Il Belgio nella lista da colpire

Gli speculatori finanziari hanno aggiunto il Belgio alla lista dei paesi da colpire prossimamente sia per i debiti giunti a livelli record, sia per la  rottura del sistema politico che oggettivamente ha aggravato  la sua situazione  Nel paese da Anversa ai  caffè di Bruges, si parla meno dei mercatini di Natale e di prelibatezze culinarie per le prossime festività   e più del crescente costo del finanziamento di un debito nazionale che si attesta al 100%. Mentre in Irlanda le autorità nazionali,  lottano per respingere le critiche al programma di austerità,  gli investitori obbligazionari internazionali stanno cominciando a osservare i Belgi per come vivono con i soldi presi in prestito a breve termine. A peggiorare le cose, ha un sistema  politico in rotta di collisione ed è senza un governo da aprile. I tassi dei certificati di credito per coprirsi da eventuali default oggi sono saliti a livelli record. Il pagamento degl’interessi sono ancora lontani di quelli praticati per i governi spagnolo o portoghese, ma gli analisti hanno detto che il divario si è ridotto rapidamente. Il Belgio è costretto a dover pagare un premio di rischio politico, perché ancora non ha un governo in carica che può prendere decisioni per come frenare la spesa ed i debiti, che è ciò che il mercato vuole vedere ‘, dicono gli analisti. Il resto del continente ha lottato con il problema di cosa tagliare e quando, nel tentativo di controllare la spesa pubblica, i 10 milioni di belgi sono  bloccati in una diatriba da tre anni tra fiamminghi e valloni su come governare una circoscrizione elettorale che comprende Bruxelles e le sue periferie, centro di una disputa sui diritti di voto tra i diversi gruppi linguistici. In aprile il governo del primo ministro Yves Leterme è crollato quando non è riuscito a risolvere quella che era diventata una crisi costituzionale incentrata sul problema linguistico e sulle quote elettorale di Bruxelles-Halle-Vilvoorde. L’elezioni di giugno hanno diviso il paese. La maggioranza degli elettori fiamminghi vuole una dose di austerità in stile britannico, una serie di partiti socialisti da entrambe le parti del paese, che come gruppo ha ottenuto buoni risultati alle elezioni e forma il più grande blocco, si rifiutano di concordare eventuali tagli. Nel clima febbrile di negoziazione del debito pubblico, qualsiasi paese senza un piano coerente può essere visto come irresponsabile, per cui la situazione è molto simile all’Irlanda. In Belgio per assicurare i debiti oggi il tasso è aumentato del 5%. In pratica oggi ci vogliono  155.000 € per assicurare 10 milioni di euro di obbligazioni del Belgio, contro la possibilità di default. Anche il costo per assicurare il debito spagnolo e portoghese è risalito, a € 312.000 e € 510.000 rispettivamente. Un portavoce del governo ha negato che il Belgio sia in difficoltà, perché  la situazione debitoria è molto diversa da quella del Regno Unito. Ed ha aggiunto che il Belgio è un paese di risparmiatori per questo il governo non ha bisogno di rifinanziare i propri debiti allo stesso modo del Regno Unito, che ha preso in prestito molto di più a livello internazionale. Ha ammesso “che la situazione politica non è stata risolta, ma il Belgio rimane un paese stabile. E’ un peccato che dobbiamo attendere per formare un nuovo governo, ma è un processo democratico e noi provvederemo a risolverlo in tempo”.

Mercati azionari, cogliere il momento giusto

I mercati azionari continuano ad essere profondamente condizionati dalla crisi dei Paesi periferici, anche se la decisione del Governo irlandese di accettare il piano di aiuti proposto da UE e FMI sta favorendo una reazione positiva dei listini. Sulle aspettative di mercato pesa anche la decisione della Banca centrale cinese di alzare per la quinta volta nel corso dell’anno il tasso sulla riserva obbligatoria per gli istituti di credito, con obiettivo di contenere i rischi di una possibile nuova bolla speculativa. L’intervento, peraltro già ampiamente scontato dai mercati, si sta riflettendo negativamente sui prezzi delle materie prime, data la convinzione che la domanda proveniente dal paese asiatico possa inevitabilmente ridursi. D’altro canto, indicazioni positive giungono ancora dalle trimestrali, con crescite degli utili sia in Europa che negli Stati Uniti nell’ordine del 30%; a queste si aggiungono annunci di nuove operazioni straordinarie di M&A, che garantiscono un sostegno speculativo e permettono di attribuire nuove valutazioni sulla base dei multipli pagati. L’attuale incertezza sui mercati sta penalizzando gli indici dei paesi non “core”, come il nostro FTSE MIB, che risente negativamente del maggior peso dei Bancari e delle prospettive più deboli in termini di crescita economica. Il benchmark domestico perde, infatti, da inizio anno circa il 10%, in raffronto con la variazione positiva del DAX tedesco (+15%) e degli indici statunitensi come l’S&P500 (+7,6%) e il Nasdaq (+11%).

A livello settoriale, continua a mostrare forza relativa l’Auto,  grazie anche al positivo interesse manifestato dal mercato per il ritorno alla quotazione di General Motors. I principali gruppi europei continuano a essere focalizzati sulle crescite nei Paesi emergenti, con Volkswagen che ha annunciato di voler investire 51,6 mld di euro nel periodo 2011-15, di cui 10,6 mld di euro per potenziare le joint venture in Cina. Rimbalza il comparto delle Costruzioni/Cementieri, anche se rimane rischioso data la scarsa visibilità, confermata ancora una volta dai risultati inferiori alle attese d’ importanti gruppi europei, che continuano a mostrare maggiore cautela sulle crescite nei prossimi trimestri. In evidenza il comparto Turismo e Tempo libero, sostenuto dai risultati superiori alle attese riportati da Air France; il gruppo ha nel frattempo rivisto al rialzo i target di utile per l’intero esercizio. Perde forza nel breve il Tecnologico, nonostante riscontri positivi sul fronte delle trimestrali, con i risultati in deciso aumento riportati da Infineon. Inoltre, il management di STM ha dichiarato di attendersi un andamento relativamente positivo nell’ultima parte del 2010, con un prosieguo della ripresa nel 2011, grazie alla forte crescita attesa delle piattaforme wireless e un impatto ancora positivo derivante dai componenti per il settore Auto. Continua la debolezza del Bancario, influenzato negativamente dalle preoccupazioni relative alla crisi del settore bancario irlandese. A tal riguardo, Allied Irish, una delle due principali banche irlandesi oggetto di maggiori preoccupazioni, ha annunciato di alzare l’importo dell’aumento di capitale varato a 6,6 mld di euro dai precedenti 5,4 mld di euro. Nel frattempo, gli istituti di credito europei e statunitensi hanno ridotto di circa 500 mld di dollari l’esposizione complessiva verso bond governativi di Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo nel corso degli ultimi 12 mesi (dati Banca Internazionale dei Regolamenti). Di contro, sono aumentati gli acquisti di titoli di stato dei Paesi “core”, con il rischio di future perdite qualora i tassi dovessero ricominciare a salire.

Il Portogallo naviga in acque agitate

Appena, in qualche modo, incanalate verso il salvataggio i problemi  dell’economia irlandese, gli osservatori dell’Eurozona volgono il loro sguardo verso il Sud Europa. Il Portogallo è designato come il più probabile successore di Eire nella lista dei beneficiari di un piano di sostegno europeo. Le sue debolezze sono però molto diverse da quelle che hanno messo la Tigre celtica a terra. Il Portogallo è una vittima della cattiva gestione dei conti pubblici e di una crescita a mezz’asta, una situazione che è più vicino al modello greco,  per un’economia che manca di vitalità.  Come ha spiegato, Celine Antonin, economista presso l’Osservatorio francese delle condizioni economiche (OFCE), Portogallo e Grecia hanno in comune importanti problemi strutturali, risalenti a prima della crisi: un elevato indebitamento delle famiglie; il tasso di risparmio in Portogallo è il secondo più basso della zona euro, dopo la Grecia; una perdita di competitività; stagnazione dei consumi interni. Tali difficoltà sono aggravate per il Portogallo, in particolare, da una crescita che non è mai decollata: 1,3% annuo tra il 2000 e il 2008, contro il 3,9% della Grecia e il 5%  dell’Irlanda. A differenza di quest’ultima, che ha attratto industrie high-tech con una tassa sulle imprese  molto bassa (12,50%), a volte vista come  concorrenza sleale, l’economia portoghese è basata su settori che non sono trainanti. La sua industria tessile, in particolare, ha sofferto molto la concorrenza asiatica. Il Portogallo ha visto le sue esportazioni scendere nel corso degli anni, e ciò ha pesato sulla crescita e sugli sforzi per consolidare le finanze pubbliche. Positivo: il settore bancario che  non è in pericolo.

 Il paese, come la Grecia, è accusato di aver speso troppo negli ultimi anni per sostenere i consumi interni, ha dimostrato, su pressione dell’Europa, la buona volontà nel 2000 per ridurre il suo deficit. Ma i suoi sforzi sono stati ostacolati dalla bassa crescita e il disavanzo  portoghese ha toccato il 7,3% del PIL nel 2010.

 Quando è arrivata la crisi, il Portogallo aveva poco spazio di manovra. ‘Molti paesi hanno introdotto politiche di stimolo. In Portogallo, il recupero è stato ritardato e limitato perché era difficile sostenere un rilancio dell’economia con un debito elevato. Il PIL è sceso del 2,5% nel 2009, cartina di tornasole della situazione di bilancio del Paese.  Il governo socialista di Jose Socrates ha promesso di tagliare il deficit al 4,6%  del PIL il prossimo anno, e a non risparmiare sforzi per rassicurare i mercati.  Ai primi di settembre ha deciso drastiche misure di austerità, che dovrebbero essere definitivamente approvate durante la votazione del bilancio, venerdì, 26 novembre.  L’atteggiamento delle autorità portoghesi è visto dai suoi partner come una cosa positiva per il paese. “Il Portogallo non mostra lassismo fiscale, ci sono almeno segni di buona volontà”, afferma Celine Antonin. Lo scelta di rimettere a posto il bilancio entro il 2013, putroppo avrà  dei costi per la popolazione. Aumenti di due punti percentuali per l’IVA che va al 23%, le pensioni congelate, salari più bassi per i dipendenti pubblici, protezione del benessere etc.. Le misure dovrebbero comportare in una prima fase, secondo il governo portoghese,  un rallentamento della crescita il prossimo anno dell’ 0,2% e un atteso aumento della disoccupazione al 10,8%. Sfortunatamente per il governo, che si è alienato il sostegno di gran parte della popolazione, non è chiaro se queste misure impopolari raggiungeranno il loro obiettivo: rassicurare i mercati ed evitare un destino simile a quello irlandese. ‘Nessuno prende tali decisioni a cuor leggero, ha ripetuto più volte nelle ultime settimane il primo ministro, ma ‘questo è l’unico modo per proteggere il paese contro le turbolenze dei mercati finanziari’. ‘In un primo momento abbiamo pensato che sarebbe stato sufficiente a rassicurare i mercati, ma non ha funzionato, ha dichiarato un economista dell’OFCE. ‘Quando si guardano i tassi dei titoli di stato, non sono molto lontano dal tasso irlandese “. Il Portogallo spera che l’annuncio ufficiale di domenica prossima, e il piano di salvataggio di Dublino gli possano dare una pausa, e rassicurare i mercati sui rischi potenziali di contagio. La tendenza all’inizio di questa settimana è stata piuttosto pessimista a questo riguardo: il tasso di interesse per scadenza a 10 anni dei buoni del Tesoro  è risalito mercoledì, al di sopra del 7%. Sempre mercoledì scorso, i portoghesi sono stati massicciamente mobilitati dall’appello dei sindacati per protestare contro l’austerità, ma Jose Socrates, che dirige un governo di minoranza socialista ha annunciato che non si sarebbe arreso. Sperando di non subire la stessa sorte del suo omologo irlandese, a cui viene  addebitato il piano di rientro, il Primo Ministro ha ribadito che martedì il bilancio sarà approvato per  difendereso i posti di lavoro e l’economia.

L’Irlanda in difficoltà

I mercati non si fidano dell’Irlanda che ora deve affrontare anche una crisi di governo ed elezioni politiche, proprio quando la cura è stata trovata per fronteggiare i debiti bancari e la bolla immobiliare. Le forze politiche irlandesi non sembrano in grado di gestire con lungimiranza la situazione. Di fatto la cura c’è, ma il malato irlandese ha le convulsioni: crollano le banche di Dublino che perdono oggi in Borsa tra il 15 e il 20% del loro valore.  In Europa cominciano ad alzarsi voci di chi vuole sanzioni più dure verso gli stati che non adeguano i loro standard di bilancio ai parametri di Maastricht. La cancelliera tedesca Angela Merkel dichiara che: “La situazione dell’euro è eccezionalmente seria. Significa che non si può più continuare a salvare  stati europei,  così come è stato fatto per la Grecia prima e per l’Irlanda poi, perchè alla lunga non funziona. La Merkel vuole meccanismi e decisioni che tolgano a chiunque, banche e Stati, la certezza di essere salvati sempre e comunque. Certezza che finisce per alimentare una crisi finanziaria dopo l’altra. La Merkel sottolinea che l’Irlanda è causa di ”grande preoccupazione” e definisce ”positivo” il meccanismo del piano di aiuti messo a punto dall’Europa, ma che sono necessarie condizioni più dure per la concessione degli aiuti. La preoccupazione della cancelliera tedesca è anche quella del Fmi che avverte: “Le turbolenze nei mercati europei del debito mettono a rischio la ripresa globale”. Preoccupazioni che derivano dal fatto che sui mercati internazionali si muovono due forze opposte: quella positiva della Germania e quella negativa, e predominante, dell’Irlanda. Sono state confermate le previsioni del Pil tedesco e la Germania continua a fare da traino alla crescita europea, ma la paura per il contagio irlandese è più forte e ha ripercussioni negative sia sull’andamento dell’euro che sulle Borse. Non appena è stato pubblicato l’ottimo dato sul pmi tedesco (58,9 punti contro le previsioni di 56,9) l’euro ha superato quota 1,36 contro dollaro. Poi, però, è ridisceso sotto la soglia psicologica del 1,34, e la discesa si deve proprio alla paura per il contagio irlandese.

La controprova si ha sulla Borsa: quella irlandese crolla e si porta dietro le altre del Vecchio continente. Parigi cede l’1,5%, Francoforte lo 0,8%, Londra l’1,17%. Peggio l’andamento di Madrid: -1,95%. Giù anche Milano con il Ftse Mib che cede circa l’1,25%.

Banche troppo grandi per fallire

Dopo il salvataggio dell’Irlanda che costerà agli europei dagli 80 ai 90 miliardi di euro, con più del 50% della cifra dedicata al salvataggio delle banche, diversi economisti incominciano a pensare che gli stati stanno diventando  ostaggi del sistema bancario in molti paesi del mondo, con l’Italia rara eccezione in questo settore. Nei paesi nella bufera, le grandi banche stanno godendo di una garanzia implicita. Da questo punto di vista è comprensibile il ragionamento di alcuni economisti, e non solo questi, vedi la prima reazione dell’opinione tedesca,  che dicono che anche le banche dovrebbero pagare. Gli scettici hanno detto di più: Dal ‘too big to fail’ (troppo grande per cadere) sono passati al “troppo grande per un salvataggio”, ma forse non siamo troppo lontano. Alcune banche sono così grandi che il loro fallimento danneggierebbe tutta l’economia, perciò lo stato si deve impegnare nel salvataggio. Le perdite sono estremamente alte, ma lo stesso stato salvatore è in pericolo. In Irlanda, il piano di salvataggio di quest’anno, deve riempire un buco di oltre il 30% del PIL. Stato e banche insieme minacciano di precipitare nel baratro finanziario. L’uso delle istituzioni di importanza sistemica,  il peggior lascito della crisi finanziaria, è ancora poco chiaro. Cinque professori di marketing del Consiglio tedesco, nella loro relazione recentemente presentata al Ministero dell’Economia avvertono che, se anche ci sarà qualche buona riforma per regolamentare meglio il settore finanziario, (Basilea 3) secondo le decisioni del G-20, con requisiti di capitale più alti, per dare alle banche una cintura di sicurezza più grande  contro le perdite, la minaccia di ‘banche d’ importanza sistemica’ persiste. L’obiettivo degli Stati,  dice il rapporto, per non essere più presi in ostaggio dal settore finanziario “è stato perso” . Le istituzioni finanziarie che sono troppo grandi, troppo interconnesse o troppo complesse, in modo che il loro fallimento potrebbe danneggiare l’intero sistema può ricattare i governi e contribuenti, oggi troppo spesso lanciano un grido: Salvaci, o cadiamo tutti nel baratro.

Da Sara Assicurazione a Banca Sara

Nel 1946 nasce S.A.R.A., Società Assicuratrice Rischi Automobilistici, l’obiettivo è mettere a disposizione degli automobilisti un’ampia gamma di servizi assicurativi.  Si tratta del primo esempio europeo di joint venture tra un’associazione di consumatori, l’ACI (Automobil Club Italia) e una compagnia di assicurazione.

Nel 1977 S.A.R.A. diventa azionista di controllo di ALA Assicurazioni, azienda leader nel ramo “tutela giudiziaria” specializzata nell’assistenza legale agli automobilisti.

I cambiamenti continuano e nello stesso periodo la compagnia inizia a espandere la propria attività anche negli altri rami danni: nel 1980 S.A.R.A. modifica la ragione sociale in Sara Assicurazioni, Assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia; nel 1985 nasce SARA VITA, società dedicata al settore delle forme previdenziali e integrative, individuali e collettive.

In linea con un’evoluzione che vede crescere il peso del mondo assicurativo nel mercato finanziario, nell’ottobre 2003 Sara acquisisce da Fineco Group il 51% di Banca della Rete, con l’obbiettivo di conquistare una posizione di rilievo anche in questo settore, facendo leva su un’offerta integrata, finanziaria e assicurativa. Nel 2004 raggiunge il controllo totale di Banca della Rete, che assume la nuova denominazione di Banca Sara – Banca della Rete.

Nello stesso anno Sara perfeziona l’acquisto di MC Gestioni e anche di Profilo Life, società di Banca Profilo specializzata nelle assicurazioni vita, che ha poi cambiato il suo nome in SaraLife.

Il 31 Dicembre 2008 Sara Vita incorpora Sara Life con l’obiettivo di razionalizzare e articolare al meglio l’offerta nel campo del risparmio e della previdenza. Con questa operazione Sara Vita acquisisce la rete dei Promotori Finanziari di Banca Sara Private Financial Services, ampliando il proprio catalogo con prodotti destinati specificatamente al canale bancario. Oggi Sara opera su tutto sul territorio nazionale con un sistema di 500 Agenzie e di 478 Promotori Finanziari.

Banca Sara vuole essere la risposta per chi vuole un solo punto di riferimento per tutelare il proprio patrimonio, il risparmio, gli investimenti, i servizi previdenziali, assicurativi e bancari.

Auto elettriche, nuovo settore in grande sviluppo

La  Renault ritiene che le auto elettriche possano rappresentare nel 2016 il 5% del mercato globale, che  avrà un avvio graduale, come con tutte le nuove tecnologie, ha dichiarato lunedì, il direttore del programma veicoli elettrici Renault, in un vertice organizzato sull’ auto presso la Reuters. La casa automobilistica è uno dei più forti sostenitori di questa nuova tecnologia, e prevede che sei milioni di auto, che rappresenteranno il 10% del nuovo mondo automobilistico saranno  commercializzate nel 2020. A partire dall’autunno 2011 saranno in vendita le prime vetture che vedranno in prima linea, per la Renault: Kangoo e Fluence. Quest’ultima sarà una berlina media, con un mot. elettrico kW/Cv: 70/95, 160 km di autonomia e 6/8 ore del tempo di ricarica. La Fluence ha la stessa piattaforma della convenzionale tre volumi costruita a Bursa.

* Ci sarà poi la Smart fortwo electric drive, silenziosa e maneggevole: la vettura sembra fatta apposta per il traffico urbano. Con una potenza del motore elettrico kW/Cv: 30/41, 135 km di autonomia, e, notizia attraente per l’automobilista, il costo di ricarica sarà di 2 euro,  disponibile da metà 2012. Per ricaricare la batteria basta una normale presa da 220 volt: con una percorrenza media di 50 km al giorno la batteria si ricarica completamente nel giro di 3-4 ore.

* A dicembre 2010 dovrebbe cominciare la commercializzazione della iON della Peugeot con un offerta all-inclusive che evita al cliente preoccupazioni per soste involontarie dovute ad auto in panne.

* Sulla piattaforma della Lotus Elise ci sarà la Tesla Roadster.  Sarà una macchina di tipo sportivo, potrà raggiungere i 220 km/h motore elettrico kW/Cv: 185/248 con un’autonomia di 345 km,  prezzo 120.000 €.

* Citroën C-Zero, vettura ottima per il ciclo urbano, motore  elettrico potenza  kW/Cv: 47/64, autonomia 150 km, solo 6 m. per la ricarica, costerà circa 36.000 € , messa sul mercato nel gennaio 2011, prezzo: 35.900 euro.

*  La  Chevrolet Volt arriverà sul mercato a fine 2011. Sarà una berlina media con potenza motore elettrico di  kW/Cv: 111/149, 60 km di autonomia e pochi minuti per la ricarica. la Chevrolet Volt, che è tecnicamente un ErEv, un veicolo elettrico ad autonomia estesa, nel quale è presente un motore termico (benzina da 1.4 litri) con funzione di generatore. Quando le batterie a ioni di litio sono esaurite interviene lui, che funge da gruppo elettrogeno portando l’autonomia oltre i 500 km.

* Dalla  Nissan a fine 2011 una arriverà berlina compatta denominata “Leaf” (foglia), potenza mot. elettrico kW/Cv, con un’autonomia di 160 km e pochi minuti per la ricarica, prezzo circa 35.000 euro.

Quelle presentate sono sette auto, che si guidano quasi come quelle a cui siamo abituati. Non ci sarà più il cambio, ne si sentirà il rombo del motore.

 

 

 

L’inflazione in aumento a ottobre

Nell’Eurozona nell’ultimo mese l’inflazione  è risalita a causa di maggiori costi energetici, secondo le cifre definitive rilasciate oggi martedì da Eurostat dello 0,4% su mese in ottobre e 1,9% su base  annua. Nel mese di settembre, l’inflazione annua era di 1,8%. Gli economisti interpellati da Reuters si aspettavano un aumento mensile dello 0,3% e un incremento annuo del 1,9%.

La BCE vuole mantenere il tasso d’inflazione al di sotto del 2%. Anche per questo gli economisti ritengono che la Banca Centrale manterrà i tassi d’interesse ad uno dei livelli storicamente più bassi e cioè all’1%.

 Nel complesso, poiché i prezzi al consumo sono  aumentati di nuovo dal novembre 2009 nella zona euro, dopo cinque mesi di calo, l’inflazione continua ad accelerare.

Anche in in Gran Bretagna nel mese di ottobre l’inflazione ha accelerato al massimo negli ultimi quattro mesi, costringendo il governatore della Bank of England (BoE) a scrivere un’altra lettera in cui spiegava perché l’inflazione è rimasta al di sopra dell’obiettivo del 2,0% stabilito dalla Banca d’Inghilterra.

 I prezzi al consumo sono saliti dello 0,3% in ottobre e del 3,2% anno su anno, secondo i dati rilasciati oggi martedì dal National Statistics Office. Questo è il più alto tasso annuo a partire dal mese di giugno.  Secondo il NSO, l’aumento dei prezzi è dovuto principalmente al rincaro del petrolio.

Anche in Italia, secondo l’Istat, ad ottobre l’inflazione è tornata a salire: i prezzi al consumo sono cresciuti dell’1,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,6% segnato sia a settembre sia ad agosto.

L’inflazione acquisita per il 2010, ovvero quella che si registrerebbe a fine anno nell’ipotesi che l’indice mantenga il livello di ottobre, è pari al +1,5%. Sul piano tendenziale, spiega l’Istat, la variazione dei prezzi dei servizi è rimasta invariata all’1,9%, mentre nel comparto dei beni il tasso di crescita sui 12 mesi è salito all’1,8%, dall’1,4% di settembre. A riguardo, l’Istituto di statistica sottolinea l’accelerazione registrata dal comparto energetico (+6% su anno, dal +4,7% di settembre). Altri rincari sono previsti per i trasporti, rispetto allo stesso mese del 2009, alcolici e tabacchi, sia a confronto con ottobre dell’anno corso sia con settembre, e per il comparto istruzione, sul mese precedente.

Vacanze a Santo Domingo

C’è una cosa che attira soprattutto gl’italiani a Santo Domingo : vivere l’esperienza dei Caraibi e godersi  qui l’estate indipendentemente dalla stagione che c’è in Italia. Altro fattore, che sostiene fortemente il turismo è il fatto che Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana, è patrimonio mondiale dell’UNESCO, essendo il più antico insediamento europeo nelle Americhe e una delle più popolose città dei Caraibi. La città stessa unisce il fascino del vecchio mondo alla moderna eleganza latina. I palazzi e le fortezze medioevali si miscelano alla vita notturna e allo shopping rendendo la capitale all’altezza di qualsiasi città al mondo. Si possono trovare spiagge immacolate e gemme nascoste come ad esempio un club di salsa/merengue all’interno di una grotta sotterranea.

Il primo insediamento nella zona risale al 1496, quando Bartolomeo Colombo, fratello del più noto Cristoforo, esplorava la zona della foce del Rio Ozama per conto dell’esercito spagnolo. Il disegno originale della città oggi è visibile nella Zona Coloniale, dove vi sono ancora edifici del sedicesimo secolo, tra i più antichi delle Americhe, tra cui i primi uffici amministrativi e la prima cattedrale del nuovo mondo.

Un buon posto per iniziare la visita della città è il parco di Colombo, così chiamato per la statua di Cristoforo Colombo che si trova qui scolpita nel XIX secolo da uno scultore francese di nome Gilbert. Accanto a Columbus Park c’è una delle più popolari e vivaci strade della Zona Coloniale, chiamata di El Conde.  Questa via pedonale è una delle più commerciali della città.  Ci sono tutti i tipi di negozi, soprattutto souvenir, arte, record e alcuni ristoranti.  Molto vicino a Columbus Park, a sud di questa, c’è la cattedrale di Santa Maria la Menor, costruita tra il 1514 e il 1544 dicono che fu la prima cattedrale in America.  All’interno c’è un incontro di stili molto riuscito tra gotico, rinascimentale e barocco spagnolo. Vi hanno lavorato diversi artisti famosi tra cui il domenicano Rincón Mora, lo scultore italiano Cellini e il pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo. In conclusione si può ammirare il parco vicino al Palazzo della Borgella, anche del XIX secolo, che in passato fu la residenza del governatore e oggi è occupato da vari uffici e agenzie governative.

 Poi si passa a Las Damas, una delle strade più antiche e affascinanti. In essa vediamo gli edifici coloniali più belli della città coloniale. Prende il nome dalla eleganti signore della nobiltà spagnola che vi passeggiavano di sera, indossando i loro abiti migliori . Su questa strada si trova  la forza Ozama Santo Domingo, costruita per proteggere la città dagli attacchi dei nemici. Da qui si ha una fantastica vista sul fiume e sul porto Ozama. Vediamo i ponti che collegano il passaggio da un lato all’altro del fiume Ozama, di fronte a una grande fabbrica, Ron Barcelo, una delle più prestigiose testate nazionali ed internazionali.

Alla fine  Calle Las Damas si riunirà con l’Alcazar de Colón, il monumento più emblematico dell’intera città coloniale. Questo palazzo era la casa di Diego Colombo, figlio di Cristoforo Colombo, che è vissuto qui per diversi anni come governatore spagnolo.

Un bel posto  su Calle Las Damas è uno dei più affascinanti della zona, è l’ostello Nicolas de Ovando, che è stato nel passato  la residenza del governatore. Oggi qui c’ è un albergo della catena Sofitel semplicemente  spettacolare. Questo classico edificio romanico vi porterà direttamente nel passato.

Alla fine della Calle Las Damas si trova la Piazza di Spagna e l’Alcazar de Colon. Questo è il monumento più spettacolare della città. Diego, figlio di Cristoforo Colombo, vi visse per molto tempo, ed è stato anche dimora temporanea di molti, come Pizarro, Cortes, Balboa e Ponce de León.

 Santo Domingo e la Repubblica Dominicana sono generalmente  luoghi abbastanza sicuri.

 Questa escursione si può organizzare autonomamente utilizzando voli low cost e prenotazioni alberghiere direttamente dall’Italia usando le offerte leggibili su Internet.

 

 

 

 

Fondi assicurativi in cerca d’impieghi

Gl’ investitori dell’ultimo minuto, sono in uno stato d’animo euforico e come le società, di fronte alla prospettiva di una crescita lenta,  ma stabile, cercano di mettere il denaro disoccupato al lavoro entro la fine dell’anno.

L’ inizio del terzo trimestre, i dati degli utili, le decisioni di politica monetaria nella zona euro e in Gran Bretagna e la riunione dei responsabili delle politiche del FMI non fanno prevedere rischi a breve, e tuttociò serve ulteriormente a ravvivare il morale degli investitori.

 Le scorte mondiali secondo MSCI hanno guadagnato il 13,8% nel terzo trimestre,  miglior risultato dal 3 ° trimestre del 2009. Quasi tutte le  attività hanno avuto performance positive, così le materie prime nelle borse degli Stati Uniti, di quelle asiatiche e degli altri mercati emergenti  fruttano guadagni a due cifre.

 L’ indice MSCI è finalmente in crescita rispetto all’anno scorso, dopo pochi mesi di negoziazione volatile, ma senza direzione. Un sondaggio Reuters ha anche mostrato che i gestori d’investimenti leader  hanno alzato le partecipazioni,  per la prima volta in sette mesi a settembre, in titoli azionari dei mercati emergenti, dimostrando di essere favorevoli ad una maggiore distribuzione di capitali  nelle imprese di quei paesi.

Molti analisti ritengono che tutti i settori azionari europei hanno liquidità in eccesso rispetto al patrimonio complessivo.  Un modo per far fruttare questa cassa è quella di acquistare altre società e ampliare il proprio business. Questa è una tendenza che sta acquistando slancio e sostiene attività rischiose.

Secondo dati Reuters le concentrazioni e acquisizioni, annunciate finora a livello mondiale, quest’anno ammontano a 1.678 miliardi dollari, superando i volumi dei primi nove mesi del 2009.  Le attività Q3 pari a 599 miliardi dollari, sono in crescita di oltre il 25%, e fanno si che il 3° trimestre 2010 sia il più forte dal  3 ° trimestre 2008.

In mancanza di acquisizioni, le Aziende potrebbero restituire contanti agli azionisti sotto forma di versamento di dividendi, che sono in aumento, o riacquistare azioni, un fattore che potrebbe incrementare i loro guadagni per azione e  attrarre  investitori.  Credit Suisse calcola che i riacquisti di azioni proprie sarebbe pari al 19% della capitalizzazione di mercato negli Stati Uniti e il 22% in Europa.  Questo porterebbe a un aumento degli utili per azione del 21% in Europa e il 18% negli Stati Uniti. La garanzia per gl’ investitori viene dalle  banche centrali della zona euro e dalla Gran Bretagna che hanno assicurato  che il sostegno alla liquidità è destinata a rimanere, sottolineando un ambiente favorevole per gli investitori.  Inoltre la BCE prevede di estendere il supporto di prestiti alle banche, mettendo in chiaro che i tassi di interesse rimangono stabili a un minimo record dell’1%. La FED negli USA è impegnata in un’azione monetaria collaterale all’UE, ma la massiccia immissione di liquidità, potrebbe avere ripercussioni negative a lungo termine sui conti pubblici.

Milano Assicurazioni incorpora Dialogo Vita S.p.A.

Con provedimento n. 2829 del 10 settembre 2010, l’ISVAP,   l’ Istituto per la Vigilianza sulle Assicurazioni Private e d’ Interesse Collettivo ha autorizzato la fusione per incorporazione di Dialogo Vita s.p.a., con sede in Firenze, in Compagnia di Assicurazione di Milano Società per Azioni (in breve Milano Assicurazioni s.p.a.), con sede in Milano.

La compagnia Milano Assicurazioni è stata costituita a Milano nel 1825 ed è fra le prime compagnie di assicurazione ad operare in Italia. E’ stata tradizionalmente la compagnia delle aziende milanesi con una specifica vocazione all’assunzione dei rischi industriali,  ha poi esteso il proprio intervento ai rischi di massa.

Nel 1997 la Compagnia ha incorporato La Previdente Assicurazioni,  nel 1999 la Previdente Vita, nel 2002 Italia Assicurazioni, nel 2003 Nuova Maa Assicurazioni e Maa Vita Assicurazioni,  nel 2004 Sis Assicurazioni e nel 2008 Sasa e Sasa Vita. La Compagnia è presente uniformemente su tutto il territorio nazionale ed opera attraverso 1.800 Agenti facenti capo a cinque brand commerciali ben conosciuti (Milano, Nuova Maa, La Previdente, Sasa e Italia).

Nel 2009 Milano Assicurazioni ha raccolto premi per oltre 3.624 milioni di euro.

Punti patente, come recuperarli

Le recenti modifiche al Codice della Strada hanno riguardato anche la tabella dei punti patente che si perdono in caso di infrazioni, di seguito tutti i dettagli.

Dal 13 agosto scorso, sono cambiate le regole per la decurtazione dei punti patente in caso di infrazioni, ma anche per il loro recupero. Da quanto si legge sul sito della Polizia di Stato, sezione Stradale, l’intento del legislatore è quello di rendere più graduale la differenza  dei punti cancellati tra i diversi scaglioni previsti per la stessa infrazione.

Si prenda ad esempio il superamento del limite di velocità:

* se si supera il limite di oltre 40 km/h ma entro i 60 km/h, la decurtazione non è più di 10 punti ma di 6;

* e si supera il limite di oltre 10 km/h ma entro i 40 km/h, la decurtazione non è più di 5 punti ma di 3.

Ci sono ulteriori novità:

*  Revisione della patente: è prevista per chi commette un’infrazione da almeno 5 punti alla quale seguano,   nell’arco dei successivi 12 mesi, altre due violazioni da almeno 5 punti ciascuna.

*  Neopatentati virtuosi: questa novità vuole premiare il neopatentato nel caso in cui non commetta violazioni che prevedono decurtazione di punti; gli verrà attribuito sulla sua patente di guida un punto ogni anno, fino ad un massimo di tre.

Il sito della Polizia di Stato offre molte informazioni utili sulla patente a punti, su come conoscere il proprio saldo punti e su tutte le norme che la regolano, compresa una tabella delle penalità e dei punti.

Capodanno a Ibiza

Non è mai troppo presto per pensare alle vacanze natalizie, un po’ di tempo investito in una buona ricerca permettono di non spendere oltre il giusto e magari scegliere, all’interno dell’isola, la località più adatta alle proprie esigenze.

Ibiza o Eivissa, come localmente viene chiamata,  è una destinazione turistica molto popolare, soprattutto per la sua leggendaria vita notturna (principalmente ad Ibiza, la capitale dell’isola sulla spiaggia orientale). I club più famosi sono il Privilege (il più grande club del mondo), Es Paradis (famoso per le sue feste in acqua), Amnesia (famoso per i suoi schiuma-party), lo Space (con l’unica 24 ore dell’isola, la domenica) il Pacha e El Divino, il club disegnato da Claude Challe che il giovedì ospita la one night di matrice italiana Salvacion Ibiza.

La sola Evissa conta 580 locali adibiti alla ristorazione e oltre ad una cucina internazionale  esiste una cucina locale, con una sua tradizione gastronomica, che attinge sia al pesce e ai crostacei del Mediterraneo che ai prodotti locali. Inoltre sono presenti all’interno dell’isola, ristoranti e agriturismo che propongono, in uno scenario incantevole, piatti a base di carne e di verdura prodotti sull’isola e innaffiati da vino anch’esso ricavato dalle vigne dell’isola.

Ibiza non è solo frenetica vita notturna, ci sono anche le meravigliose spiagge che si estendono nel lato settentrionale dell’ isola dato che il turismo si concentra a Ibiza a meridione. Inoltre, sempre sul lato a nord dell’isola si possono ammirare piccoli centri caratterizzati dal classico stile catalano. Tra le spiagge più belle di Ibiza vanno citate:

   * Cala Llonga: si trova in una posizione di grande interesse paesaggistico ed è ideale per persone a cui piace il silenzio e la tranquillità. E’ situata all’interno di una profonda insenatura aperta ad est ed è circondata da alte montagne che danno vita a coste molto scoscese.

    * Cala Tarida, costituita di sabbia bianca,  ma anche di roccia nelle sue parti più alte limitatamente ai bordi presenta piccoli isolotti che formano insieme uno scenario molto suggestivo.

    * Playa d’en Bossa, è una delle spiagge più lunghe di Ibiza. Caratterizzata dalla presenza, tutto il giorno, di musica e feste nelle decine di bar lungo la spiaggia risulta essere la più affollata e con la maggiore presenza di giovani.

    * Talamanca, con i suoi 900 metri è la spiaggia più lunga di Ibiza e si trova tra Ses Figueretes e Playa d’en Bossa. Vi si può arrivare anche tramite barca dal porto di Ibiza.

    * Ses Salinas, spiaggia molto panoramica ed estesa appartiene insieme agli isolotti di es Freus e dall’isola di Formentera ad un parco naturale protetto.

Per ottimizzare al meglio le varie opportunità, si consiglia il noleggio di un’auto, o, per i giovani e forti, di una bici, che permette di scoprire le numerosissime “calette” sparse su tutta l’isola, la vita notturna di Eivissa, le bellezze monumentali quali Dalt Vila (Patrimonio Unesco dell’umanità).

L’isola si trova alla latitudine della nostra Campania, per cui d’inverno gode di un clima abbastanza temperato, tale da permettere di girare senza cappotto.

Basta un volo low cost, quasi tutte le compagnie che volano in Italia, hanno partenze per l’Isola e magari attraverso le varie agenzie che si trovano su internet la prenotazione di un hotel o di un appartamento e la vacanza è costruita.

McDonald’s aumenta il fatturato

I ristoranti della catena McDonald’s  vanno bene. La società ha dichiarato, giovedi scorso, di aver ottenuto un aumento del 6,5% nelle vendite del mese di ottobre, con l’introduzione di nuovi assortimenti e ristrutturazioni dei propri punti vendita. Esse sono cresciute del 5,6% negli Stati Uniti, del 5,8% in Europa e del 5,3% nel resto del mondo.

 Per spiegare la performance delle sue attività in Europa, il gruppo cita i fast food in Francia, nel Regno Unito e in Russia, che hanno ottenuto i migliori risultati. L’ Europa, dove McDonald’s contabilizza il 40% del suo fatturato, è il primo mercato del gruppo americano. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato con il 35% delle vendite totali.   Il resto del mondo in ottobre ha fatturato il rimanente 25%.

McDonald’s ha più di 32.000 ristoranti in 120 paesi di tutto il mondo, serve oltre 60 milioni di pasti al giorno e dà lavoro a 1,6 milioni di persone. Secondo stime recenti, McDonald’s apre un nuovo ristorante ogni tre ore, due terzi sono nati fuori dagli Stati Uniti.

In Italia, McDonald’s, nel 2010 ha festeggiato il 25esimo anniversario di presenza e può contare su 400 punti di vendita, più 103 Mc Cafè, con un totale di oltre 14.000 dipendenti.

A livello mondiale è interessante la sua performance in Borsa dove ha una posizione di leader indiscussa. Quotata in borsa dal 1971, McDonald’s è entrata nel listino Dow Jones dal 1985 e non ha mai lasciato. La curva dei prezzi delle azioni “MCD” in quasi 40 anni, è  stata inesorabilmente in salita. Iniziata a 33 centesimi, i titoli hanno superato $ 1 nel 1972, poi 5 nel 1986, $ 10 nel 1992, $ 30 nel 1998, 40 nel 1999, $ 50 nel 2007, 60 € nel 2008. Oggi hanno un valore di $ 75.

Gli Stati Uniti sempre più isolati

Dopo la decisione USA d’ iniettare 600 miliardi dollari nella propria economia che indebolirebbe il cambio del dollaro, nei paesi emergenti c’è paura per una prossima ondata di capitale speculativo che potrà spingere ancora più in alto le loro valute. Il pericolo è sicuramente molto più importante per i paesi emergenti come Brasile, Corea del Sud e in tutti i paesi del  Sud Est asiatico  che non esitano a minacciare ritorsioni.

 Qualche preoccupazione c’è anche in Europa.  Ad oggi la decisione della Federal Reserve USA di rilanciare la sua  economia con dosi di “quantitative easing (QE2) appare come un’iniziativa isolata per rispondere alle difficoltà economiche interne ed è vigorosamente contrastata dalle potenze emergenti che temono l’ impatto sulle loro valute. Il ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schäuble, pur esprimendo rispetto nei confronti degli americani ha dichiarato che questa politica degli Stati Uniti, non ha senso. Il problema non è una mancanza di liquidità, perchè gli americani ne hanno iniettato abbastanza e immetterne dell’altra non risolve i loro problemi.  La Cina, anche oggi, ha respinto l’idea degli Stati Uniti di imporre limiti ai surplus commerciali e la Germania ha dichiarato che la politica monetaria della Fed non ha un filo conduttore, lasciando prevedere un vertice del G20, a Seoul, la prossima settimana, alquanto movimentato.

 Il governatore della Banca Centrale della Cina popolare, ha dichiarato che sarebbe comprensibile se l’azione della Fed riuscisse a risolvere i problemi economici interni, ma con meno stress e rischi internazionali. Zhou Xiaochuan, che l’anno scorso ha suggerito che i diritti speciali di prelievo (DSP) potrebbero sostituire il dollaro come valuta di riserva, vede in questa sostituzione, la soluzione  per la riforma del sistema monetario internazionale. Iniziative come la QE2 non sono la scelta giusta per l’economia globale,  ma  una buona opzione per l’economia degli Stati Uniti.

Le tre altre principali banche centrali:  Banca Centrale Europea, Bank of England  e Banca del Giappone, nell’annunciare le loro  decisioni di politica monetaria,  questa settimana, non hanno imitato la Fed e non hanno modificato le proprie disposizioni per l’acquisto di beni.

Fine d’anno difficile per l’auto in Europa

Oggi, secondo Federauto, la Fiat dovrebbe riportare un calo di quasi il 40% delle vendite del settore auto, contro un calo del 23% delle marche estere. Secondo MF una delle spiegazioni di questo tracollo potrebbe essere ricercata nella mancata erogazione di incentivi statali, che solitamente favoriscono l’acquisto di auto di fascia media, proprio come quelle prodotte da Fiat. A peggiorare le aspettative  ieri Automotive News ha pubblicato un articolo secondo cui le difficoltà di espansione incontrate dalla casa torinese in Italia potrebbe far incrementare la produzione in Polonia, Serbia e Stati Uniti.

Oggi, inoltre, gli analisti della Sanford C. Bernstein & Co. hanno ribadito il giudizio “outperform” sul titolo, facendo tornare in auge la questione Volkswagen-Alfa. Secondo gli analisti l’eventuale cessione dell’Alfa ai tedeschi potrebbe essere positiva per Fiat e creare un deleverage per Fiat Auto.

Anche in Francia, il calo delle immatricolazioni di auto nuove hanno subito un’accelerazione nel mese di ottobre, a conferma che la fine dell’anno sarà difficile per un mercato dell’auto senza la copertura del premio di demolizione del 2009. Le vendite di auto nuove in Francia sono scese il mese scorso del 18,7% anno su anno a 171.449 unità, secondo i dati resi noti martedì dal Comitato Francese dell’Automobile (CCFA).

Nel mese di ottobre il calo è stato del 14,9% e si sono lavorati 21 giorni contro i 22 dell’anno scorso, ma va ricordato che l’attività lavorativa è stata disturbata dagli scioperi per le pensioni. Un pò il  risultato negativo era atteso perchè il 2009 ha visto le vendite gonfiate dalla demolizione, le previsioni nei mesi di novembre e dicembre, secondo un portavoce del CCFA, saranno ancora peggiori.

Il bonus premium, inizialmente di 1.000 euro per aiutare il settore a fronteggiare la crisi del 2008-2009, ha causato una impennata fortissima delle vendite a partire dall’ultimo trimestre del 2009,le immatricolazioni sono salite del 20,1% in ottobre, poi del  48,4% a novembre e 48,6% in dicembre. Quest’anno il premio è stato ridotto a 500 € dal 1 luglio, ma sparirà completamente alla fine dell’anno.

In Germania le vendite di auto potrebbero raggiungere i 2,9 milioni di veicoli nel 2010. La stima è stata formulata dalla VDA, l’associazione dei costruttori di auto tedeschi, numeri che scontano un calo del 23% rispetto ai livelli del 2009. Le esportazioni però si confermano robuste, soprattutto verso Paesi emergenti come il Brasile, la Cina e l’India. La VDA anticipa dunque un aumento dell’export del 21% per quest’anno.

Il Ministero dei Trasporti tedesco spiega che nel paese si sono registrati undici mesi consecutivi di cali costanti. Lo scorso mese sono state immatricolate 256.775 nuove auto, in calo del 20% rispetto a ottobre 2009 quando i consumatori avevano potuto beneficiare degli incentivi di 2.500 euro.  Dal primo gennaio sono state immatricolate un totale di 2,42 milioni di auto, in calo del 26,8% rispetto allo stesso periodo del 2009.