardare la tenuta dell’economia mondiale da crisi sistemiche legate a importanti istituzioni finanziarie. Insomma, evitare quanto è successo dopo il fallimento di Lehman Brothers e il salvataggio del colosso assicurativo American International Group (AIG).

Ovviamente la lobby del settore è già all’opera per bloccare sul nascere un simile progetto: sarebbe un errore essere classificati come banche, dicono i rappresentati del comparto assicurativo. “La rilevanza sistemica non dipende dalle misure di un gruppo assicurativo, ma dalla natura del suo business”, ha spiegato l’AD di Allianz SE, Oliver Baete. “Definire la rilevanza sistemica in base alle dimensioni e’ sbagliato”, ha aggiunto. Gli fa eco il numero uno di Munich Re, Joerg Schneider: “siamo fermamente convinti che i gruppi assicurativi, se restano concentrati al loro core business, non sono rilevanti a livello sistemico come le banche e siamo fiduciosi che i regolatori se ne renderanno conto vedendo la differenza”.

Non solo le banche, ma anche i gruppi assicurativi e le societa’ che svolgono operazioni di trading potrebbero essere considerate “too big to fail” (troppo grandi per fallire) e quindi essere soggette alle regole allo studio su scala globale. I requisiti di assicurazione per conformarsi alla Solvency II non sono ancora in vigore, ma preoccupano molto. Alla 4 ° edizione del meeting dei professionisti del settore assicurativo è stato fatto un aggiornamento in merito all’attuazione di Solvency II. Questo testo introduce parametri economici di solvibilità delle assicurazioni  basati sul rischio. Esso si basa su tre pilastri: il rafforzamento dei requisiti patrimoniali delle imprese di assicurazione, migliorare il controllo societario sui rischi che corrono e la trasparenza delle informazioni pubbliche. Ma gli assicuratori sono preoccupati perché la legislazione europea è stata innanzitutto pensata per i soggetti di grandi dimensioni. “E ‘micidiale per le piccole imprese’, ha detto il vice-presidente della riunione delle organizzazioni di mutua assicurazione (Roam), Olivier deserto. ‘Abbiamo bisogno di visibilità, abbiamo l’assicurazione per le PMI’, “ha aggiunto. C’è una necessità di proporzionalità e le piccole  imprese di assicurazione sono particolarmente interessate al principio. Questo fornisce una applicazione del testo adattato a ciascuna società e dei rischi che essa gestisce, indipendentemente dalla dimensione o struttura. Tuttavia, il Delegato Generale di Roam, Marie-Helene Kennedy vorrebbe che il controllo e le informazioni siano appropriate a seconda delle dimensioni e della struttura della società. La posta in gioco è alta. L’applicazione della direttiva, che deve includere il rispetto del principio di proporzionalità, è stata sviluppata dalla Commissione. Questo regolamento deve essere presentate nel novembre 2011 dagli stati alle imprese.  Tradurre il principio di proporzionalità, per strutture di piccole e medie imprese, tenendo conto delle opinioni degli operatori economici sarà difficile,  ma è positivo che è già stato organizzato un gruppo di lavoro sul recepimento della direttiva che entrerà in funzione nei primi mesi del 2011, e dove il principio di proporzionalità sarà discusso.

La Spagna non ha bisogno di aiuto economico

Sotto la pressione dei mercati, che mettono in discussione la solidità finanziaria e la sua capacità di recuperare, la Spagna non farà richiesta di assistenza internazionale, come la Grecia o l’Irlanda, così ha dichiarato oggi nella consueta conferenza stampa del lunedì,  il Ministro dell’Economia Elena Salgado. Alla domanda su un eventuale ricorso al meccanismo internazionale di un contributo finanziario a Madrid, come nel passato sono stati costretti a chiedere Atene e Dublino, la signora Salgado ha ribadito il suo ’No’, poi ha continuato, dicendo che la Grecia era stata costretta a richiederlo perché aveva subito un significativo squilibrio nei conti pubblici  e l’Irlanda, per  ‘le difficoltà in cui versavano le banche’.

 Secondo il Ministro  il fondo spagnolo per la ristrutturazione ha un plafond più che sufficiente  per tenere fuori lo stato  da eventuali contaggi anche in caso di gravi perdite. Esso ha una capacità di 99 miliardi di euro, di cui solo 11 miliardi sono stati mobilitati finora. Tenuto conto del tasso di prestito del 7%,  è scarso il rischio che questa struttura non sia utilizzata.

A seguito della crisi irlandese, e nonostante le rassicurazioni di Madrid, gl’investitori sono portati  a dubitare della capacità della Spagna di consolidare le finanze pubbliche e rilanciare la sua economia. La scorsa settimana la Commissione europea ha inoltre espresso dubbi circa l’obiettivo del governo spagnolo di ridurre al 6% del PIL  il suo disavanzo nel 2011 contro 9,3%  atteso quest’anno.

Miglioramento nel tasso d’interesse del debito spagnolo a dieci anni c’è stato con la discesa  dello scorso venerdì, sotto la barriera del 5% per la prima volta dal 23 novembre. Il premio di rischio in Spagna, nel frattempo, si è stabilizzato  a 210 punti base. L’inizio della settimana ha raffreddato la reazione. Gli investitori si sono  mostrati più restii a prendere posizioni sul debito spagnolo, e la redditività delle obbligazioni a dieci anni è risalita  dal livello di 4,997% al   5,2%  dell’ultimo venerdì.

Il primo ministro spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero, sulla scia degli ultimi avvenimenti ha annunciato  un nuovo pacchetto di misure contro la crisi, che unisce austerità a recupero.

PORTOGALLO, austerità e sostegno BCE

L’agenzia Standard & Poor’s ha annunciato di aver posto sotto osservazione il rating di cinque istituti di credito di Lisbona, a seguito della medesima iniziativa adottata lo scorso 30 novembre sui titoli a breve e lungo termine della Repubblica portoghese. La misura, il cosiddetto CreditWatch, spiega l’agenzia, “riflette il potenziale abbassamento del rating del debito sovrano e il suo impatto diretto e indiretto nel giudizio di affidabilita’” degli istituti di credito portoghesi. Le banche coinvolte sono Banco Santander Totta (rating lungo termine A/breve termine A-1), Caixa Geral de Depo’sitos (A-/A-2), Banco Espirito Santo e la sussidiaria Banco Espirito Santo de Investimento (A-/A-2), Banco BPI e la sussidiaria Banco Portugue’s de Investimento (A-/A-2) e il Banco Comercial Portugue’s (BB+/A-2).

 Ufficialmente, né il Portogallo  nè la Spagna hanno pensato di chiedere un piano di salvataggio ai loro partner della zona euro. Ma già immersi, come l’Irlanda e la Grecia, in una spirale deprimente di tagli di bilancio, recessione e disoccupazione, sono in cerca di altri trattamenti meno dolorosi.

Lisbona e Madrid hanno lanciato nei giorni scorsi, una discreta attività di lobbying sulla Banca centrale europea, senza formalmente invadere l’indipendenza del Presidente, Jean-Claude Trichet, per far acquistare azioni dei paesi in difficoltà, in modo di abbassare il loro tasso d’interesse e quindi fermare un effetto valanga sul debito dei mutuatari nel sud dell’Europa. L’istituzione di Francoforte ha dato loro parziale soddisfazione giovedì estendendo le misure eccezionali adottate in primavera, ma senza specificare i dettagli. Ci sono poche probabilità che la BCE decida, come il S. U. Federal Reserve, di far saltare  i limiti, e stampare euro nella speranza di stimolare la crescita

Il secondo fronte aperto dal “Mediterraneo” è più politico,” bypassare la BCE”.  L’obiettivo è di convincere il blocco dei paesi del sud-Europa di prendere l’iniziativa  in mano come hanno fatto in maggio in prossimità del fallimento della Grecia.  Trovare una risposta forte sui mercati, attenti a qualsiasi cambiamento di rotta.  Giovedì a margine del vertice UE-Africa, si sono  incontrati, presso il Rixos Hotel al-Nasr, tre primi ministri spagnolo, portoghese, italiano, il capo dell’esecutivo Ue, Jose Manuel Barroso, e il presidente, Herman Van Rompuy. L’obbiettivo forse era fare blocco contro le attuali turbolenze sui mercati e considerare una risposta più aggressiva da parte dell’Unione europea alla crisi che sta minando l’euro.

 Giovedì sera, dopo la riunione del direttivo, la BCE ha lanciato un messaggio rassicurante per i mercati dichiarando che non ci sarebbero stati limiti monetari al sostegno ai paesi dell’euro. Venerdì, Axel Weber, presidente della Bundesbank, ha pubblicamente dichiarato che non ci sono alternative all’euro. Oggi sabato alle 11 l’euro ha tocato 1,343 contro dollaro.

L’Italia è attrezzata per resistere alla speculazione

L’Italia potrebbe essere uno dei prossimi obiettivi dei mercati finanziari in preda al panico da dubbi circa la solvibilità delle economie europee. Due giorni dopo l’adozione di un piano di salvataggio di 85 miliardi di euro a favore del l’Irlanda, l’economia ex modello della zona euro, gli economisti hanno incominciato a fare il gioco di “chi è il prossimo”.  Mentre la possibilità di un piano di salvataggio per il Portogallo si avvicina, il divario tra i tassi sui prestiti a 10 anni dei titoli italiani e quelli tedeschi, che servono come riferimento della zona euro hanno raggiunto per un giorno un livello record a 210 punti per poi scendere il giorno dopo a 180 punti base. A quel prezzo, diventa più costoso per gli operatori economici italiani  rifinanziarsi sui mercati.  ’Il livello del debito non è preoccupante nel breve periodo, rassicura Francesco Saraceno, economista presso il OFCE, perché la chiave è detenuta da investitori italiani, inoltre, il governo ha adottato misure nella fase iniziale per contenere il deficit. ” Anche se gli spread sono importanti tra l’Italia e la Germania, ‘rimangono molto bassi (4,5 – 5%), e non dovrebbero tornare subito a salire “. Inoltre, il sistema bancario italiano, conservatore e  poco speculativo, è stato meno colpito di altri, dalla crisi finanziaria. Piuttosto è la situazione politica e le debolezze strutturali che sono nel mirino dei mercati.  Non è possibile il confronto con le bolla immobiliare ed i problemi bancari dell’Irlanda e i problemi strutturali dell’economia  greca, l’Italia, tuttavia, soffre della crescita lenta. Secondo le proiezioni dell’OCSE, ‘l’Italia ha iniziato una moderata ripresa, che si  rafforzerà un po’ nei prossimi due anni”. Le preoccupazioni principali dell’organizzazione riguardano l’elevato livello di disoccupazione, l’8,6% nel mese di ottobre, il più alto dal 2004 (anche se resta al di sotto del tasso medio della zona euro) e il deficit, che richiederebe una velocità di crescita maggiore, l’attuazione di  misure strutturali di bilancio, e un miglior comportamento ‘sulle riforme sul lato dell’offerta, per migliorare il potenziale a lungo termine dell’economia italiana’.

 Armato di un ottimismo incrollabile, Berlusconi chiederà lunedi sera la ‘fiducia’ per uscire dalla crisi. All’inizio della giornata, a Bruxelles erano pessimisti, anticipando un disavanzo del 3,5% del PIL nel 2012. Il commissario europeo per gli Affari economici, Olli Rehn, ha detto di non escludere la necessità per Roma di dover adottare ulteriori misure per conseguire gli obiettivi.

Parole tranquillizzanti sono venute dal Presidente della BCE, Jean Claude Trichet, che dopo la riunione del Consiglio direttivo a Francoforte, ha dichiarato che ci sono state delle tensioni  sull’andamento degli spread dei titoli di Stato in Italia e Spagna in questi ultimi giorni, ma che il programma di acquisto dei titoli di Stato europei, deciso a maggio, è in corso e quindi rimane aperto e sarà commisurato alle condizioni dei mercati finanziari, ha poi aggiunto il presidente della Bce. Per quanto riguarda i tassi d’interesse dell’area euro sono «adeguati» e i dati più recenti indicano «moderati» sviluppi dell’inflazione e un «positivo» andamento della ripresa nonostante le «incertezze» ha poi aggiunto Trichet. Intanto gli economisti della Banca centrale europea hanno rivisto al rialzo le loro previsioni per la crescita dell’area euro. Nel 2010 – ha detto Trichet – ci si aspetta ora una crescita media dell’1,7% contro il +1,6% indicato a settembre. Per il 2011 la stima è compresa fra 0,7% e 2,1% (contro 1,4% medio) e per il 2012 fra 0,6% e 2,8%.

Catastrofi naturali, il costo per le Assicurazioni

Dal terremoto di gennaio ad Haiti, alla canicola estiva in Russia, e poi le inondazioni in Cina e soprattutto in Pakistan, hanno pesato fortemente sull’economia globale del 2010, con un danno di 169 miliardi di euro, secondo le stime della compagnia riassicuratrice Swiss Re, seconda compagnia, in ordine di grandezza, del mondo. Questa cifra, è più che triplicata rispetto al 2009, quando l’economia del pianeta aveva perso 50 miliardi di € a causa di altri disastri, ha dichiarato Swiss Re per l’esplosione di alcuni eventi drammatici che hanno segnato l’anno. Queste catastrofi hanno pesato molto in termini di vittime, con più di 260.000 morti, la maggior parte ad Haiti, contro le 15.000 vittime  del 2009, ed ancora alcuni problemi sussistono. Inoltre, il costo totale per il settore assicurativo è aumentato a 30 miliardi di € nel 2010, in crescita del 34% rispetto all’anno precedente. Questi dati si riferiscono ai primi undici mesi dell’anno, e potrebbero essere più alti a causa di una stagione invernale che promette di essere particolarmente fredda e pesante in Europa.

Per Swiss Re, le catastrofi naturali sono state più costose per gli assicuratori, con 27 miliardi contro 4,2 miliardi di €  per disastri di origine umana. Queste cifre, anche se in più rispetto al 2009, restano in linea con la media annua degli ultimi anni a causa di una stagione degli uragani negli USA molto meno attiva del solito. Tuttavia, da soli, otto eventi hanno superato gli 800 milioni di € di spesa per gli assicuratori. Il solo terremoto in Cile, nel febbraio di quest’anno, ha avuto un  costo di 6,500 miliardi di € per il settore.

La tempesta Xynthia che ha spazzato l’Europa occidentale nel mese di febbraio, dal canto suo, ha avuto un costo 2,2 miliardi di € di danni pagati dalle Assicurazioni. Per quanto riguarda l’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che ha causato la  peggiore fuoriuscita di greggio nella storia degli Stati Uniti, essa ammonta a un miliardo di €, una cifra che resta da mettere a fuoco a causa della complessità dei reclami, avverte Swiss Re, paradossalmente, il più grande disastro dell’ anno, il terremoto in Haiti, che ha devastato la capitale Port-au-Prince e i suoi dintorni, provocando la morte o la scomparsa di più di 222.000 persone,   grava meno pesantemente sulle assicurazioni nella misura in cui tali eventi non sono assicurati in tali paesi, sottolineano le compagnie assicuratrici.