Aspettative in borsa

Obbligazioni di stato. Agli attuali livelli di bassi tassi, i titoli emessi dagli stati considerati più sicuri, USA e Germania, appaiono poco convenienti anche se meno rischiosi. Fra i titoli governativi, il profilo rischio rendimento migliore appare ancora quello dei titoli italiani che, a fronte di una finanza pubblica complessivamente in ordine, nonostante il debito elevato, offrono differenziali interessanti su tutte le scadenze rispetto ai titoli tedeschi. Rimangono invece incerte le prospettive per gli altri Paesi periferici dell’Eurozona, e in particolare per i titoli di Grecia, Portogallo ed Irlanda.

Obbligazioni Corporate. Il rendimento aggiuntivo rispetto ai titoli di Stato si è ridotto, ma è ancora interessante, sebbene la selettività resti un principio ispiratore delle scelte d’investimento nel comparto, soprattutto per la categoria di titoli ad “Alto Rendimento”, che sono tipicamente più rischiosi, rispetto a quella di maggior qualità creditizia  (Investment Grade).

Obbligazionario Emergenti. Le obbligazioni dei Paesi Emergenti continuano ad avere un differenziale di rendimento interessante rispetto ai titoli di Stato dei Paesi più industrializzati, sebbene tale differenziale si sia ridotto negli ultimi mesi. Il comparto è supportato dal miglioramento dei fondamentali economici dei principali paesi emittenti e dal confermato supporto finanziario delle autorità internazionali.

Settore azionario. In estate i mercati azionari hanno proseguito il movimento altalenante iniziato in maggio, frenati dalle indicazioni di rallentamento dell’economia americana. Lo scenario di medio termine appare comunque favorevole. L’economia globale è in moderato rallentamento, ma i rischi di recessione sono modesti; le Banche centrali hanno confermato che la politica monetaria sarà ancora di supporto; le imprese hanno bilanci solidi e i profitti possono continuare a crescere, anche grazie alla spinta delle economie emergenti. Infine le valutazioni delle azioni sono corrette per la fase ciclica attuale. Il rialzo delle borse appare in grado di riprendere man mano che i dati macroeconomici confermeranno lo scenario di stabilizzazione per la crescita economica.

Vacanze low cost: Natale a Gerusalemme

Ogni tanto bisogna “staccare la spina”, e quale occasione migliore di un tour di una settimana in Israele?  Sono molte le proposte di tour organizzati direttamente dall’Italia, ma con un pò di tempo ci si puo organizzare da soli. La prenotazione per un passagio  su volo-charter può essere effettuate presso l’ Opera Romana Pellegrinaggi con partenze da Bergamo, Roma e Sicilia, oppure  presso  IOT –  soprattutto da Verona, da OBY WHAN  dalla Sicilia, da SITI, Opera Napoletana Pellegrinaggi – da Napoli nei mesi estivi  – da BREVIVET -  da febbraio a novembre, o presso le varie compagnie di bandiera.

Con una patente internazionale si prenota un’ auto e poi, attraverso i siti : www.israelhotels.org.it o www.bnb.co.il, si può prenotare l’albergo o un appartamento, nel luogo scelto come campo-base. Su youtube ci sono molti consigli in merito.

 Lo schema di un giro semplice prevede in caso di pernottamento in hotel:

Primo giorno: arrivo a Tel Aviv e un approccio alla città.  Il prestigioso mensile National Geografic ha  definito Tel Aviv come la “Miami del Medioriente” e “la controparte dionisiaca della religiosa Gerusalemme”. Commentando il fatto che i locali ed i ristoranti della città restano aperti fino all’alba, ha evidenziato che “di giorno la vita si concentra sui 13 km di costa a due passi dalla città, con una spiaggia ampia e sabbiosa, dove è possibile sedersi sul lungomare in un caffè o fare un tuffo nelle piscine di acqua di mare”. Sempre secondo il mensile National Geografic la spiaggia di Tel Aviv è  una delle 10 più belle del mondo. Questa scelta arriva dopo altre segnalazioni, che considerano Tel Aviv la capitale della vita notturna di tutto il Mediterraneo, classificandola come “la Città che non dorme mai”.

Secondo giorno: trasferimento a  Tiberiade. Nel percorso visita a Cesarea Marittima, antica citta portuale ed ex potente capitale con visita all’acquedotto e al teatro romano. Ancora visita ad Haifa, al Monte Carmelo, poi  ad Acco per visitare le mura e il caravan serraglio. Arrivo in Galilea e pernottamento a Tiberiade. 

Terzo giorno: trasferimento a Gerusalemme. Durante il percorso sosta a Tagba, dove avvenne il miracolo della moltiplicazione dei pani  e dei pesci. Poi Cafarnao, dove Gesù iniziò la sua missione. Continuando  Nazareth e visita alla Chiesa dell’Annunciazione. Ultima tappa della giornata, prima dell’arrivo a Gerusalemme,  Beith Sheas dove si trova il sito archeologico più importante di tutto il Medio Oriente.

Gli ultimi tre giorni sono da dedicare  a Gerusalmme e dintorni, luoghi sacri della cristianità.  Gerusalemme supera Londra, Istanbul e Venezia: così gli utenti del celebre sito di viaggi Trip Advisor l’hanno votata, inserendola tra le 10 top destinazioni al mondo per peculiarità e cultura. Questo prestigioso  riconoscimento arriva poche settimane dopo che il prestigioso Travel Leisure Magazine di New York ha classificato Gerusalemme come la migliore città di tutto il Medio Oriente per il suo “profondo significato culturale e storico”. In questa classifica è settima dopo Firenze, e prima di Washington DC,  Roma, Parigi e New York.

In città sarà d’obbligo visitare il Monte degli Ulivi, da dove si ammira un panorama unico della città. Breve passeggiata per raggiungere il giardino del Getsemani e la Chiesa delle Nazioni. Poi la città vecchia con  il Muro del Pianto, il Bazar, le stazioni del Santo Sepolcro e la via Dolorosa. Una giornata va dedicata alla Gerusalemme moderna con visita al Parlamento israeliano con il famoso candelabro a 7 braccia il “Menorah”. Ancora da visitare il Museo d’Israele dove, presso lo Shinenof the book, sono conservati i famosi rotoli del Mar Morto. Un’ escursione va fatta a Betlemme con visita della Basilica della Natività, costruita sulla grotta dove nacquè Gesu, e un’altra al Mar Morto dove si potrà  nuotare nelle acque talmente salate da far apprezzare l’assenza di peso con relativo galleggiamento.

 

Pac un capitale per il futuro al ritmo del tuo risparmio

Con le pensioni ormai legate al sistema contributivo, la tranquillità economica, nella vecchiaia, dei  40enni di oggi, è fortemente dipendente dalle pensioni integrative o da capitali creati nel tempo sia pure con piccoli e costanti versamenti, che ognuno di noi può pensare di effettuare. Una soluzione alternativa e possibilmente da affiancare  alla pensione integrativa, qualora le disponibilità economiche lo consentano,  può essere un cosiddeto piano Pac, acronimo di Piano di Accumulo del Capitale. 

Tutte le migliori banche presenti in Italia ne offrono diversi, secondo l’esigenze degli investitori. Si tratta di programmi finanziari semplici e flessibili, che consentono di risparmiare investendo periodicamente somme di denaro, grandi o piccole, in Fondi comuni o ETF al fine di costituire un capitale nel lungo periodo.          

In questo modo si ottiene una ripartizione del rischio non solo con la diversificazione di portafoglio (investimento in differenti comparti con un esborso minimo), ma anche nel tempo (ripartizione dell’investimento in più momenti).

Valute

Nei giorni scorsi molte sono state le dichiarazioni delle principali potenze mondiali su come risolvere la questione cambi, sfociate nel comunicato diffuso a conclusione del G20 tenutosi venerdì a Gyeongju (Corea del Sud).  I paesi coinvolti hanno annunciato un generico impegno ad evitare svalutazioni competitive e tornare ad un sistema in cui i cambi siano determinati esclusivamente dal mercato, rispecchiando così la solidità dei fondamentali macroeconomici. E’  fallita la proposta statunitense di fissare obiettivi numerici sui saldi delle partite correnti, in moda da spingere i Paesi in surplus a rivalutare la propria moneta. Questo comunicato, blando in termini di concreti impegni futuri, ha portato alla riapertura delle contrattazioni sulla piazza asiatica a una decisa flessione del dollaro, che ha fatto registrare un nuovo minimo degli ultimi 15 anni contro yen, in area 80,40, e con il cross euro/dollaro che ha accellerato la risalita superando in alcuni momenti quota 1,40. Sul fronte europeo, la forza dell’euro, oltre ad essere l’effetto indiretto della debolezza del dollaro, si basa anche sulle divergenti prospettive di politica monetaria sulle due sponde dell’Atlantico. Infatti, secondo Stark (membro del Comitato Esecutivo della BCE), la BCE potrebbe alzare i tassi ufficiali anche prima di rimuovere interamente le misure non standard sulla liquidità, rimarcando ancora una volta la linea del doppio binario fra politica monetaria e misure di stabilizzazione dei mercati finanziari. In questo quadro è inevitabile aspettarci ancora una decisa forza relativa della moneta unica.

Per quanto riguarda il dollaro, Tim Geithner, Segretario al Tesoro USA, in un’intervista al Wall Street Journal, ha sottolineato  come si sia evitato il tracollo della valuta americana, ribadendone il ruolo chiave, ed escludendo una pilotata svalutazione competitiva che favorisca l’economia statunitense. La discussione sugli squilibri valutari internazionali e su un eventuale percorso comune per la gestione del mercato e delle politiche dei cambi resta il focus dell’Amministrazione Obama, con il dollaro che viene penalizzato dall’aspettativa di un nuovo round di “quantitative easing” da parte della Fed.

La settimana  si è chiusa all’insegna della forza per lo yen, soprattutto dopo il comunicato del G20. La valuta nipponica resta in un’area di allerta per il Governo e la Banca centrale giapponese (BoJ), anche se si esclude un intervento, a breve, sulla moneta. Le autorità giapponesi sono anch’esse volte a difendere la propria posizione commerciale internazionale, visto lo squilibrio economico verso l’export e sperano sempre in un indebolimento dello yen che favorisca il ciclo interno.

In Gran Bretagna, il Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra non esprime un parere unanime, situazione che rafforza l’aspettativa di nuove misure di quantitative easing anche in Gran Bretagna, specie dopo i commenti pessimistici del governatore Mervyn King. Dai verbali del meeting del 6 e 7 ottobre emerge che sette membri hanno votato per mantenere lo stato attuale, ma per la prima volta dal novembre dell’anno scorso uno dei consiglieri, Adam Posen, si è espresso a favore di un aumento, per altri 50 miliardi di sterline, del programma di quantitative easing. Di contro, Andrew Stance ha votato, per la quinta volta di seguito, per l’innalzamento dei tassi di 0,25%. Nonostante la maggioranza dei Consiglieri ritenga che l’equilibrio dei rischi su crescita e inflazione non giustifichi un intervento, all’interno del Consiglio prende corpo l’idea che nuove misure di stimolo monetario si renderanno necessarie.

Sul fronte cinese, la Cina coglie completamente di sorpresa i mercati con il primo aumento dei tassi d’interesse dal dicembre 2007, una mossa che riflette la preoccupazione per l’accelerazione dell’inflazione domestica. Finora la Banca centrale aveva agito solo sulla percentuale di riserva obbligatoria come strumento per rendere più stringenti le condizioni monetarie data la robusta e sorprendente crescita economica. L’incremento deciso è stato pari allo 0,25% sul tasso sui depositi a un anno (portato a 2,5%) e sul tasso di finanziamento (portato al 5,56%). Anche questo provvedimento, benché volto a raffreddare il surriscaldato ciclo cinese, non dovrebbe impattare oltre modo sulla richiesta di metalli. Gli investitori cinesi hanno alzato le loro aspettative per futuri aumenti dei tassi di interesse. Tuttavia, gli operatori sono divisi su quando la Banca centrale potrebbe alzare i tassi di nuovo, ma la maggior parte concorda sul fatto che a questa prima mossa in tre anni, ne seguiranno altre nei prossimi mesi come parte di una campagna di stretta monetaria.

Infine, la Banca centrale brasiliana ha lasciato invariati i tassi d’interesse al 10,75% con decisione unanime. Per la prima volta dal 2007 il Brasile ha emesso un’obbligazione in real con scadenza 2028 sul mercato internazionale.

Patto di stabilità e crescita

Durante l’ultimo Econfin, i Ministri delle Finanze e i membri della Commissione Europea hanno elaborato due bozze per il rafforzamento del Patto di Stabilità e Crescita da sottoporre ai Capi di stato, in vista del Consiglio Europeo in calendario giovedì e venerdì prossimo 28 e 29 ottobre. La proposta dei Ministri, dai contenuti meno rigorosi rispetto a quelli già espressi dalla Commissione, non ha ottenuto il benestare di tutti gli attori coinvolti, che hanno giudicato deboli alcuni punti della bozza di accordo, primo fra tutti il Presidente della BCE, che non ha aderito ufficialmente a tutti gli elementi del documento. C’è condivisione tra esecutivo e Ministri sulla necessità di rendere operativo il criterio del limite sul debito pubblico, già espresso nel Trattato di Maastricht, attraverso la definizione di un riferimento quantitativo appropriato, ma divergono le posizioni dei due organi istituzionali, Task Force e Commissione Europea, su vari punti, tra cui il meccanismo d’intervento. La Commissione ha proposto l’imposizione automatica delle sanzioni, mentre la Task Force ha riaffermato il principio della raccomandazione al paese in difetto da parte del Consiglio Europeo, a cui possono far seguito delle sanzioni solo in caso di inadempienza o di inadeguatezza delle azioni intraprese dai singoli Paesi. Al termine dei diversi incontri istituzionali, sono ancora troppi i punti della riforma che risultano poco chiari. Maggiore chiarezza e la definizione di parametri e delle procedure più dettagliate dovrebbero arrivare al termine dei lavori dei Capi di stato nel prossimo Consiglio Europeo (28 e 29 ottobre).

L’assicurazione sui depositi bancari

I recenti fallimenti bancari hanno drammaticamente dimostrato  l’insufficiente armonizzazione delle norme di assicurazione dei depositi nelle banche dell’Unione europea. Il ricordo della corsa su Northern Rock (2007) per ritirare i prospri soldi o il periodo nero delle banche islandesi (2008/09) sono freschi nella mente di molti risparmiatori. La progettazione di un sistema efficiente per sostenere il mercato finanziario unico costituisce pertanto una priorità della politica. A livello UE, l’assicurazione dei depositi è regolata dalla direttiva del 1994 relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (DGS), ma l’approccio di armonizzazione minima adottata in quel momento si è dimostrata largamente insufficiente. La direttiva lasciava molto spazio alle differenze nazionali per quanto riguarda il livello di copertura, nonché i tipi di depositi assicurati per la difesa dei risparmiatori. Essa non specificava i requisiti per il finanziamento della DGS o le riserve minime obbligatorie di fondi. Quando la crisi finanziaria ha colpito, il colossale fallimento di alcune direzioni generali per onorare e gestire i crediti nazionali e dei depositanti transfrontalieri ha portato a importanti interventi di soccorso dei vari governi. Per alleviare le pressioni, l’UE ha deciso, nel bel mezzo della crisi, di aumentare la copertura minima di € 50.000 e € 100.000 più tardi, ma ha lasciato il resto delle carenze da affrontare a una successiva proposta più elaborata. La  Commissione ha pubblicato la scorsa estate, il 12 luglio, una proposta che affronta alcune di queste sfide: si fissa il livello di copertura pari a € 100.000, l’assicurazione si estende a tutte le valute, fissa i requisiti di finanziamento, alcuni ex-ante alcuni ex-post, consente l’assunzione transfrontaliera di responsabilità tra DGS in caso di finanziamenti insufficienti e stabilisce un obbligo di relazione per la nuova agenzia denominata  “Autorità bancaria europea”.

 La proposta va troppo lontano per alcuni, in quanto comporta importanti esigenze di adattamento dei sistemi nazionali che avevano ambiti diversi di meccanismi di copertura o di finanziamento in vigore. Allo stesso tempo per altri, scende al di sotto delle aspettative, poiché si conserva sostanzialmente la struttura attuale del DGS nazionale non adeguato a far fronte alle sfide attuali. Il testo non tocca le questioni di governance, strutture giuridiche o responsabilità finale (pubblico e privato) in caso di inadempimento della banca. Per cui rimane la domanda di come progettare un sistema per il mercato unico. Nel caso di un deposito assicurativo dovrebbe essere integrato in una rete di sicurezza finanziaria dell’UE?  Oppure ci può essere un’altra forma in uno schema pan-europea, o un fondo unico tra i 27 paesi della UE ?

Sono  problemi urgenti che i vari organismi intenazionali dovranno affrontare, anche per facilitare la stesura definitiva degli accordi denominati “Basilea 3″ , fornendo, a questi, una cornice possibilmene globale.

Sistema bancario internazionale a rischio

Secondo il rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria pubblicato martedì scorso, le tensioni emerse sul debito pubblico pone un rischio per il sistema bancario. Le relazioni sulla stabilità finanziaria globale pubblicate ogni sei mesi da parte del Fondo monetario internazionale, si possono leggere come i romanzi dell’orrore che sono scritti per spaventare. Ogni semestre, l’esercizio è quello di produrre un catalogo di potenziali disastri che minacciano il sistema finanziario, e negli ultimi tre anni, ognuno può dire di aver visto i danni provocati da una crisi bancaria. Questo lavoro molto preciso e analitico, crea, per questa pubblicazione del FMI, una impaziente attesa. Negli episodi precedenti, l’eroe del libro racconta che le banche erano di fronte alla crisi dei subprime, poi alle conseguenze terribili della bancarotta di Lehman Brothers, invece le banche sono sopravvissute e, su questo fronte, la situazione è costantemente peggiorata. Un anno fa, il FMI  aveva stimato in 2.800 miliardi di dollari le perdite globali che avrebbe fatto soffrire il settore finanziario, sei mesi dopo il dato è stato corretto a 2.300 miliardi. Oggi, si è arrivati a 2.200 miliardi, ma la crisi ha  cambiato l’accesso al mercato. Il debito per i subprime ha assottigliato il valore degli attivi bancari. Ora, quali che siano le loro risorse, a causa delle passività, esse sono in pericolo. Secondo il FMI, dopo i guai della Grecia, c’è,  in primo piano, la stretta interazione tra la qualità dei debiti pubblici e privati e la solidità del settore finanziario. Come si è potuto notare  in diverse occasioni, nel corso degli ultimi tre anni, la situazione di fronte al sistema finanziario mondiale ha la potenzialità di muoversi molto rapidamente rispetto alle modalità della crisi. E oggi, ricapitalizzare, anche in maniera massiccia  il sistema in un periodo di grande incertezza, rimane il tallone di Achille della ripresa economica. Il FMI trae due conclusioni. La prima ad uso dei governi: una parte del sostegno pubblico che è stato dato alle banche negli ultimi anni deve essere mantenuta. Un eufemismo, visto che Dublino, per esempio, ha annunciato un deficit,  per il settore del credito di 50 miliardi di euro. Per quanto riguarda le banche centrali, dovranno sicuramente attendere più a lungo prima di togliere le stampelle che ancora forniscono a molte banche sotto forma di liquidità abbondante e a buon mercato. Il secondo punto è cruciale. La domanda  è come e quando si misura la degradazione della qualità di una emittente da parte dei rispettivi governi. Le banche del PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) sono diventate sempre più dipendenti dai crediti della BCE, per sostituire quei fondi che il mercato non vuole più fornire. Fattore aggravante per i mesi successivi, le note del FMI rivelano che nel 2010 nella zona euro, le banche hanno emesso meno debito rispetto a quanto è maturato. Il risultato: oltre 4.000 miliardi di euro dovranno essere rifinanziati entro 24 mesi da parte del sistema finanziario globale. L’importo è sconcertante. Ed è ancora meno certo che tutte le istituzioni potranno accedere al mercato perchè andranno a competere con gli Stati. Infine, se la figura della zona euro è il personaggio principale nella sceneggiatura scritta da parte del FMI, gli Stati Uniti non fanno eccezione. Dall’altra parte dell’Atlantico, secondo il FMI, il rischio di un “double dip” e la recidiva esiste per quanto riguarda i beni immobili, in particolare gl’ immobili commerciali.

Pechino aiuta il dollaro

Martedì notte, il mercato dei cambi ha avuto un sussulto provocato da un rialzo dei tassi cinesi dello 0,25%. La decisione a sorpresa di Pechino, la prima dal 2007, è destinata principalmente a calmare l’impennata dei prezzi in Cina, e il rischio di surriscaldamento, ma è rivolto anche alla comunità internazionale, che da tempo invita la Cina a rivalutare lo yuan. Aumentando i tassi di interesse, la Cina corre il rischio di far apprezzare la sua valuta, ma soprattutto, è un’altra indicazione che porta a credere che la Cina e gli Stati Uniti hanno accettato, dietro le quinte, l’idea di placare la “guerra monetaria”. Questo annuncio è effettivamente avvenuto in seguito alle dichiarazioni del Segretario al Tesoro USA,Tim Geithner, che ha martellato gli Stati Uniti affinchè non svaluti il dollaro per diventare più competitivi. E pochi giorni dopo il Dipartimento del Tesoro USA ha rinviato la pubblicazione del suo rapporto semestrale sui tassi di cambio, citando le importanti riunioni che si svolgeranno nelle prossime settimane e che saranno importanti anche per la preparazione di questa relazione. Oggi nella Corea del Sud si svolge una riunione straordinaria dei Ministri delle Finanze del G7 e dei governatori centrali dei paesi del G20.

Il FMI  ha richiesto alle due più grandi potenze economiche del mondo di adottare una collaborazione emblematica. Così il prossimo G20, che si terrà  a Seoul, dovrà vedere il dibattito focalizzato sui conflitti monetari tra americani, europei e asiatici, allo scopo di ridurre le tensioni. Sullo yuan, il vice governatore della PBOC Yi Gang, ha dichiarato  che la moneta continuerà ad aumentare la flessibilità rispetto ai tassi di cambio,  basandosi sempre più sul mercato. Ma è importante che il renminbi cresca gradualmente.

L’euro comunque resta forte. Se l’annuncio a sorpresa ha avuto qualche effetto sulle valute internazionali,  la tendenza di fondo resta invariata, per ora. Con il dollaro che potrebbe scendere ulteriormente se la Fed dovesse ben presto, iniettare liquidità nei mercati. La moneta europea ha raggiunto la soglia di 1,40 dollari per la prima volta in nove mesi nella scorsa settimana. Alcuni economisti ritengono che finché i paesi adotteranno le svalutazioni competitive e fino a quando non ci saranno forti  segni di malcontento  evidenziati dagli europei, l’aumento può continuare. Le prospettive sono anche che il dollaro potrebbe riprendere fiato, se il  rialzo del tasso  inciderà sulle importazioni cinesi data l’enorme richiesta che potrebbe provenire dalla Cina e influenzare il suo PIL. In questo contesto di rallentamento economico, il dollaro potrebbe ancora svolgere appieno il proprio ruolo come un rifugio (il dollaro potrebbe proteggere dalle incertezze del mercato).

“L’aumento del biglietto verde registratosi oggi è stato il più grande movimento accaduto in un solo giorno dal 11 agosto,” hanno  detto alcuni analisti di mercato, osservando che questo potrebbe essere un segno di una nuova fase durante il quale il dollaro potrebbe cominciare a solidificarsi. Anche l’euro potrebbe quindi riprendere fiato. Prezzi invariati in Canada BOC (Bank of Canada) che ha tenuto i tassi invariati come previsto e ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita per il 2010 e il 2011. Tuttavia ha sorpreso gli investitori dicendo che l’inflazione è stata meno pronunciata del previsto.

Offerta Pubblica di azioni Enel Green Power

Le fonti rinnovabili utilizzate attualmente sono: l’ energia solare, il vento, le risorse idriche e geotermiche, a cui vanno ad aggiungersi le sperimentazioni in corso per le maree, le correnti, il moto ondoso e le biomasse.

In un contesto di forte dipendenza economica dai combustibili fossili, le rinnovabili rappresentano lo strumento ideale per ridurre l’emissioni di gas serra. Sono inoltre la garanzia di un libero accesso alle fonti di energia, sia per i paesi industrializzati che per quelli in via di sviluppo.

Per questo la scelta dell’offerta di vendita di azioni di Enel Green Power, la società del Gruppo Enel nata per sviluppare e gestire le attività di generazione dell’energia da fonti rinnovabili, non poteva trovare tempi migliori per la sua scesa in campo. Enel Green Power S.p.A. (“EGP”), al fine di ottimizzare la vendita ha dichiarato: che la quotazione sarà effettuata su i mercati regolamentati in Italia ed in Spagna. Inoltre che la forchetta di prezzo è stata fissata tra un minimo di 9 miliardi di euro ed un massimo di 10,5 miliardi di euro (pari ad un minimo non vincolante di 1,80 euro per azione e ad un massimo vincolante di 2,10 euro per azione, quest’ultimo pari al prezzo massimo di collocamento). Il prezzo finale a cui verranno collocate le azioni di EGP – che non potrà essere superiore al prezzo massimo di collocamento sopra indicato risulterà identico sia per l’offerta pubblica che per l’offerta istituzionale – sarà determinato da Enel sentiti i Global Coordinator ed i Joint Bookrunner al termine del periodo di offerta tenendo conto, tra l’altro, delle condizioni dei mercati finanziari in Italia e all’estero, della quantità e qualità delle manifestazioni di interesse ricevute dagli investitori istituzionali, nonché della quantità della domanda ricevuta nell’ambito dell’offerta pubblica.

Le principali caratteristiche dell’OPV sono:

- Lotto Minino: 2.000

- Intervallo di prezzo: da 1,8 € a 2,1 € per azione.

-Incentivo: 1 azione ordinaria ogni 20 acquistate in collocamento e detenute continuativamente per 12 mesi, fino a un massimo di 2 lotti acquistati.

- Regolamento e inizio negoziazioni: 4 novembre 2010.

 

 

Napoli, dintorni e costiera amalfitana

Si dice che un generale dell’esercito USA, sbarcato a Napoli durante la seconda guerra mondiale, abbia esclamato, dopo aver girato per Napli e dintorni,  ”vedi Napoli e poi muori”, nel senso che dopo aver visto quanto di più bello ci sia al mondo, una persona si può sentire appagata. In effetti investire 4/5 giorni delle proprie ferie in una visita a Napoli e dintorni è un’esperienza che si ricorderà tutta la vita. Una programmazione possibile, con pernottamento a Sorrento o a Napoli può prevedere questo programma:

Il primo giorno una gita a Capri, isola definita “caffè-concerto”, dal fascino unico, anche fonte d’ ispirazione per molti artisti. Un’intera giornata va  dedicata alla visita di questa splendida isola e delle sue bellezze naturali e può essere effettuata utilizzando la funicolare e  un minibus locale. Visitare il Parco di Augusto, ad Anacapri e  Villa San Michele, dalla cui terrazza si potrà ammirare un panorama mozzafiato. Nel pomeriggio, condizioni meteorologiche e mare permettendo, effettuare un’escursione in battello all’interno della suggestiva Grotta Azzurra o effettuare un giro in barca dell’isola, la cui costa è frastagliata da numerose grotte, cale che si alternano a ripide scogliere.

Il secondo giorno: Caserta  con visita alla famosa Reggia, voluta da Carlo III di Borbone per eguagliare la Reggia di Versailles, al cui interno spicca il luminoso scalone ricavato da un solo blocco di marmo. La Reggia è circondata da un parco maestoso, pura fusione fra natura e architettura, con particolare attenzione allo scorrere d’acqua che culmina nel salto di 80 m della Fontana di Diana. Al termine dirigersi su Napoli. Visitare  il Palazzo Reale, il Maschio Angioino, il Teatro San Carlo ed il lungomare, dal quale si potrà ammirare uno dei panorama più belli della gita con il famoso Castel dell’Ovo. A conclusione una  passeggiata per l’arteria viaria del centro storico, denominata “Spaccanapoli”, la Napoli più  autentica e vera.

Il terzo giorno:  il Vesuvio e le rovine di Pompei.

Dedicare la mattinata alla visita del “gigante addormentato”: il Vesuvio. Se si arriva sul cratere si potranno vedere o toccare con mano alcune fuoriuscite di vapore caldo, dette fumarole. Al termine prendere l’autostrada per Pompei. La città è riemersa dal buio dei secoli così com’era al momento della devastante eruzione del Vesuvio (79 d.C.), con case e dipinti che ricordano l’arte, i costumi, i mestieri e la vita quotidiana della civiltà romana. Se si è scelto di pernottare a Sorrento, c’è il tempo per una passeggiata tra le vie di questa città immortalata nelle canzoni di Caruso.

Il quarto giorno si parte  alla scoperta della costiera amalfitana e di Ravello. Decantata da scrittori e poeti di tutto il mondo è un irreale susseguirsi di scorci magici e panoramici, incorniciati, tempo permettendo, dall’azzurro del cielo e dal blu del mare. Consigliata una sosta al belvedere di Positano e una passeggiata per le vie di Amalfi, l’antica Repubblica Marinara. Nel pomeriggio visita di Ravello, antica città medievale.

CNP UniCredit Vita S.p.A.

Questa compagnia di bancassurance, con sede a Milano e capitale sociale di euro 301.698.528,56 i.v., è controllata dal Gruppo francese CNP Assurances S.A. è partecipata da  UniCredit Group  che dal 1 ottobre 2007 ha incorporato il gruppo Capitalia,  a seguito dell’operazione di fusione per incorporazione.

CNP UniCredit Vita  offre  una gamma di prodotti ampia e diversificata che si evolve nel tempo per soddisfare le attese, in continua evoluzione, dei Clienti.

 La distribuzione dei prodotti CNP UniCredit Vita  è affidata agli  sportelli bancari di UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia  e ai  promotori finanziari di FinecoBank.

Nella sua storia 5 sono le tappe più importanti:

2004: nasce FinecoVita, compagnia sorta dalla fusione per incorporazione di Roma Vita in Cisalpina Previdenza. Entrambe le società fanno capo al gruppo Capitalia.

2005: FinecoVita entra a far parte del gruppo CNP Assurances. Con questo accordo inizia la collaborazione industriale ed operativa tra CNP Assurances e Capitalia. Sempre nel 2005 viene costituita FinecoLife, compagnia di diritto irlandese controllata da FinecoVita, nata per completare l’offerta proposta dalla compagnia italiana.

2006: viene varato un nuovo brand name per FinecoVita e FinecoLife, ovvero Cnp Capitalia Vita e Cnp Capitalia Life.

2008: a seguito dell’operazione di fusione di Capitalia in UniCredit Group, il 24 gennaio 2008 la Compagnia ha assunto la nuova denominazione CNP UniCredit Vita.

2009: il 31 marzo 2009 CNP UniCredit Vita ha ceduto la partecipazione del 100% di CNP UniCredit Life a CNP Assurances S.A.. La Compagnia di diritto irlandese ha assunto la nuova denominazione di CNP Europe Life Limited.

UniCredit Group è presente sui tre principali segmenti delle assicurazioni di persone: il risparmio, la previdenza complementare e le assicurazioni di puro rischio e può contare su una rete di distribuzione composta da 9.000 filiali in 23 paesi di cui 5.000 in Italia, 40 milioni di clienti nel mondo e 170.000 dipendenti.

 

Quadrifoglio Vita S.p.A.

Durante la recente e non terminata crisi, le assicurazioni hanno tenuto abbastanza bene. Ma la tenuta del settore non è stata percepita dall’opinione pubblica come un valore aggiunto dell’economia italiana, perchè spesso considera le assicurazioni più come un balzello mediamente necessario che come un tassello fondamentale dell’intero welfare. Le ragioni del mancato feeling sono diverse e tutte da indagare.

Nel panorama assicurativa italiano si colloca la Quadrifoglio Vita S.p.A. con sede a Roma e capitale di 31.500.000 di euro i.v..

Fondata nel 1998 da Banca Agricola Mantovana, appartenente al Gruppo Monte dei Paschi di Siena ed il Gruppo Assicurativo Unipol, a seguito di varie cessioni è entrata a far parte del Gruppo assicurativo AXA MPS.

Questa compagnia ha privilegiato gli investimenti monetari a breve termine ed a basso rischio e gli investimenti azionari;  l’attività di trading sul mercato obbligazionario ed azionario è stata complementare al raggiungimento della redditività. Il portafoglio obbligazionario ha visto diminuire nel corso del tempo la componente di investimento in titoli a tasso fisso, riducendo al contempo la duration al fine di sfruttare l’incremento dei tassi a breve termine e continuando a privilegiare titoli di comparti ad elevato rating.

Sul portafoglio azionario si sono privilegiate azioni ad alta redditività ed altamente liquide. Il miglioramento dei rendimenti di portafoglio azionario è stato perseguito attraverso l’operatività su opzioni a contenuto non speculativo, che ha consentito di tradurre in redditività l’incremento di volatilità registrato nel periodo.

La gestione del rischio finanziario si è sviluppata attraverso il periodico monitoraggio dei principali indicatori di esposizione al rischio di tasso, al rischio azionario, al rischio di credito di liquidità.

Diverse sono le polizze Unit Linked che offrono ai loro clienti sia a premio unico che aggiuntivi. Hanno anche nel loro portafoglio polizze a premio unico e ricorrenti (PAC).

Il forex e l’economia mondiale

lI mercato del forex è senza dubbio essenziale per le nostre economie, con un volume giornaliero di 3.000 miliardi di euro è la base del commercio internazionale. In questo campo l’Europa è riuscita ad aumentare il suo impatto attraverso la creazione dell’euro e con questo strumento ha, inoltre, eliminato le fluttuazioni monetarie nei 16 paesi dell’Eurozona. Questi sono i progressi che accrescono la sua importanza.

 In questi giorni i mercati valutari stanno vivendo una volatilità insolita. Perché l’euro e  lo yuan e lo yen sono giunti a questo livello?  Queste incertezze non sono attribuibili al mercato: si tratta di una cassa di risonanza che riflette le opinioni numerose e varie che gli operatori del mercato hanno sul futuro economico delle varie regioni del mondo. 

Spesso tra le cause  si spaccia il prezzo del petrolio: è infatti espresso in dollari perchè è la valuta più diffusa in tutto il mondo. Questo forse non è un bene per il petrolio, perchè quando il dollaro è debole, l’aumento dei prezzi del petrolio è inevitabile. Esso non segue il dollaro, ma l’offerta e la domanda di prodotti petroliferi che sono venduti in diversi paesi nelle monete nazionali. Un discorso più o meno collaterale vale per l’oro nella cui quotazione è inclusa una forte dose di speculazione. Il dollaro è un puro apparecchio di conto e un metodo di pagamento.

La posizione del segretario del Tesoro Tim Geithner continua ad ignorare che gli Stati Uniti sono finanziati fino a $ 800 miliardi dalla Cina. Ogni aumento di 1% della Yuan diminuisce il valore delle riserve cinesi di $ 8 miliardi.  Lo yuan si è apprezzato del 20% sin da quando ha abbandonato la sua parità con il dollaro. Cinque anni fa occorrevano 8,3 yuan per l’acquisto di 1 dollaro, oggi ne bastano 6,7. Non si può accusare la Cina di immobilità.  Il governo USA chiede un apprezzamento dello yuan, che provoca una riduzione delle riserve cinesi. Questa è la classica tecnica negoziale degli Stati Uniti nelle sedi internazionali: mostrare la  parte del problema che fa  comodo e ignorare ciò che disturba.

 Oggi il Ministro delle Finanze italiane, Giulio Tremonti, in una intervista apparsa  sulla televisione nazionale durante  una riunione dell’Aspen ha dichiarato che l’UE e gli USA producono più debito che ricchezza. Forse sta in queste parole la chiave di lettura degli avvenimenti di questi ultimi tempi. Il tentativo di deviare l’opinione pubblica dai problemi reali, vale a dire il declino economico dell’Europa e degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina e di altri paesi cosiddetti emergenti. Niente di meglio che nominare un nemico esterno per diminuire la pressione che emerge per dover  affrontare problemi di bassa crescita e occupazione.

Per quanto riguarda la ricerca di una valuta di riserva diversa dai dollari, già esiste presso l’FMI: si tratta dei diritti speciali di prelievo. Se sono utilizzati come unità di conto, non hanno alcuna possibilità di diventare un mezzo di pagamento. Molti tentativi sono stati fatti per lanciare una moneta artificiale: hanno tutti fallito per  l’evidenza che una moneta deve essere sostenuta da un’economia, e non può essere uno strumento artificialmente definito.  Fare di questo un problema politico è pericoloso, soprattutto quando la posta in gioco può essere la libera circolazione dei capitali e il sostegno al commercio internazionale.

 

I capi del G-20 fanno il punto sulla guerra delle valute

I leader dell’economia mondiale non sono riusciti a ridurre gli squilibri valutari, e si sono affidati al Fondo monetario internazionale per calmare gli attriti che possono far scattare  scintille di protezionismo. I tassi di cambio hanno dominato la riunione annuale del FMI con il Segretario del Tesoro USA, Timothy F. Geithner, il governatore Zhou Xiaochuan della People’s Bank of China e le loro controparti preoccupate perché la più grande minaccia per l’economia mondiale sono i disallineamenti delle valute  per favorire la crescita. La Cina è stato accusata di sottovalutare lo yuan, mentre i  paesi emergenti hanno accusato gli Usa  e i paesi sviluppati occidentali di averli allagati di capitali con i loro bassi tassi d’interesse. Il  Brasile, in modo particolare si è sentito  preso di mira sia dagli Stati Uniti che dalla Cina.

I ministri delle Finanze e i banchieri centrali si sono impegnati a migliorare la cooperazione, ma hanno fatto poco per mostrare come essi possano modificare i loro modi al di là di aver accettato di lasciare lo studio della questione al FMI.  Con il dollaro in calo dell’11 % nei confronti dello yen a partire dalla metà di giugno, rispetto al meno  3% contro lo yuan cinese, l’attenzione si rivolge al Gruppo dei 20 che s’incontrerà in Corea del Sud nelle prossime settimane per provare a ricucire delle politiche internazionali oggi a brandelli.

 ”I responsabili politici tentano di diminuire le preoccupazioni circa le guerre delle valute”, ha dichiarato, Steven Englander, capo del gruppo di 10 valute strategia di Citigroup Inc. a New York. Ma non sembrano particolarmente  impegnati a cambiare il comportamento, comunque, c’è poco da suggerire con la direzione del dollaro  al ribasso.”

 Allo stesso tempo, i funzionari di economie emergenti come la Cina si sono lamentati del fatto che i bassi tassi di interesse negli Stati Uniti e dei paesi sviluppati portano gl’ investitori  a riversare i capitali verso i loro mercati, minacciando la crescita, forzando sui cambi delle valute e gonfiando bolle speculative. L’MSCI Emerging Markets Index of stock è salito del 13% a partire dall’inizio di settembre.

 Il Governatore della Banca centrale polacca, Marek Belka, ex funzionario del FMI, ha detto che gli afflussi di capitali hanno la possibilità di “far deragliare la politica monetaria”.

 ”Il Brasile non può pagare il prezzo degli squilibri di molti paesi ‘”, ha dichiarato ai giornalisti il presidente della Banca centrale Henrique Meirelles. “La nostra posizione è: Il Brasile deve proteggere la sua economia a prescindere’”.

 I funzionari cinesi hanno ripetuto che permetteranno un rivalutazione graduale dello yuan e ha avvertito che una frettolosa rivalutazione farebbe più  male che bene all’economia mondiale.  “La politica di cambio della Cina è basata sull’offerta  e sulla domanda del mercato”, ha detto Zhou. “Lo facciamo in modo graduale, piuttosto che con una terapia d’urto”.  Mentre la settimana scorsa lo yuan è salito al suo livello più alto dal 1993, il guadagno rispetto al dollaro da quando la Cina a giugno si è impegnata per renderlo più flessibile, stato di poco più del 2%. L’ economie che sempre di più stanno prendendo misure per stimolare la crescita, finiscono per indebolire le loro valute. Il Giappone, il mese scorso, ha venduto yen per la prima volta negli ultimi sei anni, e la Federal Reserve potrebbe rilanciare acquisti di beni su larga scala il mese prossimo. Un tasso di cambio inferiore può aiutare a sostenere le esportazioni, ma fa male anche ai partner commerciali, perchè possono avere la sensazione che  con la svalutazione o erigendo barriere commerciali è possibile riguadagnare posizioni.

 I leaders stanno cercando di evitare il ripetersi del 1930, quando una guerra commerciale, iniziata dal passaggio degli Stati Uniti  allo” Smoot-Hawley Act”, approfondì la crisi economica mondiale.

Nouriel Roubini, professore alla New York University che aveva previsto la crisi del credito, ha detto alla Bloomberg Television che siamo in un mondo in cui tutti vogliono una valuta più debole, ma non si può avere un equilibrio di tutte le valute deboli,  le guerre di valuta alla fine possono portare a guerre commerciali.

 Alcune forme di protezionismo potrebbero già essere in atto. Il Vice Presidente dell’Ucraina, Serhiy Tigipko, ha affermato in un’intervista ai giornalisti che il suo Paese può seguire la Corea del Sud, Brasile e altri mercati emergenti, nel tentativo di evitare investimenti a breve termine che conferiscono ancora più volatilità alle valute.

L’ India può agire anche per prevenire interruzioni della situazione macroeconomica, ha dichiarato ai giornalisti il governatore Duvvuri Subbarao della Reserve Bank of India.

Negli Stati Uniti, il senatore democratico Jack Reed di Rhode Island ha dichiarato alla Bloomberg Television “Political Capital con Al Hunt” che il Senato degli Stati Uniti può prendere in considerazione una sessione di lame-duck per far passsare  una normativa che faccia cambiare idea alla Cina sullo yuan.

 Il  Ministro delle Finanze del Giappone, Yoshihiko Noda, ha dichiarato che è pronto ad agire sullo yen e ha segnalato la scorsa settimana che la sua nazione non ha intenzione di sostenere a lungo termine le grandi vendite di yen del passato.

Fondi integrativi sanitari e business assicurativo

In questo momento  il rimborso delle spese mediche è tra i benefit più apprezzati dal 42% degli impiegati (è il preferito in assoluto) e dal 28% dei quadri dirigenti. Il trend di mercato è un aumento generalizzato nell’offerta di assistenza sanitaria integrativa: tradizionalmente riservata ai dirigenti, ora è offerta dalle aziende a tutti i dipendenti. Certo, in questo momento, il mercato sta vivendo un momento confuso: da una parte c’è una domanda crescente di maggior protezione della salute, d’integrazione di quello che offre il servizio sanitario nazionale; dall’altra una normativa ancora incompleta e di non chiara applicazione, perché impone le stesse regole a soggetti storicamente e strutturalmente differenti tra di loro: fondi sanitari contrattuali, mutue, casse sanitarie interaziendali, autogestite o assicurate, che hanno obiettivi, modelli e governance diversi. In secondo luogo perché quando, per esempio, si cerca di trasferire sul privato ciò che il pubblico non riesce a dare, è opportuno unire ai benefici fiscali anche un indirizzo corretto dell’uso dei fondi sanitari, che devono essere intesi come integrativi e non sostitutivi del Servizio sanitario nazionale. In una indagine, fatta in collaborazione Gfk – Eurisko, è emerso chiaramente che nel  campione di oltre 250 aziende che hanno  partecipato all’ indagine retributiva annuale, nel 2009, il 91% dei dirigenti aveva questo benefit (era l’88% nel 2006), il 63% degli impiegati contro il 54% di quattro anni fa, e gli operai sono passati dal 35% al 49%. Parallelamente alla domanda sono aumentati i costi: +30% tra il 2005-2007 in Italia, contro il 27% degli Usa (ma +7% nelle multinazionali americane più «virtuose»). Gli aumenti dei costi sono dovuti principalmente all’alto utilizzo dei piani sanitari integrativi e ai prezzi delle polizze non competitivi, ma incidono negativamente anche la mancanza di politiche di prevenzione e un inadeguato disegno del piano sanitario. Le aziende cercano di controllare i costi introducendo franchigie e scoperti (il 27%, indagine Towers Watson, 2008), prevedendo prestazioni esclusivamente in centri convenzionati (32%), abbassando i massimali o aumentando i contributi da parte di dipendenti.

Tuttavia, il mercato è cresciuto molto grazie proprio alla componente collettiva e qui sta anche lo sviluppo futuro. La sfida per le compagnie è quella di continuare a stare nel settore recuperando efficienza sia nel controllo dei costi, sia nella gestione del servizio.

La normativa è chiaramente un work in progress che necessita di aggiustamenti, con particolare riferimento alla modalità di calcolo delle risorse vincolate: la soglia del 20% che i fondi devono impiegare, per beneficiare del trattamento fiscale agevolato, nelle prestazioni di cure odontoiatriche e assistenza alle persone non autosufficienti o finalizzate al recupero della salute di soggetti temporaneamente inabilitati da malattia o infortunio. Comunque è indubbio che questo è un settore in grande sviluppo e assolutamente necessario alla qualità della vita delle famiglie italiane. Il business assicurativo può esserci, e ci sarà, sempre che si sviluppi una vera integrazione (e non mera sostituzione come è oggi) del servizio sanitario nazionale.

Mercatini e presepi natalizi in Germania

La Germania nella sua estensione e con una grande  ricchezza di città d’arte, di cultura e di tradizioni  lascia solo l’imbarazzo della scelta rispetto alle mostre e ai mercatini che ricordano  Natale. 

Si può incominciare da Monaco, capoluogo della Baviera e importante centro d’arte e di cultura. Almeno una giornata il tempo a disposizione per ammirare il Mercatino del Bambin Gesù allestito sulla centralissima Marienplatz di fronte al Municipio e il centro storico.

Seconda tappa  Dresda, capoluogo della Sassonia, definita la “Firenze sull’Elba”, città storica della Germania ricca di tesori d’arte. Importante visitare il Teatro dell’opera di Semper, uno dei più famosi d’Europa, il complesso monumentale dello Zwinger, e il  Mercatino di Natale, uno dei più antichi e caratteristici di tutta la Germania. Il “Dresdner Striezelmarkt” risalente addirittura al 1434.

 Poi, attraversando le regioni di Sassonia e Brandeburgo si arriva a  Berlino. Importante un giro per visitare la Colonna della Vittoria, Palazzo di Bellevue, sede del Presidente della Repubblica, parco di Tiergarten, il Parlamento, la Porta di Brandeburgo. Poi lungo il viale Unter den Linden si ammireranno l’Ambasciata Sovietica, il Forum Fridericianum, l’Università von Humboldt, la Cattedrale Cattolica di S. Edwige, il Palazzo dell’Opera, il Duomo e il Municipio Rosso, nei pressi del quale si trova il primo dei mercatini di Natale. Se c’è ancora tempo vale la pena proseguire per l’Alexanderplatz, il Quartiere di S. Nicola, la Piazza Gendarmenmarkt. Altro itinerario per chi proviene in macchina dall’Italia, prima sosta a  Hanau, città natale dei fratelli Grimm, autori di indimenticabili fiabe. Hanau segna l’inizio ufficiale  della famosa “Via delle Fiabe” che prosegue poi fino a Brema.  Ad Hanau si visita la Marktplatz caratterizzata dall’edificio tardo barocco del Municipio e dall’antistante monumento dedicato proprio ai fratelli Grimm e relativo mercatino di Natale. Poi si prosegue per Wetzlar città imperiale dal 1180 al 1803. Qui visse anche Goethe e fu proprio questa cittadina ad ispirare una delle sue più famose opere: “i dolori del giovane Werther”.  Passeggiata nel pittoresco centro storico e relativo mercatino. Prossima tappa Marburg storica cittadina universitaria dell’Assia, suggestiva per le sue strette vie e le sue case a graticcio ben ristrutturate. Nel centro città caratteristico mercatino natalizio.

Poi  Goettingen con il suo caratteristico centro storico raccolto attorno alla Piazza del mercato e relativo mercatino di Natale e la bella Junkernschänke, la più bella delle case a graticcio che ornano il centro storico.

Poi Sababurg, dove si trova il Castello della Bella Addormentata rosaspina.  Qui, nel 1974 è stata annunciata la creazione della Strada Tedesca delle fiabe. Proseguimento per Polle, scenario   della fiaba di Cenerentola. La cittadina  offre le rovine del suo castello, dalla sua torre si gode una bella vista sul Weser. Si   prosegue verso Hameln, teatro della fiaba del Pifferaio Magico, e verso Brema la città dei famosi Musicanti di Brema. Un asino, un cane, un gatto e un gallo, tutti e quattro vissuti in diverse fattorie, una volta invecchiati vengono cacciati via e decidono di vivere a Brema. Tutte queste città hanno un loro caratteristico mercatino di Natale. A Brema c’è  la  storica Piazza del mercato e relativo mercatino, la Böttcherstrasse, un vicolo caratteristico trasformato nei primi decenni del novecento in strada-museo, il Duomo di San Pietro, il Quartiere di Schnoor, la zona residenziale più antica della città, oggi abitata da artisti e centro della vita notturna. In centro città un monumento   ricorda la fiaba dei Musicanti di Brema. Poi Münster, storica città della Renania, consigliata una visita del Duomo, interessante esempio architettonico del passaggio dall’arte romanica a quella gotica e passeggiata sulla Prinzipalmarkt caratteristica strada che suggerisce al visitatore di oggi come doveva presentarsi la città in pieno rinascimento.  Anche questa piazza è animata da un coloratissimo mercato di Natale.

Previdenza integrativa e fondi pensione

Secondo l’Ufficio Studi di Assogestioni, Associazione italiana del Risparmio Gestito che rappresenta le SGR italiane e  le società di investment management straniere operanti in Italia, una valutazione sull’andamento dei fondi pensione aperti, al termine del secondo trimestre, mette in evidenza i dati di un settore che cresce gradualmente, sia come  iscritti che come attivo netto. Nel secondo trimestre di quest’anno sono state registrate adesioni complessive per 431,5 milioni di euro. I contributi versati da lavoratori dipendenti e autonomi hanno pesato per il 54,6% delle adesioni, equivalenti a 235,4 milioni di euro. I lavoratori dipendenti hanno immesso nel sistema la parte più rilevante dei flussi, corrispondenti a 173 milioni di euro, il 40% delle adesioni. Minore il contributo dei lavoratori autonomi che pesa solo per  il 14,5% (62,5 milioni) del totale. Operazioni di trasferimento da altri comparti e da altri fondi pensione garantiscono il restante 45,4% delle adesioni, un contributo pari a 196,1 milioni. Con  le operazioni di erogazione e riscatti, i fondi pensione aperti hanno restituito al mercato 60,3 milioni di euro. La raccolta netta nel corso dei tre mesi è stata pari a 194 milioni di euro ed ha contribuito alla crescita dell’attivo netto che sfiora oggi i 6,7 miliardi di euro. Cresce anche il numero complessivo degl’ iscritti che, al 30 giugno, è stato pari a 893 mila unità. I dati relativi all’asset allocation generale sottolineano che gl’ investimenti nei comparti bilanciati (26,9%) e bilanciati obbligazionari (23,9%) sono stati scelti dalla maggioranza degli iscritti. Entrambi i comparti detengono più del 50% dell’attivo netto, distribuito fra loro in maniera pressoché equivalente: il 27,4% ai primi e il 25,7% ai secondi. Gl’ iscritti ai comparti bilanciati hanno garantito flussi di poco inferiori a 40 milioni di euro. Dai bilanciati obbligazionari sono giunti  più di 57,5 milioni di euro. I settori azionari, scelti da circa un quinto degl’ iscritti, hanno raccolto 37,5 milioni di euro e detengono un attivo netto di circa 1,5 miliardi di euro. Per i comparti monetari la raccolta netta, nei tre mesi di riferimento, è stata pari a 13,6 milioni di euro. 296 milioni di euro l’attivo netto e il numero d’ iscritti è il 5,7% del totale. I fondi flessibili sono stati scelti dal 3,5% degli Iscritti, per loro l’attivo netto  vale 161 milioni e la raccolta nel corso dei tre mesi di riferimento è stata pari a 12 milioni di euro.

Vendite in aumento per Bugatti, Ferrari, Maserati e Porsche

I portavoce della Bugatti, brand supercar della Volkswagen AG e della Ferrari della Fiat SpA,  al Paris Auto Show di questa settimana  hanno dichiarato di aver venduto  maggiormente  i loro modelli più costosi perché  la domanda di veicoli di lusso continua ad aumentare.

La  Bugatti   ha presentato la più veloce vettura prodotta in serie del globo, record del mondo, che ha una velocità massima di 415 km  (258 miglia) all’ora, Daimler AG e Mercedes-Benz, i due principali produttori di auto di lusso della Germania, hanno ottenuto quest’anno  un aumento delle vendite del  10%  con la ripresa economica che fa  scintille con un ritorno agli acquisti appariscenti. La  BMW, in particolare,  ha registrato un’impennata del  62%, la Volkswagen del 35%  e Daimler  del 25%.  “Le previsioni sulla morte del lusso, sono state notevolmente  esagerate “, ha detto Rebecca Lindland, analista di IHS Automotive a Lexington, del Massachusetts. “La gente vuole ancora  veicoli di lusso. Una volta che siete nel lusso, è terribilmente difficile  uscirne “.

 Gli acquirenti sperano di acquistare una Ferrari modello SA Aperta,  ma la casa di Modena  non produrrà più di 80 autovetture di  Aperta SA  che sono state tutte già vendute. Il modello ha un  costo di € 400.000 ed è stata costruita per onorare i designer Sergio e Andrea Pininfarina.

Per la GranTurismo Maserati  “Ci dispiace per i tanti collezionisti di Ferrari, ma non possiamo fare di più “, il Presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato  in  un’ intervista ieri a Parigi. La Ferrari ha in previsione una  crescita a due cifre degli utili e potrebbe chiudere il 2010 con quasi  un record .

La  Maserati,  di proprietà di Fiat, ha presentato la GranTurismo MC   Stradale, il modello  più veloce e leggero mai prodotto dalla  marca italiana. La vettura raggiunge i 100 km / h in 4,6 secondi e ha una velocità massima di 301 chilometri all’ora.

 ”I clienti sono impazienti di acquistare la nuova  Maserati “, ha detto Nicola Sculco, 64 anni, un avvocato di Milano che gestisce il  Maserati Club in Italia e possiede una 3200 GT Biturbo e diverse  vecchie Maserati. “C’è entusiasmo su questo modello in cui Maserati sposa la sua filosofia di eleganza e stile con velocità e un carattere sportivo”. Le  consegne iniziate ad agosto sono in crescita del 20%, inoltre la Maserati sta valutando l’espansione in nuovi segmenti e prevede di  aggiungere una nuova berlina di fascia alta per aumentare le vendite, ha dichiarato il CEO Harald Wester.  “Il nostro portafoglio ordini   aumenta ogni  mese “, ha continuato Wester. “Il 2010 si sta rivelando un anno molto buono  per la Maserati. “

Alla Porsche SE, la produzione limitata della 911  Speedster sarà in vendita entro la fine di ottobre al prezzo di  $ 275.000, avrà 408 cavalli di potenza e la produzione  sarà limitata a 356 vetture, “Dalla metà dell’anno, siamo stati benedetti con assunzioni record di ordini su base mensile. Secondo le dichiarazioni di Duerheimer.  “Le aspettative di mercato stanno migliorando e i proprietari di automobili di fascia alta come Ferrari e Porsche sono alla ricerca di auto nuove equipaggiate  esattamente come il veicolo che hanno in uso. ” Il nuovo prodotto aiuta, perchè stimola il comportamento del consumatore”  Ian Robertson, capo delle vendite della BMW, ha detto in un’intervista. Con una crescente domanda in Cina, Russia, Brasile e in altri mercati  dei paesi emergenti , “possiamo guardare avanti verso un periodo di  continua crescita”.

Carte di credito MasterCard, Visa e American Express

Il  Dipartimento di Giustizia USA ha avviato presso la US District Court per il distretto orientale di New York, un procedimento contro le tre principali emittenti di carte di credito, MasterCard, Visa e American Express. L’accusa è di aver violato la legge antitrust sulle norme di accettazione di carte di credito. Mentre le prime due hanno raggiunto un accordo con il Dipartimento, l’ American Express non ha “alcuna intenzione di risolvere la questione amichevolmente”, secondo le dichiarazioni del suo amministratore delegato Kenneth Chenault.

Gli americani deplorano il fatto che gli operatori degli Stati Uniti non possono offrire ai clienti sconti o promozioni perché non hanno la possibilità di  scegliere carte di credito con commissioni più basse, o di far conoscere la loro preferenza per una carta di credito piuttosto che un’altra. Tuttavia, “L’accettazione di carte di credito in negozio costa ai  rivenditori circa 35 miliardi di dollari all’anno”, dice il ministero, spiegando che “vietando ai commercianti di premiare i clienti che utilizzano carte meno costose, American Express, MasterCard e Visa ostacolano la capacità dei commercianti di ridurre i costi di accettazione delle carte e quindi i prezzi applicati ai consumatori. Secondo l’American Express, queste azioni possono limitare la scelta dei consumatori, ridurre la concorrenza e soffocare l’innovazione. Visa e MasterCard hanno concordato di chiudere il procedimento e che i commercianti possono offrire ai loro clienti sconti o promozioni se scelgono un metodo di pagamento più conveniente, e possono far conoscere la loro preferenza per una carta di credito piuttosto che un altra. Questo regolamento è stato negato da American Express. Secondo il suo capo, “il rimedio parziale, su proposta del governo avrebbe dato più potere alle reti di Visa e MasterCard, che hanno costantemente aumentato il prezzo delle carte e delle operazioni nel corso degli ultimi dieci anni, che controllano oltre il 70% del mercato e che hanno in circolazione un numero di carte dieci volte superiore alle carte dell’ American Express “.

Il Dipartimento sostiene che American Express raccoglie le commissioni più alte dai commercianti. L’azienda sostiene di differenziarsi attraverso programmi di assistenza ai clienti “top” e di assistenza per i membri della sua rete commerciale. In attesa del risultato del caso, gli investitori hanno reagito molto male a questa notizia e l’ American Express è scesa del 6,92% a 38, 87 dollari al New York Stock Exchange. 

Connecticut, Iowa, Maryland, Michigan, Missouri, Ohio e Texas si sono iscritti nella causa, come parte lesa,  presso il Dipartimento di Giustizia.