I leader dell’economia mondiale non sono riusciti a ridurre gli squilibri valutari, e si sono affidati al Fondo monetario internazionale per calmare gli attriti che possono far scattare scintille di protezionismo. I tassi di cambio hanno dominato la riunione annuale del FMI con il Segretario del Tesoro USA, Timothy F. Geithner, il governatore Zhou Xiaochuan della People’s Bank of China e le loro controparti preoccupate perché la più grande minaccia per l’economia mondiale sono i disallineamenti delle valute per favorire la crescita. La Cina è stato accusata di sottovalutare lo yuan, mentre i paesi emergenti hanno accusato gli Usa e i paesi sviluppati occidentali di averli allagati di capitali con i loro bassi tassi d’interesse. Il Brasile, in modo particolare si è sentito preso di mira sia dagli Stati Uniti che dalla Cina.
I ministri delle Finanze e i banchieri centrali si sono impegnati a migliorare la cooperazione, ma hanno fatto poco per mostrare come essi possano modificare i loro modi al di là di aver accettato di lasciare lo studio della questione al FMI. Con il dollaro in calo dell’11 % nei confronti dello yen a partire dalla metà di giugno, rispetto al meno 3% contro lo yuan cinese, l’attenzione si rivolge al Gruppo dei 20 che s’incontrerà in Corea del Sud nelle prossime settimane per provare a ricucire delle politiche internazionali oggi a brandelli.
”I responsabili politici tentano di diminuire le preoccupazioni circa le guerre delle valute”, ha dichiarato, Steven Englander, capo del gruppo di 10 valute strategia di Citigroup Inc. a New York. Ma non sembrano particolarmente impegnati a cambiare il comportamento, comunque, c’è poco da suggerire con la direzione del dollaro al ribasso.”
Allo stesso tempo, i funzionari di economie emergenti come la Cina si sono lamentati del fatto che i bassi tassi di interesse negli Stati Uniti e dei paesi sviluppati portano gl’ investitori a riversare i capitali verso i loro mercati, minacciando la crescita, forzando sui cambi delle valute e gonfiando bolle speculative. L’MSCI Emerging Markets Index of stock è salito del 13% a partire dall’inizio di settembre.
Il Governatore della Banca centrale polacca, Marek Belka, ex funzionario del FMI, ha detto che gli afflussi di capitali hanno la possibilità di “far deragliare la politica monetaria”.
”Il Brasile non può pagare il prezzo degli squilibri di molti paesi ‘”, ha dichiarato ai giornalisti il presidente della Banca centrale Henrique Meirelles. “La nostra posizione è: Il Brasile deve proteggere la sua economia a prescindere’”.
I funzionari cinesi hanno ripetuto che permetteranno un rivalutazione graduale dello yuan e ha avvertito che una frettolosa rivalutazione farebbe più male che bene all’economia mondiale. “La politica di cambio della Cina è basata sull’offerta e sulla domanda del mercato”, ha detto Zhou. “Lo facciamo in modo graduale, piuttosto che con una terapia d’urto”. Mentre la settimana scorsa lo yuan è salito al suo livello più alto dal 1993, il guadagno rispetto al dollaro da quando la Cina a giugno si è impegnata per renderlo più flessibile, stato di poco più del 2%. L’ economie che sempre di più stanno prendendo misure per stimolare la crescita, finiscono per indebolire le loro valute. Il Giappone, il mese scorso, ha venduto yen per la prima volta negli ultimi sei anni, e la Federal Reserve potrebbe rilanciare acquisti di beni su larga scala il mese prossimo. Un tasso di cambio inferiore può aiutare a sostenere le esportazioni, ma fa male anche ai partner commerciali, perchè possono avere la sensazione che con la svalutazione o erigendo barriere commerciali è possibile riguadagnare posizioni.
I leaders stanno cercando di evitare il ripetersi del 1930, quando una guerra commerciale, iniziata dal passaggio degli Stati Uniti allo” Smoot-Hawley Act”, approfondì la crisi economica mondiale.
Nouriel Roubini, professore alla New York University che aveva previsto la crisi del credito, ha detto alla Bloomberg Television che siamo in un mondo in cui tutti vogliono una valuta più debole, ma non si può avere un equilibrio di tutte le valute deboli, le guerre di valuta alla fine possono portare a guerre commerciali.
Alcune forme di protezionismo potrebbero già essere in atto. Il Vice Presidente dell’Ucraina, Serhiy Tigipko, ha affermato in un’intervista ai giornalisti che il suo Paese può seguire la Corea del Sud, Brasile e altri mercati emergenti, nel tentativo di evitare investimenti a breve termine che conferiscono ancora più volatilità alle valute.
L’ India può agire anche per prevenire interruzioni della situazione macroeconomica, ha dichiarato ai giornalisti il governatore Duvvuri Subbarao della Reserve Bank of India.
Negli Stati Uniti, il senatore democratico Jack Reed di Rhode Island ha dichiarato alla Bloomberg Television “Political Capital con Al Hunt” che il Senato degli Stati Uniti può prendere in considerazione una sessione di lame-duck per far passsare una normativa che faccia cambiare idea alla Cina sullo yuan.
Il Ministro delle Finanze del Giappone, Yoshihiko Noda, ha dichiarato che è pronto ad agire sullo yen e ha segnalato la scorsa settimana che la sua nazione non ha intenzione di sostenere a lungo termine le grandi vendite di yen del passato.